Area euro
– Germania – Le vendite al dettaglio sono inaspettatamente calate anche in luglio di -0,3% m/m. Il dato di giugno è stato però rivisto al rialzo. La variazione tendenziale rallenta da 4,7% a 0,8% a/a……
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Stati Uniti
– La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli del settore privato ad agosto è vista dal consenso a +20 mila dopo +42 mila di luglio.
– L’ISM del settore manifatturiero di agosto dovrebbe calare a 52 da 55,5 di luglio. Le indagini di agosto sono state negative e l’indice nazionale dovrebbe mostrare un’accelerazione del ripiegamento visto nel mese di luglio, pur senza entrare in territorio negativo come invece ha fatto il Philly Fed di agosto. L’indagine dovrebbe mostrare un calo delle componenti produzione, ordini e occupazione. Il livello dell’indice dovrebbe rimanere coerente con una crescita positiva del PIL, vicina al 3%.
– La spesa in costruzioni di luglio dovrebbe essere in calo di -1,2% m/m, dopo un calo di 1% m/m a giugno e una sostanziale stabilità a maggio. La spesa residenziale dovrebbe essere in netto calo (per il terzo mese consecutivo), in linea con i segnali dei nuovi cantieri e in risposta alla fine degli incentivi per l’acquisto di case che ha determinato il crollo delle vendite rilevato a luglio. Anche le altre componenti dovrebbero essere negative.
– Le vendite di autoveicoli ad agosto sono previste in calo a 11,4 milioni di unità ann. da 11,6 milioni (rivisto da 11,85). I concessionari riportano una buona tenuta del traffico, ma il basso livello delle scorte limita la capacità di vendita. Le condizioni del credito sono in miglioramento per il comparto, ma il calo della fiducia e la debolezza del mercato del lavoro restano un freno per ulteriori miglioramenti delle vendite.
Ieri sui mercati
Mercati azionari contrastati, ma con una svolta positiva ieri pomeriggio sulla scia dei dati sulla fiducia dei consumatori americani che si è estesa questa mattina in Asia grazie al rialzo dei PMI manifatturieri cinesi. Il clima generale di pessimismo sulla tenuta dell’espansione economica e l’attesa di un lungo periodo di politiche monetarie accomodanti hanno però favorito un netto ribasso dei rendimenti sulla curva degli UST: da -2,5 a -6,6pb, con appiattimento della curva. In calo anche i rendimenti dei titoli di stato europei; spread Btp-Bund stabile su livelli molto elevati (167pb sulla scadenza decennale, 122pb su quella biennale). I mercati valutari hanno visto una modesta ripresa dell’euro sul dollaro, dopo che il cambio era sceso fino a 1,2623; il dollaro ha perso terreno anche rispetto allo yen (minimo a 83,8), anche se la moneta giapponese è in lieve regresso questa mattina.
Area Euro
Sulla base della stima preliminare per il mese di agosto, l’inflazione inflazione area euro ha rallentato, in linea con le attese di consenso, a 1,6% a/a, da un precedente 1,7% a/a. Il dato è coerente con un aumento dei prezzi sul mese dello 0,2% m/m dopo il -0,3% m/m di luglio. Lo spaccato non è ancora disponibile, tuttavia parte del rallentamento su base annua potrebbe essere determinato da un calo dei prezzi dell’energia. Per i prossimi mesi ci aspettiamo un’inflazione che potrebbe ancora salire di qualche decimo di punto percentuale lasciando comunque la dinamica sottostante ampiamente sotto controllo (l’inflazione core che dovrebbe rimanere stabile intorno all’1% a/a da qui a fine anno).
Il tasso di disoccupazione per l’area euro è rimasto stabile per il quinto mese consecutivo al 10% a luglio, valore massimo dal 1998. Rispetto a giugno il numero dei senza-lavoro è calato di 8 mila unità (a 15.833.000). Guardando allo spaccato per paese, il tasso di disoccupazione (calcolato secondo gli standard ILO) è cresciuto ancora nei paesi “periferici”: in Spagna al 20,3% (valore massimo nell’eurozona) e in Irlanda al 13,6%. Tiene invece il mercato del lavoro nei maggiori Paesi dell’area: il tasso dei senza-lavoro è calato in Italia (all’8,4%) ed è rimasto stabile in Germania (al 6,9%) e Francia (al 10%). Sembra in atto una stabilizzazione del tasso di disoccupazione, effetto ritardato della ripresa del ciclo. È ancora presto tuttavia per vedere scendere significativamente il numero dei disoccupati.
Tra le “ombre”, da segnalare il calo delle aspettative sia sulla produzione, che sugli ordini, che sull’occupazione, un segnale che potrebbe preludere a un ripiegamento dell’indice di fiducia il prossimo mese. Quanto ai prezzi di vendita, le imprese segnalano un lieve allentamento delle tensioni inflazionistiche. In sintesi, il dato è confortante circa il proseguimento del trend di crescita dell’economia italiana e in particolare della produzione industriale anche nel 3°
trimestre, ed è coerente con le nostre previsioni sul PIL italiano (1% nel 2010, 1,2% nel 2011).
Tuttavia, cominciano a intravedersi segnali che i prossimi mesi saranno caratterizzati da una stabilizzazione degli indici di fiducia più che da nuovi progressi.
