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Franklin Templeton – Outlook di metà anno sull’azionario USA

Franklin Templeton : Outlook di metà anno sull’azionario USA: Guardando al 2026 per nuove opportunità di crescita

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A cura di Scott Glasser, Chief Investment Officer di ClearBridge Investments, parte del gruppo Franklin Templeton


Secondo ClearBridge Investments, nel secondo semestre i dazi commerciali rimarranno il principale fattore di rischio per gli utili societari, mentre gli eventi geopolitici e le prospettive della politica fiscale e monetaria destano meno preoccupazioni.

Punti chiave

  • A nostro giudizio, nel secondo semestre i dazi commerciali rimarranno il principale fattore di rischio per gli utili societari, mentre gli eventi geopolitici e le prospettive della politica fiscale e monetaria destano meno preoccupazioni.
  • L’andamento del credito e l’ampiezza del mercato sembrano sostenere la tesi rialzista secondo cui l’attuale progresso è solido e durevole, mentre le aspettative inflazionistiche rimangono sotto controllo e dovrebbero contenere i rendimenti dei Treasury all’interno di un range definito.
  • Pur essendo più neutrali sulle prospettive azionarie di breve periodo, a causa dell’incertezza sui dazi e delle attuali valutazioni, nel 2026 riteniamo che molteplici catalizzatori potrebbero innescare un’accelerazione degli utili grazie alla probabile attenuazione dei rischi correnti.

Azioni statunitensi prossime al fair value in un clima di ottimismo sui dazi

Dopo due anni di performance eccezionalmente positive nel 2023 e nel 2024, i mercati azionari statunitensi affrontano un mix di rischi e opportunità nel 2025. Il temuto impatto dei dazi sulla crescita economica e sull’inflazione ha acuito la volatilità nel secondo trimestre; i mercati, tuttavia, hanno rapidamente accantonato queste preoccupazioni, riportandosi ai massimi storici. A nostro avviso, il mercato azionario statunitense si posiziona attualmente in prossimità del valore equo, con un potenziale di crescita limitato nel breve termine e una certa vulnerabilità a sorprese negative nella seconda metà dell’anno. La nostra attenzione si concentra maggiormente sul 2026, anno in cui diversi catalizzatori potrebbero innescare un’accelerazione degli utili aziendali e molti dei rischi attuali dovrebbero dissolversi.

Nel secondo semestre dell’anno, riteniamo che i dazi rimarranno il principale fattore di rischio per i profitti aziendali, mentre gli eventi geopolitici o le prospettive di politica fiscale e monetaria destano meno preoccupazioni. Sebbene la scadenza dell’accordo sui dazi sia stata prorogata, i progressi concreti rimangono modesti e limitati a generici “quadri” di intesa di massima. I dazi sui maggiori partner commerciali nell’Unione Europea e in Cina rimarranno probabilmente elevati e richiederanno più tempo per essere risolti, mentre i dazi sui partner commerciali secondari resteranno in vigore per periodi prolungati. Finora, l’impatto su crescita e inflazione è stato attenuato dalle scorte preesistenti e dalla riluttanza delle aziende ad aumentare i prezzi per timore di reazioni negative. I dialoghi con i vertici aziendali indicano tuttavia che, pur riuscendo ad assorbire parte dei costi, i prezzi tenderanno a salire nei prossimi mesi, una volta esaurite le scorte accumulate prima dell’introduzione dei dazi. Stimiamo che l’aliquota tariffaria media effettiva si assesterà in ultima analisi tra il 14% e il 15%, a fronte del 2,5% circa dell’anno precedente.

Per quanto l’economia nel suo insieme possa reggerne l’impatto senza scivolare in recessione, reputiamo le attuali stime sugli utili eccessive e destinate a ridursi. È probabile che le revisioni delle stime degli utili inizieranno a manifestarsi più marcatamente a partire dall’autunno. Il settore immobiliare, automobilistico e gli investimenti, escludendo l’intelligenza artificiale (IA), mostrano tutti segnali di indebolimento, una tendenza che dovrebbe accentuarsi nei prossimi mesi.

Fortunatamente, ad oggi le aspettative di inflazione rimangono stabili e, sebbene l’aumento dei dazi potrebbe spingere verso l’alto il prezzo dei beni, il calo delle quotazioni petrolifere e il rallentamento del mercato immobiliare dovrebbero contribuire a bilanciare tali pressioni, mantenendo i rendimenti dei Treasury decennali entro un range contenuto. Nel lungo termine, i rendimenti dei Treasury rimangono un rischio per gli investitori azionari, date le fondate preoccupazioni relative all’aumento dei disavanzi. Finora, il mercato ha preferito sorvolare su questi timori poiché l’impatto dei crescenti disavanzi derivanti dal “One Big Beautiful Bill” (OBBB) non sarà evidente agli investitori per qualche tempo.

Pur mantenendo una certa cautela nel breve periodo, rileviamo che l’andamento del credito e l’ampiezza del mercato sembrano sostenere la tesi rialzista secondo cui l’attuale progresso è solido oltre che durevole. Gli spread obbligazionari, storicamente una buona misura delle aspettative di stress finanziario, rimangono contenuti e favorevoli alla crescita. L’attuale ampiezza del mercato, ovvero il grado di partecipazione dei titoli al rally del mercato, è sufficientemente estesa. Infine, la leadership in settori come la tecnologia, l’industria e la finanza sembra indicare prospettive di mercato solide e durevoli.

Pur mantenendo una visione più neutrale sull’azionario nel breve periodo, a fronte delle incertezze tariffarie e delle valutazioni, siamo decisamente più ottimisti riguardo al 2026, anno in cui stimiamo che gli utili dell’S&P 500 possano riguadagnare un tasso di crescita a doppia cifra. Scontiamo una risoluzione più ampia della maggior parte delle trattative sui dazi, che si tradurrà in un adeguamento dei prezzi una tantum piuttosto che in un impatto duraturo su prezzi e profitti. Prevediamo investimenti continui e robusti in tutto ciò che riguarda l’IA, ma anche in altri settori, poiché la deregolamentazione favorisce gli investimenti e l’attività dei mercati dei capitali si rafforza al ridursi dell’incertezza delle imprese. Infine, ci aspettiamo che sia lo stimolo monetario derivante dalla riduzione dei tassi sui Fed funds nel prossimo anno, sia lo stimolo fiscale derivante dall’impatto anticipato dell’OBBB sosterrà la crescita degli utili.

Fonte: InvestmentWorld.it


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