Benetti Carlo GAM

GAM : Serve una barca più grande

GAM : “Lo squalo” compie cinquant’anni. Il film che ha tolto il piacere di nuotare in acque profonde a migliaia di ragazzini (tra i quali anche il Vostro affezionato), usciva nelle sale americane il 20 giugno 1975.

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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM


I produttori Zanuk e Brown adottarono una strategia di marketing per l’epoca innovativa, il primo giorno il film uscì in quasi cinquecento sale, pochi giorni dopo in altre duecento. Primo in classifica per settimane e costato meno di dieci milioni di dollari, il film divenne rapidamente campione di incassi: le fauci dello squalo inghiottirono in poche settimane i record della Stangata, dell’Esorcista e del Padrino. Al termine della “vita distributiva”, gli incassi complessivi furono poco meno di cinquecento milioni di dollari.

La trama del film la si può riassumere in una riga: una cittadina balneare terrorizzata da un enorme squalo bianco.

Ma la sapiente regia di un giovane Spielberg, la paura alimentata dalla minaccia che si nasconde nelle acque profonde (lo squalo si vede molto poco), l’ossessiva e ansiogena colonna sonora hanno fatto diventare il film un cult distribuito in tutto il mondo.

Alla fin fine è solo “un film su uno squalo” commentò Steven Spielberg.

Non è proprio così, nel film c’è molto di più che una storia di terrore nell’immaginaria isola di Amity: ci sono l’amicizia, l’avidità, l’amore per il mare, l’umorismo; la trama ammette molte interpretazioni, il potere della natura “che non fa distinzione tra le sue vittime”, la brama del denaro, il cinismo della politica.

L’Economist azzardò l’ipotesi di una possibile metafora della corruzione a seguito dello scandalo Watergate, Fidel Castro considerò il film una feroce critica marxista al capitalismo americano: lo squalo rappresentava la giustizia proletaria che mette a nudo l’avidità degli amministratori, il profitto che fa premio sulla sicurezza dei bagnanti.

Nello sviluppo della storia lo squalo non si vede quasi mai perché il modello meccanico non funzionava bene. “Il fatto che lo squalo meccanico non funzionasse fu la mia salvezza” disse Spielberg. Il mostro appare solo nella parte finale, una scelta obbligata che il regista ha sfruttato con sapienza, alimentando la tensione del pubblico attraverso il potere della suggestione. Lo squalo non si vede ma la sua presenza è costante.

Spielberg è abile nell’enfatizzare il contrasto tra la tranquillità in superficie e la pericolosità che si nasconde nella profondità nascosta. Le spiagge sono affollate, il sole splende, i bambini giocano in acqua, qualcuno fa vela, sembra tutto calmo finché non arriva l’attacco.

Il film offre qualche analogia anche agli investitori. La paura che nasce da ciò che non si vede, ad esempio, rimanda alle minacce nei mercati finanziari spesso nascoste: bolle speculative, rischi geopolitici, eccesso di leva, crisi immobiliari, tensioni su debiti sovrani.

L’economia degli Stati Uniti è ancora in buona salute, i primi risultati del secondo trimestre pubblicati mostrano che le imprese e i consumatori hanno continuato a spendere, il sondaggio periodico dell’Università del Michigan registra una leggera ripresa della fiducia dei consumatori. Dati che corroborano la fiducia e tengono gli indici S&P 500 e Nasdaq sui valori massimi.

Eppure, si notano sotto la superficie segnali di affaticamento: gli indici PMI del settore manifatturiero e dei servizi sono scesi più del previsto e l’attenzione è ora ai dati che verranno rilasciati giovedì 24 luglio.

Anche l’inflazione si sta dimostrando ostinata, a giugno è salita a 2,7%, un valore superiore al 2,4% di maggio e oltre le attese di 2,6%, un primo segnale degli effetti dei dazi, per il momento assorbiti in buona parte dalle imprese.

Il declino del dollaro rispetto alle maggiori valute e il prezzo dell’oro sono segnali di diffidenza verso la maggiore economia del mondo e di persistenti preoccupazioni sugli scenari geopolitici. Gli insulti e le ripetute minacce di Trump di licenziare il presidente della Federal Reserve Jerome Powell continuano a sollevare dubbi e, in effetti, la lettura dello scenario offerta dai mercati obbligazionari è più diffidente.

Il mercato obbligazionario non è popolato dalle migliaia di giovani trader “fai da te” che sulle piattaforme Reddit e Robinhood continuano a comprare sulle debolezze e fanno la loro parte nel sostenere i listini.

Gli operatori dei bond valutano le conseguenze sui conti pubblici del “Big Beautiful Bill”, nutrono perplessità sul debito federale e chiedono un premio al rischio: i rendimenti delle obbligazioni a dieci e trent’anni sono aumentati nella prospettiva di aumenti insostenibili del deficit e del debito.

C’è il rischio di nuotare tranquilli come i turisti ad Amity Island nel 1975, lo squalo sotto la superficie ha le dimensioni del debito e la cecità della compiacenza, essa stessa un rischio. L’ottimismo porta a sottovalutare i rischi potenziali e a prendere decisioni di investimento imprudenti. Basterebbe poco, un dato negativo, un’escalation geopolitica, una sorpresa sui tassi, per far bruscamente cambiare il sentiment.

“Ci serve una barca più grande” dice il capo della polizia di Amity Martin Brody.

Anche gli investitori devono chiedersi se la loro barca reggerebbe un’onda improvvisa; se la risposta è incerta, forse è il caso di parlare con un consulente o un esperto di fiducia e procurarsene una più grande.

La “barca più grande” è costituita da una strategia robusta, più flessibile e meglio diversificata.

Su queste colonne lo abbiamo ripetuto spesso, la diversificazione consiste nel distribuire gli investimenti su diverse classi di attività e aree geografiche con l’obiettivo di attenuare il rischio complessivo del portafoglio. Non può più limitarsi alla diade azioni e obbligazioni, deve fare spazio a strategie tematiche e decorrelanti, alle materie prime, alle strategie alternative. L’approccio corretto è quello della selettività e della flessibilità, evitare di concentrare i propri investimenti in poche classi di attivo o stili di investimento.

È importante monitorare attentamente i mercati e adeguare le strategie di investimento in base all’evoluzione della situazione economica e finanziaria.

In ultimo, la nostra “barca più grande” è fatta anche da informazione e consapevolezza, ovvero restare informati sui rischi specifici e vigili nel controllo delle proprie emozioni, consapevoli che i nostri comportamenti sono più insidiosi di quanto accade sul mercato.

La combinazione di fattori macroeconomici e politici (quanto sta accadendo sotto la superficie nel mare della politica a Washington merita attenzione) e del rischio della compiacenza suggerisce che la seconda metà del 2025 potrebbe rivelarsi impegnativa per gli investitori. Un approccio cauto, informato e flessibile sarà fondamentale per navigare in questo contesto incerto.

Gli investitori accorti, soprattutto se seguiti in modo professionale, la barca più grande l’hanno già.

Fonte: InvestmentWorld.it


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