Carmignac : Negli ultimi due mesi i rendimenti obbligazionari hanno registrato un movimento verticale, salendo di circa 70 punti base da agosto in poi.
A cura di Kevin Thozet, membro del comitato investimenti Carmignac
Il fenomeno riguarda l’intera curva dei rendimenti (anche se la parte a breve termine è quella più colpita) e si estende a più aree geografiche (l’area euro e gli Stati Uniti hanno seguito un percorso molto simile, pur muovendosi su dinamiche di crescita piuttosto diverse).
Nei giorni scorsi i rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato un forte rialzo: il rendimento del Treasury a 5 anni USA, tra gli altri, ha messo a segno il movimento intraday più ampio degli ultimi due anni, paragonabile a quello osservato all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina (si veda il grafico 1), superando la soglia del 5%.
Perché sta accadendo tutto questo? I tre grandi motori del rialzo dei rendimenti obbligazionari – crescita, inflazione e necessità di finanziare il deficit – sono tutti pienamente all’opera.
- Cresce la preoccupazione per un’inflazione da offerta, alimentata dalla guerra in Iran, che non mostra segnali di distensione dopo il discorso del presidente iraniano alle Nazioni Unite: un intervento che ha riportato il petrolio sopra la soglia dei 100 dollari.
- Cresce anche la preoccupazione per un’inflazione da domanda: i dati PMI pubblicati il 23 Settembre, in mattinata in Europa e nel pomeriggio negli Stati Uniti, sono risultati superiori alle attese. In Europa il PMI si è attestato a 53, sorprendendo nettamente al rialzo, con risultati particolarmente positivi in Germania e Francia. Negli Stati Uniti il PMI composito ha raggiunto quota 58, il massimo degli ultimi cinque anni, segnalando pressioni inflazionistiche persistenti e un mercato del lavoro in accelerazione.
- Un’asta poco brillante sul Treasury a 5 anni (si veda il grafico 2), chiusa con un tail superiore ai 3 punti base, il peggiore dal 2022.
La reazione dei mercati: in questo contesto, gli asset rischiosi hanno tenuto bene. Le azioni americane si sono mosse lateralmente, o in leggero rialzo, mentre gli spread creditizi (al netto del cambio di serie) sono rimasti pressoché fermi (la serie Xover S45 è salita di appena 5 punti base da agosto).
La correlazione tra prezzi obbligazionari e azionari ha ricominciato a essere positiva, ma l’entità della reazione resta contenuta. La gradualità del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato, pur significativo, ha permesso agli asset rischiosi di beneficiare di un contesto macroeconomico ancora molto favorevole (gli indicatori anticipatori collocano la crescita americana al 4,4%). Le condizioni finanziarie restano estremamente accomodanti, grazie a un effetto ricchezza molto solido che più che compensa l’impatto negativo di un dollaro più forte e di rendimenti più elevati. Una situazione che potrebbe cambiare (si veda il grafico 3) man mano che ci avviciniamo a livelli assoluti dei rendimenti storicamente più problematici.
Principali movimenti e prospettive globali: in questo scenario, abbiamo aumentato l’esposizione ai tassi dei Paesi core dell’area euro, dal momento che il movimento appare indifferenziato pur in presenza di situazioni economiche diverse tra i vari blocchi. Abbiamo inoltre aumentato la convessità nei portafogli (in particolare sul dollaro), approfittando di una volatilità rimasta relativamente contenuta su azioni, tassi e valute.
Un rallentamento nel comparto dell’intelligenza artificiale e uno shock energetico prolungato potrebbero frenare l’economia, ma non rappresentano il nostro scenario centrale. Il quadro generale resta quello di una crescita più lenta ma resiliente, accompagnata da pressioni inflazionistiche persistenti. Un contesto che favorisce un approccio cauto sui tassi sovrani (pur cercando di sfruttare le crescenti divergenze tra le aspettative dei mercati, che prefigurano andamenti uniformi, e le differenti realtà economiche), un posizionamento costruttivo sull’azionario (poiché una crescita resiliente e un’inflazione persistente sostengono la crescita nominale, che a sua volta alimenta gli utili aziendali) e l’utilizzo di opzioni per gestire le posizioni in valuta (così da circoscrivere il rischio di coda rispetto alla nostra previsione di un dollaro più debole nel lungo periodo).
Fonte: InvestmentWorld.it
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