L’impatto del meeting della BCE può considerarsi neutro sui mercati..
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Marco Vailati, Responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda
La Bce ha mantenuto invariata la sua politica monetaria:
Tasso rifinanziamento principale 0%
Tasso sui depositi marginali -0.4%
Tasso sui prestiti overnight +0.25%
Acquisti per 80 miliardi al mese fino a fine marzo 2017 e oltre se necessario per uno stabile recupero dell’inflazione verso l’obiettivo di essere vicino ma inferiore al 2%, prevedendo (forward guidance) che i tassi rimarranno sugli attuali livelli o inferiori per un periodo di tempo prolungato anche ben oltre il termine attuale del programma di acquisto asset
La Bce non ha discusso per ora né l’estensione del QE né il suo tapering, rinviando ogni decisione a dicembre, quando potrà contare sulle nuove proiezioni economiche al 2019 del suo Staff e sulle indicazioni tecniche maturate dal Comitato incaricato a settembre di valutare (dal punto di vista della tipologia, dei limiti, della durata e delle quantità) le opzioni di stimolo per adeguarle al nuovo contesto di tassi più bassi di quando è stato avviato il QE e di bilancio già molto più esteso. In ogni caso, la Banca Centrale Europea ritiene improbabile un’interruzione brutale del QE.
Il Presidente Mario Draghi ha definito l’attuale politica molto accomodante ma ancora necessaria e di supporto al recupero economico della zona che è moderato ma stabile, resistente alle incertezze politiche e monetarie globali, ma ancora esposto al rischio di ribasso. Draghi ha inoltre sostenuto l’efficacia della politica monetaria della Bce, che sta funzionando in termini di espansione degli aggregati monetari, di riduzione degli spread e di aumento delle emissioni (soprattutto delle società di maggiori dimensioni) che libera credito bancario per le imprese di minori dimensioni. Tutto questo sta avvenendo senza creare bolle, definite dallo stesso Draghi come incrementi di prezzo sostenuti e alimentati dalla leva. Draghi ha sottolineato come anche i tassi negativi non abbiano ostacolato la trasmissione della politica monetaria.
La domanda domestica rimane sostenuta grazie ai miglioramenti occupazionali, il basso prezzo dell’energia e alle favorevoli condizioni finanziarie rese possibili dalla politica monetaria. Ciò genera aumento dei profitti societari che promuovono, lentamente, il recupero degli investimenti. Questa ripresa è però rallentata dalla debolezza della domanda estera e dalla lentezza delle riforme. Draghi ha perciò ribadito la necessità di riforme strutturali e sostegno fiscale.
Nel complesso, si è trattato di un meeting interlocutorio, nel quale Draghi non si è bruciato nessuna opportunità rinviando le scelte a dicembre. Si ritiene anche probabile che all’interno del Consiglio esistano pareri divergenti che hanno portato all’adozione di questa impostazione attendista.
In sostanza, se da un lato è stato mantenuto un tono più aggressivo, con la descrizione positiva del contesto economico e degli impatti delle misure adottate senza dare indicazioni esplicite di estensione del QE e precisando che questo non può essere infinito, dall’altro lato è stato tenuto però un tono più accomodante, con la descrizione del contesto inflattivo ancora deludente e la probabilità che non si raggiungano le ultime previsioni della Bce. Sono state inoltre definite infondate e male informate le voci sul tapering del QE, considerato fondamentale nel suo impatto e dando indicazioni implicite di una sua probabile estensione.
Fonte: BONDWorld.it
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