Greenwood (Invesco). Crescita debole (1,6%) per la zona Euro nel 2016. Inflazione attesa allo 0,2%

“Sebbene le conseguenze a lungo termine del referendum sulla Brexit sembrino destinate a favorire il resto dell’UE a scapito del Regno Unito,……


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.

A cura di  John Greenwood, capo economista di Invesco


a breve termine gli shock per l’attività derivanti da un indebolimento della sterlina e un rallentamento nel Regno Unito incideranno negativamente sulle altre economie dell’UE. La crescita nella zona euro continuerà ad essere modesta. Per il 2016 nel suo complesso, prevediamo un incremento dell’1,6% per il PIL reale e dello 0,2% per l’inflazione”. E’ questa l’opinione di John Greenwood, Capo economista di Invesco, nell’outlook macroeconomico del III trimestre 2016.

Nel 1° trimestre 2016 il Pil della zona euro ha evidenziato un’espansione dello 0,6% su base trimestrale (superando gli Stati Uniti e il Regno Unito per la prima volta da molti anni) e una crescita dell’1,7%, rispetto all’anno precedente, mentre nel secondo trimestre, dopo anni di stagnazione, è finalmente ritornato al livello pre-crisi. La crescita è scaturita da un modesto aumento degli investimenti, maggiori consumi favoriti dal calo del prezzi dell’energia e crescita netta delle esportazioni.

“Tuttavia, nonostante una maggiore crescita delle spese, i perduranti bassi tassi di crescita degli investimenti e del credito in combinazione con il recente rafforzamento dell’euro hanno avuto come conseguenza un’l’inflazione dell’area euro al di sotto degli obiettivi ufficiali. I prezzi al consumo sono rimasti stabili e si sono riportati in area di lieve deflazione ad aprile (-0,2%) e maggio (-0,1%), ampiamente al di sotto dell’obiettivo BCE di livelli inferiori ma prossimi al 2%”, dice Greenwood.

Per cercare di superare questo problema, la Banca centrale europea ha deciso di ampliare gli acquisti di asset nell’ambito del Quantitative easing (QE) da 60 a 80 miliardi di euro mensili a partire da aprile e sino a marzo 2017, e oltre se necessario. Ha ampliato anche il ventaglio di acquisti allo scopo di includere 5-10 miliardi di euro al mese di obbligazioni societarie e lanciato quattro operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT II).

Il programma di QE della BCE, però, continua a rivelarsi per i mercati e l’economia dell’area euro meno stimolante di quanto dovrebbe a causa di fondamentali debolezze strutturali. Non a caso, nelle due principali aree dove le banche centrali primarie stanno cercando di attuare un QE mediante normali canali di creazione del credito del sistema bancario, ossia Giappone e zona euro, si riscontrano tassi d’interesse negativi, crescita inferiore alla media e quasi deflazione. Le banche centrali potrebbero, al contrario, creare nuovi depositi o mettere nuovo denaro nelle mani di imprese e famiglie al di fuori del sistema bancario, tramite acquisti di asset direttamente da parte di queste entità non bancarie, come hanno fatto in pratica la Fed e la BoE. “In altre parole, sarebbe meglio che la BCE evitasse le banche, anziché affidarsi a esse per creare prestiti e quindi depositi in una fase in cui queste sono gravate da bilanci compromessi”, spiega Greenwood.

“Sebbene i nuovi acquisti di obbligazioni societarie creino nuovi depositi a disposizione di entità non bancarie, la parte restante e più consistente del programma è ancora una volta concepita per funzionare attraverso la catena di trasmissione del sistema bancario. Tuttavia, le banche continuano a dimostrarsi riluttanti a concedere finanziamenti e la semplice riduzione dei tassi d’interesse, anche in territorio negativo, non garantisce una crescita più rapida degli investimenti o dei depositi”, conclude Greenwood.

 

Fonte: BONDWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscrivendoti riceverai la newsletter di InvestmentWorld.it. Con il tuo consenso, le nostre email contengono tracking pixel, piccole immagini che ci permettono di sapere se e quando un messaggio viene aperto, e registriamo i clic sui link. Senza il tuo consenso la newsletter ti arriva senza questi strumenti. Leggi l’informativa privacy.

Monitoraggio delle attività via email
Comunicazioni promozionali