L’effetto negativo del terremoto, sebbene ingente sui dati congiunturali, sulla crescita media del PIL giapponese nel 2011 dovrebbe essere contenuto (stima preliminare: -0,2/-0,3 pp), e seguito……
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mondiale dovrebbe essere assai contenuto. La politica monetaria fornirà supporto attraverso iniezioni di liquidità e aumento delle misure non convenzionali, anche per contribuire al finanziamento della ricostruzione che peserà sulle già disastrose finanze pubbliche giapponesi
Le valutazioni degli effetti del terremoto sullo scenario economico sono inevitabilmente incerte.
Un termine di paragone è rappresentato dal terremoto di Kobe del gennaio 1995, meno forte come magnitudo (7,3, contro 8,9 del terremoto dell’11 marzo), ma più esteso in termini di popolazione e infrastrutture colpite. L’area direttamente devastata nel 1995 era maggiormente industrializzata; la regione più colpita dal terremoto di Kobe rappresentava il 12,4% del PIL, e includeva uno dei principali porti del paese (Kobe). I costi del terremoto del ’95 sono stati stimati in circa 10 tln di yen, pari al 2,5% del PIL. Il terremoto del 2011 ha colpito in modo particolarmente forte l’area rappresentata da 5 prefetture, dove viene prodotto circa il 7,8% del PIL (ma il 9,5% della produzione del settore manifatturiero). L’area è più ampia, ma essendo prevalentemente rurale, produce una percentuale più limitata in termini di PIL rispetto al caso del 1995. Tuttavia i rischi di contraccolpi sull’economia complessiva questa volta sono ampliati dal fatto che sono danneggiati, in grado ancora da accertare, punti centrali per la produzione di energia e che esistono rischi di disastro nucleare.
Nel 1995, la produzione industriale calò del 2,6% m/m nel mese del terremoto, e le vendite al dettaglio si contrassero dell’1,4% m/m. Nel caso attuale, i rischi di contrazione sono aumentati dalla mancata produzione di energia e dalla chiusura degli impianti manifatturieri della regione.
Diverse imprese nel manifatturiero, incluse quelle nel settore auto, hanno già annunciato una chiusura degli impianti per almeno una settimana; tuttavia alcuni impianti produttivi torneranno in funzione in tempi relativamente rapidi. Ipotizzando un calo della produzione industriale produzione industriale produzione industriale produzione industriale del 50-60% nelle aree più colpite, e una dinamica positiva, ma inferiore a quanto incluso nell’indagine preliminare del METI (proiezione: +1,9% m/m a marzo), la produzione industriale di marzo potrebbe registrare una contrazione che potrebbe essere compresa fra -3,5 e -4,5 punti percentuali, tornando a calare dopo 3 mesi positivi (l’entità dell’effetto dipende da stime estremamente incerte ora riguardo ai riflessi sulla produzione delle aree non colpite dal terremoto, per blocchi nella produzione di energia e/o nella distribuzione di beni finiti e/o intermedi dovuta all’interruzione dell’attività e ai danni alle infrastrutture nelle aree al centro del disastro).

2. Flussi commerciali e PIL mondiale
Il PIL giapponese nel 2010 era pari all’8,7% del PIL mondiale. Anche un significativo rallentamento della crescita giapponese avrebbe un effetto modesto sulla crescita globale nel 2011, con una riduzione potenzialmente pari a 0,1-0,2 pp, ipotizzando una normalizzazione (anche dei mercati) e una graduale ripresa dell’attività produttiva nei prossimi mesi. Un meccanismo di trasmissione del disastro a livello internazionale è il commercio internazionale, soprattutto su Asia e Cina, che rappresentano più del 50% delle importazioni e delle esportazioni giapponesi. In termini di beni, la categoria principale dell’import sono beni energetici (28%, con 15% per il greggio). Nel 2010, le esportazioni verso Asia e Pacifico sono state pari al 58,8% del totale, le importazioni pari al 52,4% del totale, con un peso preponderante della Cina. Poco più del 10% delle importazioni cinesi hanno origine in Giappone, e l’8% dell’export cinese è diretto in Giappone. Gli effetti dello shock
sull’interscambio con Stati Uniti ed Europa dovrebbero essere modesti; le importazioni americane dal Giappone sono circa il 5% del totale, le esportazioni circa il 3%. Le esportazioni dell’area euro verso il Giappone sono pari all’1% del totale, confermando che anche un ampio shock agli scambi internazionali avrebbe ripercussioni modeste sulla crescita europea.

