L’andamento dei listini nel 2012 ha mostrato come i mercati fluttuino attraverso equilibri molto delicati. Correzioni repentine seguite da rialzi con bassi volumi hanno caratterizzato gli ultimi mesi, rendendo portafogli composti esclusivamente di azioni ed obbligazioni molto vulnerabili al timing di investimento.. ….
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Danilo Rippa, Gestore del settore obbligazioni convertibili di GLG (Man)
In questo scenario, uno strumento difensivo e dinamico come l’obbligazione convertibile rappresenta un’alternativa valida per proteggere il portafoglio nelle fasi di ribasso, mantenendo i potenziali benefici dell’esposizione al mercato azionario.
Questo strumento coniuga infatti il flusso cedolare tipico di un titolo di credito con una partecipazione al rialzo dei corsi azionari il che rende un’allocazione superiore al 20% in convertibili migliorativa del rischio/rendimento di portafoglio.
Per questo motivo sempre più operatori stanno spostando l’attenzione su questa asset class. Gli investitori obbligazionari tradizionali guardano a questi strumenti ibridi per l’esposizione dinamica alle azioni, mentre gli investitori azionari in cerca di dividendi vedono nel flusso cedolare e nella seniority del bond rispetto alle azioni una fonte di riduzione di rischio, senza rinunciare alla correlazione al mercato azionario.
Un’obbligazione convertibile presenta le sue caratteristiche più interessanti di titolo ibrido quando la componente opzionale intrinseca nel bond è “at the money”. In questa area di valutazione il bond ha la massima sensitività ai rialzi dei corsi azionari senza però presentare la stessa volatilità di un investimento in azioni. Questa è anche la fase in cui il valore temporale dell’opzione incorporata è massimo.
I gestori di fondi cercano di sfruttare il rapporto non lineare – ossia la “convessità” – tra il prezzo dell’obbligazione convertibile e il prezzo dell’azione sottostante.
La convessità dà agli investitori un vantaggio poichè rende questo tipo di titoli più sensibili alle variazioni al rialzo del prezzo dell’azione sottostante rispetto a un’eventuale flessione della stessa grandezza. Lo ‘sweet spot’ delle obbligazioni convertibili si colloca dove il delta, indicatore della sensitività di un’opzione rispetto al titolo sottostante, si trova nell’intervallo 0,3-0,7. Queste sono caratteristiche sfruttate anche da veicoli come il GLG Global Convertible UCITS, che con il 70% delle posizioni investment grade, un delta medio di 0,45 riduce drasticamente il rischio di credito per l’investitore finale mantenendo un’esposizione dinamica ai mercati azionari.
Guardando in prospettiva, possiamo analizzare tre possibili scenari:
In caso di ripresa economica sarà necessario ricorrere a una stretta monetaria per contrastare il rialzo dell’inflazione. In questo frangente, le obbligazioni convertibili seguiranno il rialzo dei mercati azionari, offrendo una protezione maggiore dall’aumento dei tassi di interesse rispetto alle normali obbligazioni societarie.
Al contrario, uno scenario al ribasso in cui le economie sviluppate ricadono nella recessione, le obbligazioni convertibili saranno favorite rispetto alle azioni poiché sono intrinsecamente dei titoli di credito che convergono verso la parity all’avvicinarsi della scadenza dei titoli.
Il terzo scenario è quello di una crescita globale stagnante con un aumento della volatilità. In una tale situazione, aumenterebbe il valore delle opzioni che a sua volta spingerebbe al rialzo i prezzi dei titoli convertibili. Allo stesso tempo, gli investitori continuerebbero a beneficiare dei flussi cedolari garantiti dai bond.
Fonte: BONDWorld – LGL (MAN)
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