PUNTI CHIAVE – Brexit: il Regno Unito potrebbe temporaneamente adottare “l’opzione Norvegia” prima di trovare un accordo definitivo con l’Unione Europea….
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A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
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– Banche italiane: le prossime due settimane saranno cruciali?
– La reflazione è in corso a livello globale con fortissimi flussi in entrata nei mercati emergenti e un rialzo dell’indice di sorpresa economica negli Stati Uniti
Questa settimana, abbiamo avuto il piacere di discutere in merito al Brexit con il responsabile degli Affari europei presso la Tesoreria di Stato francese e con Mishcon de Reya, una società britannica specializzata in diritto pubblico: in breve, si prevede che verso fine anno il Regno Unito ricorrerà all’articolo 50. Il Parlamento può solo ritardare questo momento ma non può intraprendere alcuna azione legale per evitarlo.
Vale la pena sottolineare come l’articolo 50 regoli soltanto il processo di uscita di uno stato membro dall’Unione Europea senza definire quale sarà il nuovo accordo di associazione che si instaurerà in seguito. Il Regno Unito si trova di fronte a un arduo compito poiché deve definire un accordo commerciale sia dal punto di vista tecnico che legale prima della scadenza, fissata a due anni. La scelta finale, qualunque essa sia, richiederà l’approvazione unanime del Consiglio Europeo: i semplici patti bilaterali con ogni singolo stato membro, invece, non avranno un valore significativo sul piano legale. Infine, la libera circolazione dei lavoratori è profondamente legata all’accesso al Mercato Unico introdotto col Trattato di Roma del 1957; al momento, gli stati membri vogliono evitare che questo accordo venga messo in discussione, altrimenti i cittadini sarebbero chiamati a votare per un nuovo trattato…
A mio parere, nel caso in cui il Regno Unito volesse limitare la libera circolazione delle persone, un possibile scenario sarebbe quello di attivare l’articolo 50, uscire dall’Unione Europea e adottare “l’opzione Norvegia” (entrare quindi nello Spazio Economico Europeo e, così, accedere all’Unione Europea senza godere di alcun diritto politico) prima di negoziare un accordo definitivo con l’UE. Qualunque sia l’esito, limitare la libera circolazione comporterà un costo economico. Il nostro scenario base vede una riduzione dello 0,3% del tasso di crescita britannico a lungo termine, soprattutto a causa di un minore tasso netto di migrazione. Inoltre, il rapporto debito pubblico su PIL passerà dall’attuale 85% al 100% entro il 2020, nonostante sia attesa una riduzione nel prossimo anno.
In merito alla situazione italiana, invece, la scorsa settimana abbiamo discusso con alcuni funzionari europei. La Germania e la Francia condividono l’idea che le regole dell’Unione Bancaria devono essere rispettate. Tuttavia, la Commissione Europea sta cercando di fornire una diversa interpretazione in modo da proteggere i risparmiatori italiani prima della pubblicazione degli stress test del 29 luglio. Le prossime due settimane potrebbero risultare cruciali per il sistema bancario italiano.
Partendo dal presupposto che non ci sono stati eventi degni di nota, questa sarà l’ultima volta che mi concentrerò principalmente sulla situazione del Regno Unito. Recentemente, abbiamo parlato molto della situazione politica in Europa trascurando invece altre economie. Ad esempio, i mercati emergenti continuano ad essere i grandi vincitori dell’anno. L’indicatore fornito dall’Istituto della finanza internazionale sui flussi giornalieri verso i mercati emergenti ha registrato un forte rialzo nella scorsa settimana, con la media mobile a 7 giorni che ha raggiunto il suo livello massimo da settembre 2013, quando la Fed aveva posticipato il tapering del QE (si veda il grafico sottostante). La stabilizzazione dei prezzi del petrolio intorno a 50 dollari a barile è una buona notizia per i paesi esportatori dell’oro nero. Inoltre, per queste economie, il prezzo del petrolio che garantirebbe di raggiungere il proprio punto di pareggio si è ridotto in media di 25 dollari a barile dal 2014.
Tutto sommato, il biennio 2015-16 sembra simile a quello 1998-99 per i mercati emergenti. Lo stesso discorso vale per l’economia statunitense, la quale mostra ulteriori segni di accelerazione dopo il debole avvio nel 2016. L’indicatore di sorpresa economica è tornato in territorio positivo, mostrando come il consensus sull’economia USA fosse stato troppo prudente (si veda il secondo grafico sottostante). Inoltre, questo trend dovrebbe essere supportato dalle migliori condizioni finanziarie, come indica la performance favorevole dei mercati obbligazionari High Yield. Ora che il “bel tempo” si è finalmente instaurato in Europa, gli investitori potrebbero vivere un periodo favorevole nel secondo semestre del 2016, prima di entrare nel nuovo anno. Nel 2017, invece, i mercati dovrebbero comportarsi come nel 2000, entrando quindi in una fase di recessione a livello globale.
Fonte: BONDWorld.it
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