Italia. I prezzi al consumo, secondo l’indice nazionale, hanno registrato un aumento di 0,2% m/m ad agosto (la metà di quello registrato a luglio). L’inflazione annua ha rallentato a 1,6% a/a, da un precedente 1,7% a/a. L’inflazione, al netto delle componenti più volatili, ha frenato anch’essa di un decimo, all’1,4% a/a. Sull’armonizzato i prezzi sono cresciuti dello 0,2% m/m da un precedente -0,9% m/m e l’inflazione è rimasta stabile all’1,8% a/a. Rispetto al mese precedente gli incrementi più significativi si sono registrati nella componente “trasporti” (+1,0% m/m) e “comunicazioni” (+1,2% m/m), mentre i prezzi sono calati lievemente (-0,1% m/m) nei settori “prodotti alimentari e bevande analcoliche”, “abbigliamento e calzature” e “servizi ricettivi e di ristorazione”. Ci aspettiamo che il CPI possa ancora salire leggermente nei prossimi mesi, chiudendo tuttavia anche a fine anno di un paio di decimi sotto il 2%.
calo della disoccupazione. Appare cioè prematuro affermare che i dati degli ultimi mesi rappresentino un’inversione di tendenza per il mercato del lavoro.
Stati Uniti
Il Chicago PMI scende ad agosto a 56,7 da 62,3 di luglio, seguendo gli altri indici di settore verso il basso, senza però dare le indicazioni negative dell’indagine di Philadelphia e di New York.
Tutte le componenti dell’indagine scendono da livelli elevati, ma restano ben al di sopra di 50.
Probabili ulteriori correzioni dell’indice nei prossimi mesi.
La fiducia delle famiglie rilevata dal Conference Board sale più del previsto ad agosto con un aumento a 53,5 da 51 di luglio (rivisto da 50,4). L’aumento è da ascrivere a un netto miglioramento delle aspettative (a 72,5 da 67,5, tornate sui livelli di giugno), mentre la situazione corrente scende a 24,9 da 26,4. La valutazione del mercato del lavoro peggiora
nell’indagine corrente, con il differenziale jobs plentiful – jobs hard to get a -41,9 da -40,7 di luglio. Nelle aspettative a sei mesi, però, la valutazione del mercato del lavoro migliora. In miglioramento la fiducia in tutte le aree geografiche. Per quanto riguarda le classi di reddito, si riscontra un peggioramento per la classe sotto i 15 mila dollari e per quella che include il reddito mediano, probabilmente alla luce dell’incertezza relativa al futuro delle aliquote di imposta. Il
rialzo della fiducia complessiva è modesto e non dà indicazioni di accelerazione della dinamica dei consumi, tuttavia va rilevato che la spesa è più correlata con la componente aspettative: sarà importante vedere l’evoluzione della fiducia nei prossimi mesi. I dati sono coerenti con una crescita della spesa tale da rendere improbabile una ricaduta recessiva.
I prezzi delle case rilevati dall’indice Case Shiller per le principali 20 aree urbane aumentano dello 0,3% m/m, il terzo aumento consecutivo, con un contributo mensile positivo per 9 aree.
Su base tendenziale, i prezzi aumentano del 5% a/a. I dati di giugno risentono favorevolmente degli effetti degli incentivi federali all’acquisto di case e dovrebbero vedere un ripiegamento nei mesi successivi, con la fine dei sussidi. L’indice nazionale dei prezzi delle case nel 2° trimestre vede un aumento del 3,6% a/a, il secondo aumento consecutivo (dopo +2,3% a/a del 1° trimestre).
I verbali della riunione di agosto del FOMC non hanno riservato grandi sorprese. Il punto principale che emerge è l’incertezza della Banca centrale sulle cause del rallentamento attuale della domanda e sulla strategia di politica monetaria da adottare. Il Comitato registra che la debolezza della domanda sta portando l’economia sempre più lontana dal pieno utilizzo delle risorse, allargando ulteriormente l’output gap. La valutazione della situazione economica registra il “rallentamento del ritmo della ripresa nei mesi recenti”, con una crescita più contenuta di output e occupazione, nonostante la tenuta migliore delle attese della domanda estera. La revisione verso il basso dei consumi vista con la prima stima del PIL ha, secondo i partecipanti, implicazioni incerte per lo scenario. Secondo molti, sulla domanda delle imprese pesa l’enorme incertezza legata allo scenario delle imposte, della regolamentazione e dei costi per la spesa sanitaria. Si concorda sul fatto che la restrizione del credito non è un freno importante per la domanda. Per quanto riguarda la politica monetaria, i verbali riportano l’ampio spettro di opinioni che già era stato indicato nell’articolo del WSJ della settimana scorsa, sia sull’attuazione di nuovo stimolo, sia sui modi e sui tempi di ulteriori acquisti di titoli. La conferma di tanta incertezza fa prevedere che non sia imminente l’inizio di un nuovo programma di stimolo quantitativo. Per una nuova svolta della politica monetaria saranno necessari ancora almeno un paio di mesi di dati negativi, anche se i verbali non indicano quali sono le condizioni che porterebbero a una svolta. Nel prossimo mese si continuerà a sottolineare la disponibilità
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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