Benetti Carlo GAM

GAM: Tempo, più importante dello spazio

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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM


Capi di stato, capi di governo, monarchi si sono ritrovati attorno alla bara di un papa molto amato e poco ascoltato. A distanza di undici anni, da quando Papa Francesco parlava di “guerra mondiale a pezzi”, portano sulle spalle la responsabilità di un mondo frammentato e diviso, tormentato da guerre vere e da tensioni commerciali non più viste da quasi un secolo.

“La paura paralizza, la fiducia rende audaci, attivi e creativi” diceva Francesco. In effetti si è guastato qualcosa di più importante e prezioso della crescita economica e degli indici di borsa: è venuta meno la fiducia, la successione di decisioni contraddittorie è origine di conseguenze imprevedibili.

I danni dureranno nel tempo e non si tratta solo delle questioni commerciali legate all’ondivaghezza sulle tariffe, la notizia di cui si parla in città è la credibilità degli Stati Uniti, il capitale di fiducia accumulato nei decenni è stato giocato e dilapidato con poche mosse azzardate. Il movimento dei rendimenti del Treasury e la debolezza del dollaro sono i sintomi del cedimento della fiducia negli Stati Uniti, esprimono i dubbi per le prospettive economiche anche nel più lungo termine. In sovrammercato, i post e le dichiarazioni di Donald Trump sul presidente della Federal Reserve compromettono l’indipendenza della banca centrale e alimentano inutilmente l’incertezza.

Le cose non vanno meglio dall’altra parte del Pacifico, in Cina i fondi sovrani cercano di compensare le difficoltà economiche, anche quest’anno il governo ha indicato al 5% l’obiettivo di crescita ma è un obiettivo sfidante. Il problema vero resta l’insufficienza dei consumi interni, la crescita delle vendite al dettaglio è passata da una media annua di poco più del dieci percento tra il 2014 e il 2019 a poco più del cinque percento tra il 2020 e il 2024: un calo che esprime la debolezza demografica, la minore fiducia dei consumatori, la difficoltà a completare il passaggio verso un modello economico di tipo occidentale basato sui consumi interni.

Il Fondo Monetario e l’Organizzazione Mondiale del Commercio abbassano le stime della crescita globale, i dazi che minacciano il commercio internazionale compromettono anche la crescita. Il Fondo suggerisce agli Stati Uniti di ridurre il debito federale e il deficit di bilancio, approva la svolta in Europa e in Germania verso un aumento della spesa pubblica che dovrebbe ridurre la dipendenza dalle esportazioni come motore della crescita.

Per la Direttrice del Fondo Kristalina Georgieva si potrebbe uscire dall’età del caos, come la definisce l’Economist, “se gli Stati Uniti tagliassero il loro deficit di bilancio, la Cina abbracciasse un’economia più incentrata sui servizi e l’Unione Europea investisse di più eliminando le barriere interne alla concorrenza”. Se le grandi economie sono disposte a lavorare su queste questioni nella direzione di un maggiore equilibrio, ha detto la Georgieva, la fiducia potrà essere ripristinata.

“Vaste programme”, si tratta di processi lenti e complessi, richiedono dosi di intelligenza, volontà politica, disponibilità alla cooperazione che sembrano scarseggiare, non solo dalle parti di Pennsylvania Avenue 1600.

Papa Francesco avrebbe qualcosa da dire all’economia e ai suoi protagonisti, è stato in anticipo sui tempi, ha visto prima di altri “l’età del caos”. «Non ci sono due crisi separate, una ambientale ed un’altra sociale» scrive il Papa “bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”.

Se non siamo alla fine di un’epoca siamo comunque a un critico passaggio epocale. L’idea di ecologia integrale aiuta a ricomporre ciò che si è frantumato, suggerisce come tenere assieme le esigenze di sviluppo, perché non si distribuisce ciò che non si ha, e l’urgenza di rallentare il consumo sconsiderato delle risorse ambientali. L’ecologia integrale mette in relazione il rispetto della dignità di ogni persona, il rispetto del pianeta, il cambiamento climatico, i disequilibri nell’economia globale, le disuguaglianze. Sabato i leader del mondo hanno reso omaggio a un uomo che li aveva anticipati, che prima di loro aveva capito che la sola volontà di affrontare i grandi temi non basta, è necessario un approccio globale, che tenga a sua volta conto delle interdipendenze tra i fenomeni come il riscaldamento globale, la scarsità di cibo, le migrazioni, la finitudine delle risorse.

