Commento dei principali dati macro della settimana: Weekly 4-8 Ottobre 2010…
Fonte: Ufficio Studi – Aletti Gestielle SGR
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ISM non manifatturiero per settembre (5 ottobre). Agosto: 51.5
Forecast: 52.5
La survey dovrebbe registrare un rimbalzo dopo la correzione del mese precedente. Le sottocomponenti relative ai new orders e all’employment dovrebbero essere favorite da fattori di aggiustamento stagionale accomodanti. La componente occupazionale dovrebbe inoltre beneficiare dell’andamento positivo, seppur modesto, dell’occupazione nel comparto dei servizi privati. Infine, come per la survey manifatturiera ci aspettiamo una diminuzione delle pressioni inflazionistiche anche nel comparto non manifatturiero.
Prod. industr. UK per agosto (7 ottobre). Luglio: 0.3% mom, 1.9% yoy
Forecast: -0.1% mom, 3.7% yoy
La produzione dovrebbe registrare una modesta correzione dopo il rimbalzo di luglio, con la componente manifatturiera che dovrebbe mostrare invece un dato invariato dopo tre rialzi consecutivi. Il PMI manifatturiero è rimasto ad agosto in territorio di espansione per il quattordicesimo mese consecutivo, registrando però una correzione sulla scia di cali delle componenti di produzione e nuovi ordini, prospettando quindi un modesto peggioramento dell’andamento del comparto nel mese.
Prod. industr. tedesca per agosto (7 ottobre). Luglio: 0.1% mom, 10.9% yoy
Forecast: 0.5% mom, 9.7% yoy
La produzione dovrebbe registrare il secondo rialzo consecutivo dopo la modesta correzione di giugno, confermando il buon trend dei mesi scorsi, grazie alla ripresa degli ordinativi industriali negli ultimi mesi, seppure a fasi alterne. L’export tedesco continua, infatti, a beneficiare della ripresa tedesca e di quella globale, che stanno però iniziando una fase di rallentamento. A confermare l’atteso rialzo il PMI manifatturiero, in area di espansione a settembre per il dodicesimo mese consecutivo, nonostante un modesto rallentamento (55.3 da 58.2 di agosto).
Decisione di politica monetaria della BCE (7 ottobre). 2 settembre: 1.0%
Forecast: 1.0%
Dopo aver reintrodotto aste a un maintenance period e a 3 mesi a tasso fisso e full allotment, il tono della Press Conference non dovrebbe variare rispetto a quello di settembre. In particolare, i rischi sulla crescita dovrebbero rimanere verso il basso, complici i piani di austerità fiscale e le ulteriori misure adottate da alcuni Paesi (es: Portogallo, con un ulteriore aumento dell’IVA del 2%). La ECB dovrebbe anche continuare il programma di acquisti di Government Bond dei Paesi periferici in maggiore difficoltà, sempre completamente sterilizzati.
Change in Nonfarm Payrolls per settembre (8 ottobre). Agosto: -54K
Forecast: 7K
Il calo atteso negli occupati per il Censimento (circa -75K unità) dovrebbe essere più che compensato dall’atteso rialzo degli occupati nel privato (+85K), la cui crescita dovrebbe risultare in accelerazione rispetto ad agosto. Ci attendiamo così il primo risultato positivo dei nonfarm payrolls da maggio. Probabile, invece, un nuovo aumento del tasso di disoccupazione a causa dell’estensione dei sussidi di disoccupazione che ha spinto più persone nella forza lavoro, facendo probabilmente aumentare il totale dei disoccupati dell’Household Survey.
