Il FOMC ha aperto la porta a nuovo stimolo. La riunione del FOMC di gennaio si è conclusa con l’attesa rivoluzione della comunicazione. Le novità riguardano il sentiero dei tassi attesi e il timing del primo rialzo, l’adozione di obiettivi “numerici” per inflazione…
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e disoccupazione. Per l’inflazione, il livello obiettivo è fisso, per il tasso di disoccupazione è soggetto a “valutazioni”: gli obiettivi hanno pari importanza. Il comunicato e la conferenza stampa hanno discusso ampiamente la funzione di reazione della politica monetaria. Il risultato è lo spostamento in avanti del primo rialzo atteso “almeno nel tardo 2014” e aperture per un nuovo programma di acquisto titoli.
La riunione del FOMC ha suggellato l’attesa rivoluzione nella comunicazione, pubblicando il sentiero dei tassi atteso dai partecipanti al Comitato e aumentando la trasparenza riguardo alla funzione di reazione della politica monetaria.
Gli obiettivi di policy sono discussi in modo articolato in un comunicato ad hoc. Per l’inflazione, determinata da fattori monetari e quindi sotto il controllo della Banca centrale, si indica che l’obiettivo è del 2% misurato con il deflatore dei consumi. Per la massima occupazione, determinata invece in larga misura da fattori non monetari, non è possibile definire un obiettivo: le decisioni del FOMC devono essere basate su “valutazioni soggette a revisioni”; attualmente la Fed ribadisce che il tasso di disoccupazione “normale di lungo periodo” è compreso fra il 5,2 e il 6%. Le decisioni di policy sui due obiettivi sono ugualmente importanti. Bernanke ha detto che la Fed non può essere definita come un “inflation targeter”, sottolineando con forza, nella conferenza stampa, che i due obiettivi sono sullo stesso livello. Il FOMC deve prendere in considerazione le deviazioni dagli obiettivi e adottare un “approccio equilibrato per promuoverli” tenendo conto anche dei tempi in cui disoccupazione e inflazione sono attesi ritornare sui livelli obiettivo.
Le proiezioni mostrano un quadro in linea con le attese e con quanto emerso da discorsi recenti. Il sentiero di crescita è rivisto verso il basso per il 2012 (2,2-2,7%) e il 2013 (2,8-3,2%), e verso l’alto per il 2014. Il tasso di disoccupazione è visto fra 8,2 e 8,5% nel 2012 e ancora molto elevato nel 2014 (6,7-7,6%), lontano dalla “normalità” stimata fra 5,2 e 6%. Il tasso di inflazione rimane al di sotto della definizione di stabilità, definita ora al 2%; per il 2012 all’1,4- 1,8%, per il 2013 all’1,4-2%, per il 2014 all’1,6-2%. Per quanto riguarda la grande novità, le proiezioni di policy, 6 partecipanti vedono il primo rialzo entro il 2013 (3 nel 2012 e 3 nel 2013), 5 vedono il primo rialzo nel 2014, 4 nel 2015 e 2 nel 2016. Gran parte dei partecipanti vede i tassi sui fed funds sotto l’1% nel 2014.
Nel comunicato “standard” con le indicazioni di policy si sottolinea che, nonostante i miglioramenti recenti visti nei dati congiunturali, la ripresa rimane moderata, con inflazione bassa e la presenza di persistenti freni alla domanda domestica, aggravati dalle tensioni sui mercati finanziari. Nella conferenza stampa Bernanke ha dato anche peso alla debolezza del quadro internazionale, in particolare europeo. Il comunicato afferma che il tasso di disoccupazione scenderà solo gradualmente, mentre nei prossimi trimestri l’inflazione sarà sotto i livelli coerenti con la definizione di stabilità.
Alla luce di queste previsioni, il Comitato ritiene probabile che le condizioni economiche giustificheranno tassi eccezionalmente bassi (cioè fermi al livello attuale) “almeno fino al tardo 2014”, spostando in avanti di un anno e mezzo il messaggio sul sentiero dei tassi. Su questo punto c’è un dissenso, di Lacker, che avrebbe voluto omettere il riferimento alle date nel comunicato. Nella distribuzione del sentiero dei tassi attesi, si osserva che a fine 2013 ancora 11 partecipanti si aspettano tassi invariati. A fine 2014, 6 partecipanti prevedono ancora tassi fermi, 5 vedono il tasso sui fed funds fra 0,5 e 1 e 6 partecipanti prevedono tassi compresi fra 1,5 e 2,75%.
Nel testo non ci sono indicazioni nuove su QE3, ma nella conferenza stampa il messaggio di Bernanke è stato chiaro e ha spalancato la porta all’introduzione, in tempi non lontani, di un nuovo programma di acquisti. Bernanke ha detto che potrebbero esserci condizioni per maggiore stimolo, considerando che l’inflazione sarà al di sotto del livello obiettivo e il tasso di disoccupazione sarà lontano dall’equilibrio ancora a fine 2014, con un ritmo di calo estremamente lento.
Manteniamo la previsione che venga annunciato, entro il 2° trimestre, un nuovo programma di acquisto titoli per un ammontare vicino a 600 miliardi di dollari, probabilmente concentrato sul tratto medio-lungo e su titoli MBS.

Fonte: Intesa San Paolo Spa
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I market mover della settimana
Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.
La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.
Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.
Martedì 10 maggio
Area euro
Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.
Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.
Stati Uniti
I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).
Mercoledì 11 maggio
Stati Uniti
Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati
dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).
Giovedì 12 maggio
Area euro
Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.
La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output
manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.
Stati Uniti
Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.
Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.
Venerdì 13 maggio
Area euro
Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).
Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.
Stati Uniti
Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.
La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).
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