Da seguire: Area Euro: – Francia. La produzione industriale è salita di 2,3% m/m in novembre, per una variazione di 5,3% della media trimestrale rispetto al periodo settembre-novembre 2009. Il recupero su base mensile …
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dell’output è coerente con le indicazioni positive giunte dagli indici di fiducia (la componente produzione del PMI manifatturiero è ai massimi storici e l’indice INSEE ha toccato a dicembre il valore più alto degli ultimi due anni e mezzo) e con il buon incremento registrato dagli ordini all’industria a ottobre.
– Aste – Il denso calendario di offerta della settimana parte oggi con le aste di carta breve scadenza in Germania (5 miliardi) e Francia (8 miliardi), e con la riapertura in Slovacchia del 04/2020 4%, ma che raggiungerà il culmine con le aste di Portogallo, Spagna e Italia. Non aiutano certo le indiscrezioni di stampa che alla fine della scorsa settimana hanno descritto pressioni da parte di Francia e Germania sul Portogallo perché accetti il sostegno FMI-UE, smentite dall’esecutivo portoghese. Fonti anonime dell’eurogruppo citate da Reuters ammettono che “non sarebbe necessario, ma potrebbe essere utile data l’isteria di alcuni operatori” e si avventurano a fornire una stima di 50-100 miliardi per la dimensione degli aiuti. Se la manovra mira a proteggere la Spagna, il piano appare mal congegnato: l’intervento ‘preventivo’ sull’Irlanda non ha generato benefici durevoli in termini di costo dell’accesso al mercato per gli altri emittenti periferici e un nuovo programma vecchio stile di sostegno finanziario al Portogallo rischia soltanto di mettere a nudo l’inadeguatezza della strategia attuale nel risolvere i problemi dei paesi più grandi.
I market mover della settimana
Nell’area euro l’attenzione sarà concentrata sulle aste di titoli di stato in Portogallo, Spagna e Italia. Sul fronte macroeconomico, l’appuntamento più rilevante sarà con i dati di produzione industriale: l’output dovrebbe crescere a un ritmo abbastanza sostenuto sia in Francia, che in Italia. Invece, nell’area euro la crescita della produzione industriale potrebbe essere più modesta sulla scia di una correzione dell’output in Germania dopo il balzo di ottobre. La seconda lettura dell’inflazione nell’area euro dovrebbe confermare, come da stima preliminare, un’accelerazione dell’inflazione headline. Anche il dato di CPI per la Francia delineerebbe un incremento significativo dei prezzi, a causa anche di rincari nel comparto energia. Non ci aspettiamo novità di rilievo dalla riunione della BCE.
La settimana ha molti dati importanti in uscita negli Stati Uniti. Per dicembre, il Beige Book, le vendite al dettaglio e la produzione industriale dovrebbero confermare il quadro di espansione della domanda. I prezzi (import, CPI e PPI) di dicembre dovrebbero dare indicazioni coerenti con una svolta nel processo di disinflazione in atto da inizio 2010. La bilancia commerciale di novembre dovrebbe registrare un allargamento del deficit, in presenza di aumento di export e import.
Venerdì sui mercati
Debito portoghese sotto pressione: lo spread decennale con il Bund è salito a 447pb da 390pb, penalizzato dall’avvicinarsi delle aste di titoli a medio-lungo termine, da voci di pressioni sul governo locale perché richieda l’aiuto di UE e FMI e infine dall’esclusione anche dei titoli di stato portoghesi dall’elenco dei titoli stanziabili in Svizzera. Allarga tutta la periferia: Italia 200pb, Spagna 268pb, Irlanda 642pb. L’euro è tornato a soffrire, calando a 1,244 CHF e 1,288 USD; nei confronti del dollaro ha inanellato 5 sedute consecutive di ribasso. Il dollaro è tornato vicino ai massimi di fine novembre in termini di cambio effettivo.
Area Euro
Italia. A novembre, il tasso di disoccupazione mensile su base destagionalizzata è rimasto stabile all’8,7%. Rispetto al mese precedente si è verificato un aumento degli occupati di 50 mila unità, non sufficiente però a determinare un calo del tasso di disoccupazione (che rimane ai massimi dal 2002) in quanto circa in linea con l’aumento (+41 mila unità) della forza-lavoro. Particolarmente preoccupante l’aumento del tasso di disoccupazione giovanile, che sale di un punto percentuale secco al 28,9%. Riteniamo che la disoccupazione sia destinata a stabilizzarsi nei prossimi mesi, per cominciare a calare solo da metà 2011.