Cosa è successo la scorsa settimana:
US: Consumer Confidence ai minimi da febbraio. Settembre: 48.5
La fiducia dei consumatori US registra una correzione a settembre dopo che ad agosto aveva registrato un modesto rimbalzo, penalizzata dall’incertezza riguardo le prospettive per i prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro. Anche le prospettive reddituali sono peggiorate, lasciando quindi presagire una stagione difficile per i dettaglianti riguardo le vendite nella stagione autunnale e natalizia. A pesare sul dato anche i segnali di rallentamento nell’attività economica, sia del Paese che a livello globale, e l’incertezza che regna riguardo eventuali proroghe ai tagli alle tasse di Bush in scadenza a fine anno, soprattutto alla luce dell’esito elettorale di novembre che, per il momento, non si prospetta a favore del partito Democratico. Infatti, la fiducia dei consumatori scende a 48.5 da 53.2 di agosto, rivisto al ribasso dal 53.5 originariamente rilevato. Il calo è stato diviso fra entrambe le sottocomponenti, ma più marcato nella componete di aspettative: infatti, la componente di condizioni correnti scende a 23.1 da 24.9 di agosto, registrando il minimo da febbraio, con un peggioramento sia riguardo le business conditions correnti che la situazione attuale del mercato del lavoro. In peggioramento più sostenuto la componente di aspettative (da 72.0 a 65.4). Infatti, è in aumento il numero dei consumatori che si attende un peggioramento nelle business conditions e nel mercato del lavoro nei prossimi sei mesi, con un marcato pessimismo riguardo le prospettive delle business conditions. Nonostante il peggioramento di settembre, la componente di aspettative resta comunque ben al di sopra dei livelli registrati durante la recessione. Con il dato di settembre la crescita della media mobile a tre mesi dell’indice registra un calo, con l’uscita del dato di giugno che era più forte rispetto a quello odierno. Passa, infatti, a 50.9 da 52.8 di agosto. Il dato riflette il calo riportato dal consumer sentiment rilasciato dalla Michigan University, sceso con il dato preliminare di settembre da 68.9 del finale di agosto a 66.6. Quest’ultimo, in generale, risulta meno sensibile alle condizioni del mercato del lavoro rispetto alla Consumer Confidence del Conference Board. Quindi, il calo che ha registrato anch’esso a settembre testimonia come le preoccupazioni dei consumatori siano diffuse e non concentrate esclusivamente sul mercato del lavoro. Il dettaglio dell’indice aggregato evidenzia come il peggioramento della percezione delle condizioni correnti sia da attribuirsi ad entrambe le componenti. Infatti, la componente di business conditions correnti ha visto un calo della quota di risposte che le definiscono “good”, a 8.1% da 8.4%, a cui si è unito un aumento della percentuale di intervistati che definisce le business conditions come “bad” (da 46.1% a 42.3%). Si è assistito ad un calo anche nella percentuale di coloro che definiscono come “normal” le business conditions (a 45.8% da 49.3%). In calo anche la percentuale di coloro che definiscono il lavoro come “plentiful” (a 3.8% da 4.0%). Contemporaneamente, è aumentata la quota di coloro che definiscono le condizioni di occupazione come “hard to get” (a 46.1% da 45.5%), facendo in tal modo peggiorare il differenziale del mercato del lavoro (“plentiful” – “hard to get”) a -42.3% da -41.5%, in territorio negativo ininterrottamente da febbraio 2008. Un calo più marcato della fiducia è emerso dalle componenti del sotto-indice delle aspettative. Infatti, a fronte di un calo della percentuale di chi prospetta un miglioramento delle business conditions (da 16.9% a 14.9%), vi è stato un aumento di chi si aspetta un peggioramento (da 13.4% a 16.4%), con un calo anche della percentuale di coloro che si aspettano business conditions invariate (a 68.7% da 69.7%). Per quanto riguarda le aspettative per il quadro occupazionale assistiamo ad un peggioramento della dinamica: infatti, è diminuita la percentuale degli intervistati ottimisti circa le prospettive occupazionali (da 14.7% a 14.5%) ed è aumentata in modo sensibile la percentuale degli intervistati di opposto avviso (a 22.7% da 19.6%), mentre risulta in calo la percentuale di coloro che si aspettano una stabilizzazione delle condizioni di occupazione (a 65.7% da 62.8%). Appaiono in peggioramento anche le aspettative reddituali, con un calo (da 10.6% a 10.2%) degli intervistati che si attendono un incremento del proprio reddito, a fronte di un calo (dal 16.7% al 16.3%) di coloro che temono una contrazione del reddito e di un cospicuo aumento di coloro che si aspettano reddito invariato (a 72.5% da 72.7%). Indicazioni miste sono emerse dalle risposte relative alle intenzioni d’acquisto per il semestre successivo. Infatti, si registra un risultato invariato delle intenzioni di acquisto di un’automobile (a 4.7%), mentre risulta in calo la percentuale di coloro che hanno intenzione di acquistare una casa (1.9% da 2.1%), riflettendo il termine First Time Home Buyer Tax Credit e le condizioni di credito ancora restrittive. Sale, invece, la percentuale di coloro che si dichiarano intenzionati ad acquistare i principali elettrodomestici (a 27.5% da 24.6%). Per quanto riguarda le attese di inflazione a un anno da parte dei consumatori, a settembre si registra un modesto calo, a 4.9% da 5.0% di agosto.
