Benetti Carlo GAM

GAM : Noi senza paura

GAM : Se bastasse una bella canzone …, canta Eros Ramazzotti.

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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM


Se bastasse una pillolina a renderci più intelligenti … scrive l’amico Paolo Legrenzi.

Immaginiamo che esista un farmaco che renda più intelligenti e più efficienti. Priva di effetti collaterali, la pillola accelera la velocità di elaborazione delle informazioni, estende la memoria, rende più rapida la capacità di apprendimento. Sarebbe bellissimo vero? Saremmo tutti più pronti, più performanti, più “smart” come dicono gli studiati.

Peccato solo che non saremmo meno stupidi.

In un articolo di qualche anno fa, Paolo Legrenzi e Alessandra Jannone hanno ripreso e spiegato una ricerca dello psicologo Jonathan Baron che dimostrava come anche con intelligenza e prontezza aumentate, gli uomini continuerebbero a costruire modelli del mondo imperfetti, “a peccare di over-confidence … a fare valutazioni infondate in condizioni di incertezza soggettiva”.

Insomma, anche se un farmaco prodigioso aumentasse le capacità intellettive, la nostra vita non migliorerebbe di molto: la pillola non eliminerebbe gli errori e le sciocchezze, continueremmo a fare stupidaggini, semmai con maggiore velocità e più energia.

La psicologia cognitiva ha dimostrato che l’intelligenza non ci preserva dagli errori e dalle stupidate, i lettori di queste colonne probabilmente ricordano che il genio straordinario non impedì a Sir Isaac Newton di perdere una fortuna in operazioni finanziarie azzardate (vedi L’Alpha e il Beta del 1° ottobre 2018 “Anche il genio è un uomo”). “Non occorre essere stupidi per fare sciocchezze” titola il professor Paolo Legrenzi un suo fortunato, agile libretto, le emozioni sono più potenti dell’intelligenza e la più potente delle emozioni è la paura.

“La paura è un fattore potente quasi insuperabile e indomabile in tempi di incertezza come il nostro” scrive l’amico Legrenzi, “perché non solo la si prova improvvisamente, come quando esce la carta “Imprevisti” del Monopoli, ma la si ricorda anche a lungo”.

L’indagine sul risparmio delle famiglie italiane, curata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi, conferma che “gli italiani sono sempre più attenti al risparmio per affrontare gli imprevisti futuri, preoccupati per la terza età ma pronti ad aiutare economicamente le nuove generazioni, disponibili ad investire nel mattone e molto meno negli strumenti finanziari”.

Anche quest’anno l’Indagine presenta luci e ombre: il 58% degli italiani risparmia, è il dato più alto degli ultimi vent’anni, cresce il numero di risparmiatori che diventano investitori, ovvero che finalizzano il risparmio a obiettivi precisi e si dotano di strumenti adeguati al loro conseguimento. Nei portafogli delle famiglie cresce anche la componente di risparmio gestito ma a queste tendenze incoraggianti fanno da contrappunto la scarsa alfabetizzazione finanziaria, la diversificazione media dei portafogli ancora non ottimale.

Emerge soprattutto la marcata avversione al rischio, le obbligazioni restano lo strumento finanziario più amato dalle famiglie italiane. Il risparmio a fini precauzionali è preponderante nelle persone più anziane che, comprensibilmente, mettono al primo posto le necessità di assistenza e di cura; ma questo stesso atteggiamento è presente anche in molti risparmiatori più giovani, considerano il risparmio come precauzione verso l’incertezza, danno rilevanza alla sicurezza e alla conservazione del capitale.

In sintesi, la bussola di molti risparmiatori è la regola del “primo non prenderle”, coniata dal grande Bearzot nel 1992, si tengono alla larga dai mercati finanziari, hanno paura del rischio, temono i possibili crolli dei listini e le perdite di valore del capitale.

Beninteso, a nessuno piace vedere diminuire il valore del proprio denaro, ma l’investitore sa che i crolli del mercato, per quanto dolorosi e sgradevoli, sono eventi che capitano e che nel tempo vengono superati. L’investitore assume un orizzonte temporale lungo, paga le attese di rendimento con la rinuncia alla disponibilità sostanziale di parte del suo risparmio. L’investitore considera il crollo come un evento possibile ma non esiziale, il risparmiatore sta lontano dai mercati finanziari perché dei crolli ha paura.

“Noi senza paura” titola il quinto libro de “La Gaia Scienza” di Nietzsche.

