Hooper Kristina Man Group

Guerra in Iran e rischio recessione USA: la lettura di Man Group sui mercati

Kristina Hooper, Chief Market Strategist di Man Group, ha aggiornato le previsioni macroeconomiche alla luce delle recenti escalations militari in Iran.


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Articolo creato dalla Redazione di InvestmentWorld.it


Kristina Hooper, Chief Market Strategist di Man Group


La valutazione principale indica un aumento significativo della probabilità di recessione negli Stati Uniti. Secondo l’analisi di Man Group, gli investitori dovrebbero evitare acquisti prematuri durante le attuali fasi di vendita sui mercati.

Petrolio e soglia critica

Prima dell’inizio degli attacchi, le previsioni indicavano già una lieve recessione per l’economia statunitense. Il conflitto in corso modifica gli scenari degli economisti. Le stime attuali prevedono un prezzo del petrolio superiore ai 120 dollari al barile. Alcune proiezioni raggiungono i 200 dollari.

Il consenso di mercato identifica una fascia tra 120 e 130 dollari al barile, se mantenuta per un periodo prolungato, come soglia in grado di innescare una recessione. Hooper ritiene probabile il raggiungimento di questi livelli. La difficoltà per gli Stati Uniti di uscire rapidamente dalla situazione conflittuale supporta questa ipotesi.

Impatto sulle catene di approvvigionamento

Le implicazioni economiche riguardano anche settori oltre all’energia. Una parte significativa della produzione mondiale di elio e urea transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Blocchi o tensioni in questa area influenzano direttamente la produzione di semiconduttori e fertilizzanti. Queste pressioni sulla catena di approvvigionamento aumentano la probabilità di un rallentamento economico.

Valutazione dei mercati e durata del conflitto

I mercati finanziari hanno mostrato un livello di compiacenza elevato rispetto alla gravità della situazione. Una possibile spiegazione risiede nella percezione degli operatori. Molti investitori assimilano il conflitto all’imposizione di dazi avvenuta in occasione del «Liberation Day», ritenendo si tratti di un problema di breve durata risolvibile con un ritiro unilateralе degli Stati Uniti.

Hooper definisce questa ipotesi errata. I dazi presentano una gestione market-friendly perché possono essere modificati unilateralmente con rapidità. I conflitti militari seguono dinamiche diverse. Coinvolgono multiple parti e non permettono modifiche immediate delle condizioni. La durata del conflitto rimane incerta. La regola empirica indicata da Man Group stabilisce una correlazione diretta: maggiore durata implica prezzi più alti per petrolio, elio, urea e materie prime correlate, con conseguente aumento del danno economico.

Indicatori di rischio e volatilità

I dati derivati dai mercati non riflettono appieno la gravità del rischio. La probabilità di recessione quotata sulla piattaforma di prediction market Kalshi si attesta al 32%. Secondo Hooper, questo dato sottostima la probabilità reale. Anche gli spread delle obbligazioni high-yield statunitensi non incorporano adeguatamente l’entità del rischio recessivo.

Sul fronte della volatilità, l’indice VIX mantiene livelli elevati. L’indice MOVE, che misura la volatilità implicita sui titoli del Tesoro statunitense, ha raggiunto i massimi dalla scorsa primavera, periodo coincidente con l’annuncio dei dazi del «Liberation Day».

Valute e mercati emergenti

Il dollaro statunitense conferma il suo ruolo di asset rifugio durante la crisi. Le valute dei mercati emergenti registrano indebolimento. I titoli azionari di queste aree geografiche seguono lo stesso andamento.

La flessione nei mercati emergenti potrebbe generare opportunità di acquisto per gli investitori attivi. Le vendite massicce tendono spesso a essere indiscriminate, creando disallineamenti nelle valutazioni. La tempistica per entrare rimane tuttavia condizionata dalla durata dell’azione militare. Ulteriori vendite sono possibili prima di una stabilizzazione definitiva.

Conclusione

La strategia di Man Group suggerisce cautela. La combinazione di prezzi energetici elevati, interruzioni nella catena di approvvigionamento e durata incerta del conflitto richiede una revisione delle aspettative di crescita. Gli indicatori di mercato attuali non prezzano correttamente il rischio di recessione.

Fonte: InvestmentWorld.it

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