Eurozona: CPI Flash Estimate di settembre. Settembre: 1.8% yoy
Dalla stima preliminare del CPI armonizzato per settembre emerge una modesta accelerazione delle pressioni inflazionistiche in Eurozona a 1.8% yoy da 1.6% yoy di agosto. Si tratta del ventesimo mese consecutivo in cui la crescita tendenziale dei prezzi al consumo si assesta al di sotto del 2% yoy. Il risultato tendenziale implica una crescita della dinamica mensile dei prezzi al consumo dello 0.2% mom, pari a quella di agosto. Al dato di settembre hanno contributo il CPI armonizzato tedesco (-0.2% mom, 1.3% yoy) e il CPI armonizzato italiano (0.5% mom, 1.6% yoy). A questo si aggiungono lo 0.32% mom del CPI nazionale belga a giugno e il +2.0% yoy del CPI armonizzato spagnolo (dato preliminare di settembre, a cui corrisponde una variazione congiunturale di 0.0% secondo le nostre stime). Eurostat non fornisce breakdown con la pubblicazione del flash-estimate, ma dall’analisi del dettaglio dei CPI dei Laender tedeschi diffusi in settimana emerge una forte riduzione dei prezzi degli hotel, dei ristoranti e dei pacchetti turistici imputabile alla fine della stagione delle vacanze estive, in parte compensata dall’aumento dei prezzi dei beni di vestiario dovuta all’introduzione della nuova collezione autunnale. Un andamento più variabile è stato invece registrato dalla componente food, in modesto rialzo in alcuni Laender e in modesto calo in altri. E’ stato contemporaneamente diffuso il dato nazionale italiano, che ha registrato un calo congiunturale di -0.2% mom (da 0.2% mom di agosto) e una stabilizzazione delle pressioni inflazionistiche a livello tendenziale rispetto al mese precedente (1.6% yoy). L’indice armonizzato congiunturale ha visto invece una crescita dello 0.5% mom, dopo lo 0.2% mom di agosto. L’indice armonizzato tendenziale ha rallentato quindi a 1.6% yoy da 1.8% yoy di agosto. Dal breakdown del dato nazionale emerge come su base mensile sia stata registrata una forte crescita solamente dalla componente Education, imputabile principalmente al rincaro dei “back to school items” che mostrano sempre un aumento dei prezzi nel mese di settembre. Sono invece stati registrati dei forti cali nelle componenti Transportation (-1.7% mom), Communication (-1.3% mom) e Leisure & Culture (-1.0% mom). La riduzione dei prezzi del Transportation è imputabile al calo del prezzo della benzina nel mese (-0.8% mom in media a settembre) e a probabili sconti effettuati nelle tariffe ferroviarie. Il calo delle pressioni inflazionistiche della componente Leisure è, invece, legato alla riduzione dei pacchetti vacanze in atto da settembre dopo la fine della stagione delle vacanze estive.