Nell’aforisma dedicato alla morte di Dio, la paura è la reazione all’ignoto, gli uomini non credono al folle che annuncia la morte di Dio, non ne comprendono le implicazioni, hanno paura della perdita dei fondamenti della morale. L’ignoto dei mercati finanziari è decisamente una bagattella rispetto alle questioni metafisiche affrontate dal filosofo tedesco, ma lo stesso sentimento di paura impedisce a molti risparmiatori di diventare investitori, ovvero risparmiatori consapevoli che il rischio è la moneta che compra il rendimento, che il premio al rischio è la compensazione della paura, che il tempo è un formidabile alleato. Ogni evento è unico e gli investitori lo sanno bene, ma le reazioni umane sono sempre le medesime, paura e audacia, prudenza e sconsideratezza, condannate a una perpetua tensione duale le cui oscillazioni amplificano i movimenti dei mercati.

Nella storia dei mercati finanziari, da quel lontano Ferragosto del 1971 quando Nixon approfittò della distrazione estiva per annunciare la fine della convertibilità del dollaro in oro, il mese di agosto è stato spesso un mese complicato per i mercati finanziari, prodigo di apprensioni, complice anche la riduzione dei volumi per le vacanze di molti operatori. Nel 1971 l’ordine monetario globale saltava per aria mentre il mondo era in vacanza.

Enrico Cuccia approfittava della Milano agostana per preparare in tranquillità, e nella massima riservatezza, le operazioni di cui Mediobanca era regista. Il 2 agosto 1990 l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq segnò l’inizio della Guerra del Golfo, nell’agosto 1998 esplose la crisi del debito russo, nell’agosto 2007 i tassi Euribor, in particolare l’Euribor a 3 mesi, subirono una brusca impennata sulla crisi di fiducia che sarebbe sfociata nella crisi dei prestiti sub-prime.

Il 5 agosto dello scorso anno la borsa di Tokyo registrò la peggiore performance in una singola seduta dal 1987 e per qualche giorno la paura si estese agli altri principali listini.

Non è dunque scontato che agosto riservi ai mercati finanziari la stessa tranquillità goduta dalle famiglie in vacanza. Il mix di valutazioni prossime ai valori record, compiacenza, rischi di inflazione e tassi mantenuti alti potrebbero tradursi in movimenti di ribasso.

L’indicatore Barclays che misura l’“euforia azionaria”, un indice composito che tiene conto dei flussi dei derivati, della volatilità e del sentiment, è salito a livelli di guardia. L’indice mostra la condizione di euforia del mercato, sostenuta in buona misura dall’attività di investitori privati attivissimi sulle piattaforme di trading, dalla flessione di aprile si è verificata una corsa agli asset rischiosi come meme stock, crypto asset e azioni di piccole società ancora prive di profitti.

Diversa la lettura dello scenario da parte delle obbligazioni, l’aumento dei rendimenti e la discesa del dollaro riflettono le preoccupazioni per la tenuta dell’economia e la sostenibilità del debito federale.

Nelle prossime settimane, tra un’escursione e l’altra, terremo d’occhio i dati di inflazione e i rapporti sull’occupazione negli Stati Uniti. Terremo d’occhio soprattutto le banche centrali: al tradizionale simposio a Jackson Hole di fine mese sarà importante scrutare nelle dichiarazioni dei banchieri qualsiasi indicazione su tagli dei tassi o cambi nelle politiche, sarà importante seguire le parole di Powell, la sua posizione di presidente della Fed vacilla sotto i colpi di maglio di Trump, in gioco c’è l’indipendenza della banca centrale. Un nuovo presidente più sensibile alle pressioni di Trump taglierebbe i tassi, magari non nella misura indicata dal Caro Leader, ma dall’altra parte avremmo la reazione dei Treasury e del dollaro.

“Tu ne quaesieris, scire nefas …” scrive il poeta Orazio, non chiedere o Leuconoe, è vietato sapere quale fine a me e quale a te gli dèi abbiano assegnato. In altre parole, Orazio sta dicendo che è del tutto vano perdere tempo a interrogare la cabala babilonese.

“Carpe diem” continua il poeta latino “quam minimum credula postero”, afferra l’oggi, credi al domani quanto meno puoi.

Il professor Keating spiegava ai suoi studenti che “carpe diem” andava inteso come incoraggiamento a vivere appieno, a trovare la propria voce e a non sprecare il tempo. Allo stesso modo, l’investitore interpreterà il “carpe diem” oraziano come invito a non sprecare il tempo dietro alle previsioni di borsa, ad attenersi alla realtà dei fatti, a non cedere alla paura nel caso di spunti improvvisi di volatilità, confermare la fedeltà al metodo di investimento.

Quando i risparmiatori avranno imparato a prendere decisioni non sulla base delle loro paure ma in base agli obiettivi e alla pianificazione di lungo termine, saranno veri investitori, magari aiutati dai consigli di un professionista di fiducia.

Senza nessuna paura.

L’Alpha e il Beta torna a settembre, buon agosto e buone vacanze a tutte e a tutti.

Fonte: InvestmentWorld.it


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