I mercati valutari: Il FOMC indebolisce il dollaro

Il FOMC indebolisce il dollaro. Revisione al rialzo per l’EUR/USD, ma con upside vicino. USD – Il FOMC non ha fatto bene al dollaro. Bernanke ha detto chiaramente che la politica monetaria va ancora mantenuta accomodante e, sollecitato sulle tempistiche, si è spinto a dire che il ciclo di tightening non può partire prima di altre due-tre riunioni del FOMC…


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Tassi e rendimenti USA restano quindi schiacciati verso il basso nel breve. Questo penalizza il biglietto verde perché gli investitori sono a caccia di rendimento, che non trovano negli Stati Uniti ma altrove, perché (quasi tutte) le altre banche centrali sono già in fase di rialzo dei tassi o si sta comunque facendo il conto alla rovescia. In questo momento ci vorrebbero dati USA di aprile molto positivi per fermare la discesa del dollaro o farlo risalire un po’ dai minimi degli ultimi giorni: cruciale, in tal senso, l’employment report in uscita venerdì, nonché gli ISM.

EUR – Abbiamo rivisto al rialzo il profilo per l’EUR/USD, mantenendo però una tendenza ribassista di fondo. Le proiezioni a 1m-3m-6m vengono innalzate rispettivamente a 1,50-1,43- 1,35 da 1,45-1,37-1,32 EUR/USD (v. tab.). Infatti, dopo il FOMC l’euro è volato a 1,48 EUR/USD – livello abbandonato a dicembre 2009. Con tassi Fed bloccati sui minimi per due/tre mesi – stanti le dichiarazioni di Bernanke – e di contro tassi BCE in ulteriore ascesa sullo stesso orizzonte previsivo, le stime ottenute con il nostro semplice modello suggeriscono che un cambio intorno a 1,50 EUR/USD è coerente (1) sia con tale scenario, (2) sia con le aspettative di mercato sui tassi BCE e sui tassi Fed, dove lo spread si è già allargato molto. Il trend discendente si spiegherebbe con il graduale avvicinarsi del momento in cui anche la Fed tornerà ad alzare i tassi. Un’occasione per testare l’1,50 si avrebbe forse qualora giovedì, al termine dell’incontro BCE Trichet lasciasse intendere che il prossimo rialzo potrebbe arrivare già al meeting di giugno. Poco probabile però uno sfondamento perché il mercato sconta già un altro rialzo entro fine giugno.

GBP – Revisione al rialzo anche per la sterlina, in termini di cambio GBP/USD da 1,58-1,52 a 1m e 3m rispettivamente a 1,62-1,56 (v. tab.). Anche la divisa britannica, infatti, è salita contro dollaro per effetto del FOMC, ma meno di quanto abbia fatto l’euro, rispetto al quale si è indebolita. Il rafforzamento contro dollaro da 1,64 a 1,67 GBP/USD è però in parte da imputarsi anche all’effetto favorevole del buon dato di PIL del 1° trimestre, che ha confermato le attese di un rimbalzo dello 0,5% t/t dopo la contrazione del 4° trimestre. Affinché la divisa britannica scenda dai massimi raggiunti è necessario che i dati di aprile mostrino un indebolimento dell’economia (attesi i PMI martedì e giovedì). Non si attendono novità dall’incontro BoE di giovedì.

JPY – Sull’esito del FOMC il dollaro è sceso anche contro yen, il che potrebbe rinviare l’attesa inversione ribassista della divisa nipponica. Rivista così anche la proiezione a 1m da 86 a 84 USD/JPY (v. tab.). Necessari dati USA positivi per far tornare il cambio verso 83-84 USD/JPY.


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