US: reddito personale e consumi di agosto. Agosto: 0.5% mom; 0.4% mom
Il reddito personale ad agosto ha registrato una crescita in termini congiunturali più forte delle nostre attese, crescendo dello 0.5% mom con il dato di luglio non rivisto, rimasto invariato a +0.2% mom. Il dato più forte delle attese è imputabile all’aumento dei trasferimenti federali a causa dell’estensione dei sussidi di disoccupazione varata dal Congresso a luglio in maniera retroattiva. Su base tendenziale il reddito personale accelera, a 3.3% yoy dopo il +3.0% yoy di luglio, beneficiando di un effetto confronto sfavorevole (ad agosto 2009 era cresciuto soltanto delo 0.2% mom a causa della fine della quota cospicua dei trasferimenti alle famiglie ricompresi nel pacchetto di stimoli fiscali ARRA). La crescita dei salari (+0.3% mom) segue generalmente la situazione del mercato del lavoro. Questo trend risulta confermato ad agosto, con gli weekly earnings destagionalizzati saliti dello 0.5% mom dopo lo 0.2% mom registrato a luglio. In termini tendenziali la componente wage & salary sale del 2.2% yoy dopo il 2.1% yoy di luglio, registrando la massima crescita tendenziale da settembre 2008. Ad agosto, però, la dinamica dei salari è risultata piuttosto diversa nel comparto privato (dove sono stati in buona risalita, 0.5% mom) e in quello pubblico, nel quale sono scesi a causa del venire meno dell’effetto Censimento. I trasferimenti governativi sono il principale responsabile del forte rialzo, come evidenziato in apertura. Infatti, oggi la voce “Other Labour Income” sale dello 0.8% mom e al netto della voce Trasferimenti, il Personal Income oggi sarebbe stato flat. Sempre in termini nominali, il reddito disponibile è salito dello 0.5% mom dopo il +0.1% mom di luglio, evidenziando quindi come l’impatto degli sgravi fiscali stia diventando sempre meno consistente. Il tasso di risparmio è salito a 5.8% da 5.7%, riflettendo la crescita dei consumi più debole rispetto a quella del reddito nel mese. Continuiamo quindi a vedere dati inferiori rispetto al picco toccato durante la recessione a maggio 2009 all’8.2%, ma comunque in risalita rispetto a quanto si registrava prima della recessione. Infatti, con le prospettive occupazionali ancora molto incerte, i consumatori cercando di ricostituire i risparmi che non avevano accumulato negli anni precedenti, tagliando i consumi di beni non di prima necessità. In generale, il saggio di risparmio scende nelle prime fasi delle riprese, quindi ci aspettiamo nuovi probabili cali nei prossimi mesi, prima di iniziare a vedere una risalita quando il reddito (ed il mercato del lavoro) miglioreranno in maniera più consistente. Per quanto riguarda la dinamica del personal spending, il risultato di agosto ha registrato una crescita in linea con quanto mostrato dalle vendite al dettaglio nel mese, crescendo dello 0.4% mom in termini nominali e dello 0.2% mom in termini reali, stessi risultati registrati a luglio. In particolare, con riferimento al dato nominale, si registra un calo nella spesa per beni durevoli (-0.1% mom), riflettendo la tendenza a contenere le spese per i beni non primari ad elevato valore unitario, mentre risultano in rialzo i consumi di beni non durevoli (+1.4% mom, fra cui spiccano un +1.3% mom per Food e Beverage acquistati per consumo off-site e un +4.3% mom per benzina e beni energetici) e quelli di servizi, saliti dello 0.2% mom. In termini reali, lo spending ha registrato una crescita inferiore, 0.2% mom, con il deflatore del PCE headline in rialzo dello 0.2% mom, in linea con quanto implicato dal risultato del CPI di agosto. In tal modo, la media dei dati di luglio ed agosto vede lo spending in termini reali in rialzo dell’1.6% annualizzato rispetto al secondo trimestre, portando quindi nel terzo trimestre momentum sufficiente a garantire una crescita dei consumi su livelli vicini al 2.2% qoqa di Q2, per un GDP di Q3 che al momento continuiamo a prevedere fra 2.5% e 3.0% qoqa. Il deflatore del PCE headline registra un risultato in linea con quanto implicato dal CPI di agosto, con una crescita dello 0.2% m/m, 1.5% y/y, stesso risultato di luglio. Moderata anche la dinamica dell’inflazione core, con il deflatore del PCE core, la misura di inflazione utilizzata dalla Fed, in rialzo dello 0.1% mom. In termini tendenziali il PCE core deflator è rimasto invariato all’1.4% yoy, confermandosi nella cosidetta “Comfort Zone” della Fed, posta fra l’1% e il 2%. Nel 2010 e 2011 il core PCE deflator dovrebbe restare ampiamente al di sotto del limite del 2%, le nostre attese sono per una crescita media nel 2010 dell’1.3%. Sia il deflatore del PCE headline che il deflatore del PCE core sono inferiori alle previsioni di longer-run della Fed, confermando come i trend inflazionistici rimangano benigni e sotto controllo. Contemporaneamente, la dinamica congiunturale positiva pare allontanare lo spettro deflazione.