3. Politiche economiche
Gli interventi della Banca del Giappone dovrebbero contenere i rischi di instabilità sui mercati finanziari in fase di emergenza, con nuove misure di politica monetaria non convenzionale e ampie iniezioni di liquidità. In un secondo tempo, la necessità di finanziare la ricostruzione potrebbe determinare ulteriori aumenti di acquisti di titoli JGB sul secondario, oltre a quanto già annunciato con la riunione del 14 marzo. L’apprezzamento dello yen seguito agli eventi dell’11 marzo, determinato dal rimpatrio di fondi da parte di residenti e rafforzato dalla fase di chiusura dell’anno fiscale, è stato solo in parte contrastato dai fondi immessi dalla BoJ, pur in presenza di volatilità contenuta. L’intervento congiunto con il G7 per indebolire lo Yen è stato efficace, riportando il cambio sopra 81, dopo l’accelerazione del movimento di apprezzamento nei giorni successivi al terremoto e fornendo un pavimento per il mercato valutario. Dopo il terremoto del 1995, il cambio si apprezzò contro dollaro del 16,6% fra gennaio e aprile, per poi intraprendere
un sentiero pluriennale di deprezzamento. Il calo del mercato azionario nei giorni immediatamente successivi al terremoto è stato massiccio ma è successivamente almeno in parte rientrato, grazie anche agli interventi della Banca centrale. L’esperienza del 1995 suggerisce che gli effetti sui mercati dovrebbero essere temporanei (vedi grafico sotto). Nel 1995, il Nikkei scese complessivamente del 24,6% in sei mesi, per poi svoltare e ritornare sui livelli precedenti il
terremoto entro 11 mesi, poco prima della fine del 1995.

La Banca del Giappone ha annunciato in tempi rapidi misure di intervento straordinario in seguito al terremoto, abbreviando la riunione regolare del 14-15 marzo di un giorno. 1) Mantenimento della politica di tassi a zero (all’unanimità); 2 Ampliamento del programma di acquisto titoli, principalmente per la componente di titoli più rischiosi (un dissenso, di Suda, che voleva concentrare acquisti esclusivamente sui titoli più rischiosi). L’aumento degli acquisti verrà attuato su un arco di tempo prolungato (fino a giugno 2012) e sarà distribuito come segue: JGB, +0,5 tln; T bills, +0,1 tln; carta commerciale, +1,5 tln; corporate bond, +1,5 tln; ETF azionario, circa 0,45 tln; J-Reits, circa 0,05 tln.

La BoJ ha offerto fondi in modo flessibile attraverso operazioni di mercato aperto (vedi tabella sopra). Il Governatore ha affermato che la BoJ è pronta a versare liquidità in misura “massiccia” per sostenere il funzionamento regolare dei mercati. Shirakawa nella conferenza stampa dopo la riunione di politica monetaria non ha voluto commentare gli effetti del terremoto sulle finanze pubbliche, ma ha detto che la BoJ non può finanziare direttamente il Governo attraverso l’acquisto di JGB sul primario perché sarebbe in violazione della legge vigente, ma la Banca centrale continuerà a iniettare liquidità come necessario. E’ possibile che nei prossimi mesi la BoJ aumenti ulteriormente gli acquisti di JGB sul mercato secondario. Nel 1995, la BoJ iniettò liquidità e ridusse ampiamente il tasso di policy, la Banca centrale in Nuova Zelanda a marzo ha ridotto i tassi per sostenere l’economia dopo il terremoto: la BoJ questa volta, non potendo
tagliare i tassi, si manterrà pronta a espandere lo stimolo monetario attraverso gli acquisti di titoli una volta che diventeranno più chiari i costi economici del disastro.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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