Candriam: L’impegno europeo nel settore della difesa non è più un ciclo di spesa temporaneo, ma un investimento industriale strutturale e pluridecennale.
A cura di Quentin Duquesne, Fund Manager, Candriam
Mentre gli Stati Uniti stanno gradualmente riducendo il loro ruolo nella difesa convenzionale del continente, la questione chiave è comprendere quanto rapidamente l’Europa riuscirà a trasformare l’aumento dei budget per la difesa in capacità militari, capacità industriale e autonomia strategica.
Il vincolo principale (per ora) è l’esecuzione
La prova più evidente che la difesa europea è entrata in un vero e proprio ciclo di espansione industriale risiede nei portafogli ordini dei suoi principali appaltatori, che si sono moltiplicati in tutti i settori. Tra i principali operatori europei quotati in borsa, il fatturato è cresciuto in media del 57% dal 2021.
Tuttavia, ora è l’esecuzione – in termini di componenti, manodopera e capacità produttiva – il fattore limitante. I dirigenti delle società del settore hanno chiesto pubblicamente ai governi procedure di appalto più rigorose e rapide, al fine di giustificare gli investimenti destinati alla realizzazione di nuovi impianti. L’allineamento politico e la rapidità degli appalti rimangono quindi i principali ostacoli che si frappongono tra gli impegni di capitale e la capacità effettiva, più ancora dei finanziamenti o della domanda.
Riteniamo che le società più solide siano quelle in grado di combinare prodotti di importanza strategica con piani di produzione credibili, una gestione contrattuale rigorosa e rischi di programmazione gestibili. In questo settore, l’analisi fondamentale delle società rimane importante quanto il tema generale.
Settore aerospaziale civile: l’autonomia europea è già una realtà
Nel settore aerospaziale civile l’Europa ospita una delle sole due aziende al mondo in grado di produrre su larga scala grandi aerei di linea commerciali, e la domanda globale non è mai stata così forte. La domanda non è quindi un ostacolo. Il portafoglio ordini complessivo per i grandi aerei commerciali supera i 16.000, pari a circa 12 anni di produzione. La vera sfida riguarda la produzione: la carenza di motori e i colli di bottiglia più ampi nella catena di approvvigionamento relativi a pezzi forgiati, fusi e in titanio hanno ripetutamente ritardato l’aumento della produzione.
È proprio nel settore della tecnologia dei motori che si vede concretamente l’autonomia raggiunta dall’Europa nel settore aerospaziale civile. CFM International, la joint venture al 50/50 tra Safran e GE Aerospace, equipaggia oltre il 60% della flotta mondiale di aerei a fusoliera stretta[2], compreso, attraverso la sua variante Leap-1C, il C919 cinese, a riprova del fatto che persino il programma aeronautico di punta della Cina continua ad affidarsi alla tecnologia di propulsione franco-americana.
Il settore aerospaziale civile presenta un ciclo diverso da quello della difesa, determinato dal rinnovo della flotta, dalla domanda dei passeggeri e dai ricavi ricorrenti derivanti dalla manutenzione e dalla vendita di ricambi. Come nel settore della difesa, attribuiamo particolare importanza ai fornitori che dispongono delle capacità finanziarie e logistiche necessarie per finanziare e realizzare un aumento della produzione.
Spazio: la prossima infrastruttura strategica
La sfida dell’Europa per l’autonomia si estende sempre più anche in orbita. Le comunicazioni satellitari, la navigazione e l’osservazione della Terra supportano le infrastrutture civili, le operazioni militari e gli interventi di emergenza; tuttavia, in diversi settori l’Europa dipende ancora da tecnologie e costellazioni satellitari non europee.
Gli sforzi di consolidamento industriale, insieme a programmi pubblici come Galileo, Copernicus e la costellazione satellitare per una connettività sicura IRIS2, mirano a rafforzare la capacità europea. L’opportunità non si limita ai produttori di satelliti, ma si estende anche ai componenti, alle comunicazioni sicure, all’elaborazione dei dati, ai sistemi di terra e ai servizi di lancio.
A nostro avviso, le aziende più resilienti saranno quelle che servono sia i governi sia i privati. Un’esposizione al settore dual-use può ridurre la dipendenza da un singolo programma, garantendo al contempo la partecipazione all’agenda europea per l’autonomia.
L’autonomia sarà costruita azienda per azienda
Il riposizionamento strategico dell’Europa dovrebbe influenzare gli investimenti industriali ben oltre l’attuale ciclo politico. La tendenza attuale indica che la difesa e il settore aerospaziale rappresentano priorità strategiche sostenute da un impegno politico e finanziario senza precedenti. Tuttavia, l’impegno politico non elimina i ritardi negli appalti, i vincoli della catena di approvvigionamento né i rischi ingegneristici.
Per gli investitori, ciò significa che la selettività è fondamentale. L’opportunità non consiste semplicemente nell’ottenere un’esposizione a livelli di spesa più elevati, ma nell’identificare aziende dotate di una tecnologia sostenibile, di competenze strategicamente rilevanti e della capacità di trasformare la domanda a lungo termine in una crescita redditizia.
Fonte: InvestmentWorld.it
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