ISM manifatturiero in correzione ai minimi da novembre. Settembre: 54.4
L’ISM manifatturiero mette a segno oggi un calo dopo il rimbalzo di agosto, scendendo a 54.4 dal 56.3 di agosto, ma rimanendo in area di espansione per il quattordicesimo mese consecutivo. Ciò significa che il settore manifatturiero continua a crescere anche se a settembre ha rallentato tale ritmo di crescita. Contemporaneamente, l’economia nel suo complesso cresce ininterrottamente da diciassette mesi, con la survey al di sopra della soglia di 41.2. Il report odierno prospetta un indebolimento dell’outlook per il settore manifatturiero nei prossimi mesi, in linea con i risultati in miglioramento ma ancora deboli registrati dalle survey manifatturiere regionali per il mese di settembre. Il calo è stato diffuso a tutte le principali componenti (Nuovi Ordini, Produzione ed Occupazione), che però continuano a segnalare crescita. In particolare, la componente dei Nuovi Ordini segna il quarto calo consecutivo ed è ora ben al di sotto del massimo di questa ripresa registrato a gennaio 2010 (65.9). L’indice della produzione continua ad essere più forte rispetto a quello dei Nuovi Ordini, ma bisogna ricordare come il primo segua il secondo in maniera ritardata e dovrebbe, di conseguenza, scendere ulteriormente nel quarto trimestre. Infatti, il manifatturiero ha finora conosciuto una ripresa più robusta rispetto ad altri comparti dell’economia e sembra che ora sia in rallentamento. Infatti, sia l’indice delle scorte che quello dei Backlog of Orders danno segnali di indebolimento della performance nel settore. L’indice di aspettative di esportazione è in calo di un punto, ma rimane comunque ad un buon livello (54.5), compatibile con nuova accelerazione delle esportazioni nei prossimi mesi. I commenti raccolti dall’ISM indicano segnali complessivamente misti dai vari comparti: ad esempio, nel comparto dei Prodotti Chimici viene segnalata una domanda superiore rispetto ai piani operativi ed in crescita in termini tendenziali a doppia cifra. Invece, nel comparto Macchinari si registra un indebolimento a causa di fattori stagionali anche se, nel complesso, la situazione è migliore rispetto a quella del 2009. Complessivamente, 13 dei 18 settori coperti dalla survey registrano crescita a settembre. Il livello medio da gennaio a settembre dell’ISM manifatturiero (57.4) corrisponde ad una crescita del GDP reale del 5.2% qoqa, mentre il livello di settembre annualizzato corrisponde ad una crescita del 4.2% qoqa del GDP reale. L’indice della produzione ha registrato un calo di 3.4 punti oggi, a 56.5 da 59.9, restando sopra quota 50 per il sedicesimo mese consecutivo. Il fattore di stagionalità è stato restrittivo, 1.026 ed ha abbassato il risultato aggiustato di un punto e mezzo rispetto al dato nsa. Dei settori coperti dalla survey, undici hanno segnalato espansione della produzione a settembre. L’indice dei nuovi ordini ha registrato un calo, scendendo di 2 punti a 51.1 da 53.1 di agosto, restando sotto il 60 per il quarto mese consecutivo e sopra quota 50 per il quindicesimo mese consecutivo. Le varie survey manifatturiere regionali avevano indicato un rallentamento dei nuovi ordini a settembre e questo è stato confermato dall’ISM nazionale. Il fattore di stagionalità è stato restrittivo, 1.018, abbassando di 0.9 punti il risultato rispetto al dato nsa. Dei settori coperti dalla survey, sette hanno segnalato hanno segnalato espansione dei nuovi ordini a settembre. L’indice relativo all’occupazione è sceso di 3.9 punti, a 56.5, registrando il minimo da marzo e restando sopra quota 50 per il decimo mese consecutivo. Le imprese stanno rimpiazzando i lavoratori licenziati durante la recessione, non necessariamente ancora espandendo la propria forza lavoro. Il fattore di stagionalità è stato moderatamente accomodante, 0.992. Per l’occupazione, otto settori hanno segnalato espansione a settembre. L’indice relativo alle inventories è sceso oggi di 0.4 punti, a 55.6 da 51.4. Il fattore di stagionalità è stato restrittivo, 1.007. La componente dei prezzi pagati ha registrato un’accelerazione, salendo oggi di 9 punti a 70.5, massimo da maggio. Si tratta del quindicesimo mese consecutivo di un risultato superiore a 50.
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