Fed: politica monetaria stabile per “almeno due-tre riunioni”

La riunione del FOMC sancisce la fine dell’espansione dello stimolo monetario e apre una fase temporanea di stabilità della “stance” di politica monetaria. Il trend verso l’alto dell’inflazione core blocca qualsiasi apertura verso nuovi interventi di stimolo quantitativo……


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I tassi resteranno eccezionalmente bassi per un “periodo esteso”, mentre si mantiene la politica di reinvestimento delle scadenze senza definirne esplicitamente la durata. In autunno, se i segnali congiunturali si riprenderanno, potrebbero iniziare i preparativi per la svolta, che inizierebbero gradualmente con l’interruzione del reinvestimento dei titoli in scadenza.

L’esito della riunione del FOMC non ha sorpreso: il programma di acquisto titoli finisce senza estensioni, il portafoglio titoli della Fed verrà mantenuto costante attraverso la politica di reinvestimento delle scadenze, i tassi resteranno eccezionalmente bassi per un “periodo esteso”.

Il voto è stato unanime. Il comunicato stampa e ancora di più la conferenza stampa di Bernanke hanno evidenziato un certo disagio di fronte alle condizioni macroeconomiche e all’incertezza dello scenario: la crescita è più lenta del previsto, “in parte” per fattori temporanei, ma l’inflazione non è più su livelli molto bassi (“subdued”). Questo ovviamente limita il margine di manovra per la Banca centrale.

Come atteso, le proiezioni macroeconomiche sono state modificate con revisioni verso il basso per la crescita (punto centrale fine 2011 a 2,8% da 3,2%; fine 2012 a 3,5% da 3,85%), verso l’alto per la disoccupazione (fine 2011 a 8,75% da 8,55%; fine 2012 8% da 7,75%) e per l’inflazione core (fine 2011 a 1,75% da 1,45%, fine 2012 a 1,7%, da 1,55%). Nel comunicato si afferma che la ripresa prosegue, “ma un po’ più lentamente di quanto aveva previsto il Comitato”, con delusioni anche dai dati del mercato del lavoro. Tuttavia il rallentamento riflette “in parte fattori che probabilmente sono temporanei”, fra cui il rialzo dei prezzi delle materie prime e gli effetti del terremoto giapponese. Sull’inflazione si rileva che il rialzo recente riflette l’aumento dei prezzi di materie prime e di beni importati, ma le aspettative sono rimaste stabili.

È cruciale rilevare che nella valutazione dell’inflazione è sparito il commento secondo cui “le misure di inflazione sottostante sono ancora basse” che era presente fino al comunicato precedente. Per il futuro, il Comitato si aspetta che la crescita riacceleri e il tasso di disoccupazione torni a scendere, mentre l’inflazione dovrebbe scendere “verso livelli uguali o inferiori a quelli coerenti con il doppio mandato del Comitato”.

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In questo scenario, la strategia di politica monetaria annunciata vede tassi eccezionalmente bassi per “un periodo esteso” e il mantenimento dell’attuale livello del bilancio della Fed, attraverso il reinvestimento dei titoli in scadenza. La Fed si impegna a “rivedere regolarmente” la dimensione e la composizione del proprio bilancio ed è “disposta a correggere” l’attivo come appropriato.

Nella conferenza stampa, Bernanke ha dato alcune informazioni aggiuntive, in risposta a domande precise. Prima di tutto alla domanda se il “periodo esteso” si applica anche alla dimensione del bilancio, il chairman ha risposto, con qualche incertezza, in modo negativo, mantenendo separati i due binari e senza impegnarsi sulla durata della politica di reinvestimento. In un altro punto della conferenza stampa però Bernanke ha detto che la politica monetaria rimarrà invariata per “almeno due o tre riunioni”. Inoltre, sulla questione di un eventuale QE3, come atteso è stata sottolineata la profonda differenza fra il 2010 e il 2011: l’anno scorso l’inflazione era in calo ed esistevano rischi di deflazione, oggi l’inflazione ha svoltato e tali rischi sono assenti, confermando la valutazione secondo cui un nuovo programma di acquisti sarebbe condizionato a una nuova svolta verso il basso dei prezzi, al momento molto improbabile. Sulle previsioni di crescita è stato rilevato che la revisione verso il basso riguarda sia il 2011 sia il 2012, mettendo in dubbio la valutazione della Fed secondo cui il rallentamento è dovuto a fattori temporanei (d’altronde, anche il comunicato afferma che tale rallentamento è “in parte” da attribuire a fenomeni transitori). Quindi, quali sono i fattori che limitano in modo più strutturale la crescita? In modo non del tutto esplicito, dalla discussione è emerso il rischio che la restrizione fiscale possa aggiungersi agli altri fattori di rallentamento. Sull’obiettivo di inflazione, Bernanke ha detto che il FOMC continua a discuterne, ma non è una questione imminente anche perché dovrebbe essere discusso pubblicamente coinvolgendo amministrazione e Congresso. Per quanto riguarda la crisi del debito europeo, la Fed sottolinea che l’esposizione diretta delle banche americane è minima, anche se le ripercussioni di un default attraverso un eventuale contagio potrebbero essere gravi a livello internazionale.

In conclusione, la Fed segnala una pausa di riflessione, per valutare l’evoluzione dei diversi elementi di incertezza che gravano sullo scenario (crisi del debito, rallentamento), lasciando aperta la porta per iniziare la svolta in tempi non troppo lontani. Il primo passo dell’uscita dovrebbe essere la fine della politica di reinvestimento dei titoli in scadenza. Il trend positivo dell’inflazione per ora non lascia spazio a un nuovo programma di stimolo, mentre la ripresa dovrebbe proseguire ancora a un ritmo molto moderato.

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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