A novembre, il tasso di disoccupazione per l’area euro è rimasto stabile a 10,1%. Si tratta del massimo dal 1998. Rimangono forti disparità tra i vari paesi dell’area euro: il tasso di disoccupazione si riconferma molto inferiore al resto dell’eurozona in Germania (6,7%) mentre continua ad essere estremamente elevato in Spagna (20,3%) e negli altri paesi periferici (Irlanda 13,9%, Portogallo 11%). Il tasso di disoccupazione è al di sotto della media area euro in Francia (9,8%) e in Italia (8,7%). Per i prossimi mesi gli indici di fiducia puntano ad un miglioramento del mercato del lavoro nell’eurozona.
Germania. La produzione industriale cala oltre le attese di consenso, di -0,7% m/m a novembre dopo il balzo a +3,0% m/m registratosi ad ottobre. Sull’anno l’output rallenta, rimanendo comunque su tassi di crescita più che soddisfacenti, a 11,1% a/a da 12,4% a/a precedente (rivisto vero l’alto). In caso di stabilità a dicembre, l’output è in rotta per un incremento di 2,4% t/t nel 4° trimestre (da 1,8% t/t precedente), segnalando la possibilità di una accelerazione del PIL dallo 0,7% t/t dei mesi estivi. Le indagini di fiducia improntate all’ottimismo e il balzo degli ordini all’industria a dicembre (+5,2% m/m) fanno pensare che la contrazione dell’output sia da considerarsi temporanea, anche se sul dato di dicembre peserà il clima rigido.
La lettura definitiva del PIL nell’area euro ha visto una revisione al ribasso di un decimo a 0,3% t/t per il 3° trimestre (da 1,0% t/t del 2° trimestre). Il dato si traduce in una variazione annua dell’1,9% a/a, in rallentamento di un decimo rispetto al trimestre precedente. Il PIL area euro, dopo la frenata dei mesi estivi, dovrebbe tornare ad accelerare in autunno e soprattutto nei mesi invernali e primaverili.
Stati Uniti
L’employment report di dicembre non modifica il quadro del mercato del lavoro, nonostante molti dati diversi dalle aspettative di consenso. I nuovi occupati non agricoli aumentano di 103mila, e i due mesi precedenti sono rivisti verso l’alto di 70 mila unità (media ultimi 3 mesi: 128 mila). Il tasso di disoccupazione a 9,4%, da 9,8% di novembre. Le ore lavorate aumentano dello 0,1% m/m. I salari orari registrano un incremento modesto (+0,1% m/m), in linea con la media degli ultimi tre mesi. Il messaggio dei dati è coerente con i trend delle variabili del mercato del lavoro visti nel 2010: nonostante le indicazioni positive delle variabili di attività reale e delle indagini di settore, l’occupazione cresce, ma a un ritmo modesto; la disoccupazione rimane estremamente elevata (il 9,4% non è un segnale di svolta), con una percentuale persistentemente alta di disoccupati a lungo termine. Questo è il quadro che probabilmente caratterizzerà il 2011 e che giustificherà il completamento del programma di acquisto di Treasuries della Fed.
Bernanke, in un’audizione alla Commissione Bilancio del Senato, ha detto che probabilmente la ripresa sarà “moderatamente più forte nel 2011” rispetto al 2010. Bernanke ha sottolineato la divergenza nella velocità di ripresa dell’economia – definita “incoraggiante” – rispetto a quella “modesta” del mercato del lavoro. Per quanto riguarda l’inflazione Bernanke sottolinea il trend discendente dalla dinamica dei prezzi. In questo quadro il progresso verso il raggiungimento dei due obiettivi della Fed di massima occupazione e stabilità dei prezzi rimane “lento”: a questi ritmi potrebbero essere necessari “altri 4 o 5 anni” per la normalizzazione del mercato del lavoro, mentre l’inflazione rimane bassa.
Yellen (vice presidente Fed) ha descritto il possibile sentiero di rientro dello stimolo quantitativo attuato dalla Fed. Yellen ipotizza il completamento del programma di acquisto di Treasuries annunciato a novembre 2010 entro metà 2011. Secondo Yellen, il bilancio della Fed rimarrebbe su livelli “elevati” per circa 2 anni, e successivamente si ridurrebbe verso livelli normali entro 5 anni. .
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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