DWS : Ci troviamo ancora una volta di fronte alla domanda ormai fin troppo familiare: l’inflazione è abbastanza alta da giustificare un altro rialzo dei tassi oppure il recente rallentamento del mercato del lavoro ha concesso alla Fed più tempo?
Christian Scherrmann, Chief U.S. Economist di DWS
Dalla riunione di settembre, il messaggio dei dati è cambiato poco nel complesso. L’inflazione resta sopra l’obiettivo della Fed, ma non sembra accelerare in modo significativo. Il CPI, il PPI e i prezzi all’importazione di settembre suggeriscono, nel loro insieme, che i prezzi del PCE core, una delle misure di inflazione preferite dalla Fed, aumenteranno probabilmente di circa lo 0,3% rispetto al mese precedente quando verranno pubblicati, dopo la riunione del FOMC. Ciò indica che l’inflazione si muove piuttosto lateralmente su base annua, senza accelerare né tornare in modo deciso verso l’obiettivo. La crescita dei posti di lavoro non agricoli ha rallentato bruscamente a settembre e i dati dei mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso. Nel frattempo, la crescita salariale su base annua è rallentata al 3,0%, il livello più basso dal 2021 e non indicativo di pressioni inflazionistiche significative. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,2%, ma la partecipazione alla forza lavoro è migliorata, mantenendo il mercato del lavoro in condizioni di piena occupazione. Né l’inflazione né l’occupazione forniscono ai banchieri centrali un segnale chiaro. Le condizioni del mercato del lavoro sembrano tuttavia tornare a raffreddarsi, il che offre un argomento solido, ma non forte, a favore della pazienza questo mese.
Durante una delle sue rare apparizioni al di fuori della conferenza stampa del FOMC, il presidente della Fed Warsh non ha commentato le prospettive di politica monetaria. Questo silenzio è stato ampiamente interpretato come un segnale che la Fed manterrà lo status quo, probabilmente con riferimento al suo “annuncio” di Jackson Hole prima dell’ultimo rialzo dei tassi. Ciononostante, altri membri della Fed hanno continuato a inviare segnali contrastanti. Ad esempio, il governatore Christopher Waller vede ancora la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi, anche se i maggiori rendimenti dei Treasury irrigidiscono le condizioni finanziarie. Il vicepresidente Philip Jefferson propone di aspettare, mentre la governatrice Michelle Bowman non vede particolare urgenza di agire. Altri, tra cui Austan Goolsbee, Beth Hammack, John Williams e Susan Collins, temono che l’inflazione possa rivelarsi più persistente del previsto. Questa gamma di opinioni suggerisce che il comitato stesso sia diviso sulla questione se la politica monetaria sia già sufficientemente restrittiva. In ogni caso, sembra che i banchieri centrali si siano espressi più apertamente negli ultimi mesi, anziché meno, come suggerito dal presidente Warsh. Lo consideriamo un segnale di un FOMC attivo, il che, a nostro avviso, rafforza l’idea dell’indipendenza dell’istituzione.
Nel complesso, ci attendiamo che la Federal Reserve lasci invariati i tassi di interesse a ottobre, mantenendo un orientamento restrittivo. L’inflazione resta scomodamente alta, ma la combinazione di una dinamica più debole del mercato del lavoro e di attese stabili sul PCE core giustifica la pazienza. Una pausa da falco appare quindi più probabile di un vero e proprio rialzo dei tassi. Ciononostante, con un’inflazione che si muove lateralmente anziché al ribasso, il dibattito su ulteriori strette è tutt’altro che chiuso.
Fonte: InvestmentWorld.it
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