Nel 2016 Francesco incontrò gli imprenditori italiani in una due giorni significativamente intitolata «Fare Insieme». Già il titolo era una esortazione “a collaborare, a condividere, a preparare la strada a rapporti regolati da un comune senso di responsabilità […] nel complesso mondo dell’impresa, ‘fare insieme’ significa investire in progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati”. In quell’incontro il Papa ha esortato gli imprenditori “ad essere costruttori del bene comune e artefici di un nuovo umanesimo del lavoro”. In un tempo di relazioni sfilacciate, di chiusura ciascuno nel proprio domestico ‘particolare’ e di indifferenza per l’estraneo, sembra quasi scandaloso parlare di un nuovo umanesimo nel lavoro, nelle relazioni personali come in quelle economiche. Eppure, prendersi cura, di sé e degli altri, vuol dire semplicemente tornare a essere in profonda sintonia con la nostra umanità.

In molte occasioni il papa ha sottolineato anche come il tempo sia più importante dello spazio.

Il progresso umano è sempre un avanzamento nel tempo, argomentava Francesco: “il tempo, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio”.

Si parva licet con quel che segue, è un concetto che ben si attaglia anche al risparmiatore: la saggezza popolare attribuisce al tempo capacità taumaturgiche, il tempo è il “grande guaritore”, il suo scorrere ininterrotto, come l’acqua del fiume di Eraclito, lenisce le ferite del corpo e dell’anima. La storia dei mercati finanziari è lì a dimostrare che il tempo è il “grande guaritore” anche dei portafogli di investimento, sana le ferite delle correzioni, cura le cicatrici dei crolli più dolorosi.

Il professor Paolo Legrenzi paragona l’andamento dei mercati finanziari alle lunghe scale che in Liguria scendono verso il mare e nelle quali vengono ricavati nella roccia allargamenti per sostare durante le faticose risalite. I mercati finanziari, scrive l’amico Paolo, non vanno presentati come un alternarsi di salite e di correzioni ma come quelle scale liguri nella sequenza salita-pausa-salita. Guardando ai grafici di lungo termine dei listini, balza all’occhio come il tempo trasformi le correzioni in sospensioni della crescita.

Ma nell’”età del caos”, il deterioramento della fiducia mette a dura prova i nervi anche degli investitori pazienti. Con in mente l’immagine suggerita da Legrenzi della scala sul mare con le aree di sosta per alleviare la risalita, alcuni comportamenti corretti potrebbero essere:

  1. al netto della possibilità che le cose possano (ulteriormente) peggiorare, la lezione più importante per l’investitore è non lasciarsi prendere dalla paura e non portare cambiamenti radicali all’allocazione del portafoglio se questa risponde, come dovrebbe, a obiettivi lontani nel tempo; non reagire in modo eccessivo alle notizie, quelle minacciose e quelle percepite come amichevoli;
  2. ampia diversificazione nei temi di investimento nei quali si articolano i principali cambiamenti e che possono avere impatto sui mercati nel medio e lungo termine: la rivoluzione digitale, la trasformazione energetica, le dinamiche demografiche e della longevità;
  3. la diversificazione geografica torma a considerare le economie emergenti e la Cina; il settore tecnologico sta avanzando con passi da gigante, DeepSeek che ha scombussolato i mercati pochi mesi fa è la punta dell’iceberg costituito da un ecosistema complesso ed efficiente, gli avanzamenti nell’intelligenza artificiale, nei veicoli elettrici e a guida autonoma sono sfida al primato americano e opportunità per gli investitori.

Nelle fasi di grande incertezza emerge il valore della gestione attiva, la volatilità del mercato diventa essa stessa una classe di attivo che il gestore utilizza con accortezza e presenta opportunità nelle fasi di debolezza. L’investitore pensa nel lungo termine, tiene conto dei fondamentali e non del prezzo corrente, conosce quello in cui investe, si affida al metodo di investimento.

Il Treasury che perde la lucentezza del “porto sicuro” per i momenti di turbolenza è una conferma dell’idea che il vero “porto sicuro” non sia una singola classe di attivo, vulnerabile ai cambiamenti di scenario ma, semmai, un metodo di investimento che escluda il lancio dei dadi e la divinazione oracolare. Il porto sicuro è il metodo che attutisce il rischio e le strategie multi-asset inserite nella parte “core” dei portafogli seguono proprio il criterio di equilibrio tra le fonti di rischio, tengono assieme l’impostazione classica per singole asset class (azioni, obbligazioni, strategie alternative) e le loro correlazioni, in particolare nelle fasi di avversione al rischio.

Il tempo è più importante dello spazio, il tempo è il vero alleato dell’investitore.

Fonte: InvestmentWorld.it


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