IG Italia : La Federal Reserve dovrebbe lasciare i tassi invariati nel meeting del 28-29 aprile, ma il mercato guarderà ben oltre la decisione formale
A cura di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia
La Federal Reserve arriva al meeting del 28-29 aprile 2026 in una fase particolarmente delicata per i mercati. La decisione sui tassi sarà pubblicata mercoledì 29 aprile alle 20,00 italiane, seguita dalla conferenza stampa del Presidente Jerome Powell alle 20,30.
Il nostro scenario base è una conferma dei tassi di interesse nell’attuale intervallo 3,50%-3,75%.
A nostro avviso, il punto centrale non sarà soltanto cosa farà la banca centrale sui tassi, ma cosa dirà Powell sul sentiero futuro della politica monetaria e, soprattutto, cosa lascerà intendere sul futuro istituzionale della Fed dopo il 15 maggio 2026. Guidance e governance saranno i due temi principali di questo importante meeting.
Ultimo ballo di Powell?
Questo FOMC potrebbe essere l’ultimo meeting di Jerome Powell da presidente della Federal Reserve. Il suo mandato da Presidente del FOMC scade infatti il 15 maggio 2026, mentre il suo mandato come membro votante del Board of Governors prosegue fino al 31 gennaio 2028. È una distinzione particolarmente importante: Powell può smettere di essere presidente della Fed senza necessariamente lasciare il Board come vorrebbe invece il Presidente Trump.
Per i mercati, questa è una variabile non secondaria. Se Powell dovesse lasciare completamente la banca centrale, la transizione sarebbe più netta e aprirebbe un nuovo spazio politico dentro il Board per un probabile membro dovish che possa assecondare le richieste dell’attuale amministrazione. Se invece decidesse di restare come governatore, continuerebbe ad avere un ruolo nel FOMC e nelle decisioni di politica monetaria, pur senza guidare l’istituzione.
La conferenza stampa potrebbe quindi diventare anche un momento di chiarimento personale e istituzionale. Il mercato vorrà capire se Powell intende accompagnare la transizione restando nel Board oppure se il FOMC di aprile segnerà davvero la fine della sua presenza operativa nella Fed.
Kevin Warsh, a che punto siamo?
Il nome indicato per la successione è Kevin Warsh, ex governatore Fed e figura storicamente molto attenta al tema della credibilità monetaria. Il processo di conferma è entrato nella fase finale, ma non è ancora del tutto concluso.
Nelle ultime ore il percorso sembra essersi sbloccato dopo che il senatore repubblicano Thom Tillis ha segnalato il proprio sostegno alla nomina, rimuovendo uno degli ostacoli politici più rilevanti.
Il voto in commissione bancaria del Senato, che si terrà domani alle 16 italiane, è atteso come un passaggio chiave prima dell’eventuale voto in aula. Soprattutto dopo il duro confronto tra la democratica Elizabeth Warren e Warsh diventato virale sui social media.
Per i mercati, la questione è importante. Una conferma rapida di Warsh ridurrebbe il rischio di una fase di transizione prolungata dopo la scadenza del mandato di Powell. Un ritardo, invece, aprirebbe una finestra di incertezza proprio mentre la Fed deve gestire un quadro complicato: inflazione ancora sopra il target, petrolio elevato, crescita meno brillante e forti pressioni politiche per una politica monetaria più espansiva.
In termini di mercato, Warsh viene letto come una figura potenzialmente favorevole a una Fed più orientata al taglio dei tassi rispetto alla linea di prudenza difesa finora da Powell. Warsh ha dichiarato più volte che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale dovrebbe avere effetti disinflazionisti sull’economia americana. Recentemente Warsh ha sottolineato di volere trovare un equilibrio tra eventuale taglio dei tassi e riduzione degli asset in portafoglio della FED.
Il prossimo appuntamento del processo di conferma della nomina sarà domani alle 16,00 quando la Commissione Bancaria del Senato voterà per avanzare il dossier al prossimo step ovvero al voto in Senato (con maggioranza semplice).
Se Warsh non viene confermato subito: il nodo complesso dell’interim
In caso di conferma non immediata di Warsh entro il 15 maggio, la guida della Fed entrerebbe in una fase istituzionalmente delicata. La regola più lineare è che, in assenza del Chair, le riunioni del Board siano presiedute dal Vice Chair, quindi oggi da Philip Jefferson. Il Federal Reserve Act stabilisce che alle riunioni del Board presiede il Chair e, in sua assenza, il Vice Chair.
La questione, però, non è completamente meccanica sul piano politico. Powell potrebbe restare nel Board fino al 2028 e questo aprirebbe il tema della continuità temporanea della leadership fino alla conferma del successore. È proprio questa incertezza a rendere il passaggio del 15 maggio più sensibile del normale.
Per i mercati, una transizione ordinata verso Warsh sarebbe lo scenario più semplice da scontare. Al contrario, una fase confusa, con Warsh non ancora confermato, Powell ancora nel Board e Jefferson chiamato a garantire continuità istituzionale, rischierebbe di aumentare la volatilità su Treasury, dollaro e curva dei Fed Funds.
FOMC diviso tra falchi, colombe e centristi
Dentro il FOMC, l’equilibrio appare tutt’altro che lineare. Da un lato c’è un’area più dovish, favorevole a una normalizzazione più rapida dei tassi. In questo gruppo rientrano soprattutto Stephen Miran, Christopher Waller, Michelle Bowman e, in misura più moderata, Anna Paulson. Dall’altro lato resta un blocco più hawkish, rappresentato soprattutto da Lorie Logan, Beth Hammack e Neel Kashkari, più sensibili al rischio di tagliare troppo presto in presenza di inflazione ancora elevata e petrolio in rialzo.
In mezzo si colloca il nucleo istituzionale della Fed: Jerome Powell, John Williams, Michael Barr, Philip Jefferson e Lisa Cook. Sono membri più orientati a una linea data dependent, anche se Cook negli ultimi mesi è stata percepita come più attenta ai rischi inflazionistici.
La vera domanda del meeting sarà quindi questa: il consenso resta nelle mani dei centristi o la Fed si sta avvicinando a una spaccatura più visibile tra falchi e colombe? Powell dovrà evitare di apparire troppo morbido sull’inflazione, ma anche troppo rigido davanti ai segnali di rallentamento dell’economia.
Inflazione e aspettative: il rischio per Powell
Sul fronte macroeconomico, il nodo principale resta l’inflazione. Il recente rialzo dell’energia ha riaperto un tema che il mercato sembrava aver in parte archiviato: la Fed può davvero preparare il terreno a tagli dei tassi d’interesse se petrolio, carburanti e aspettative sui prezzi al consumo tornano a salire?
Powell dovrà probabilmente distinguere tra uno shock energetico temporaneo e un rischio più persistente per le aspettative di inflazione. Se la Fed considerasse il rialzo dell’energia come un fenomeno transitorio, potrebbe mantenere una postura attendista e lasciare aperta la porta a tagli più avanti. Se invece il FOMC dovesse mostrare maggiore preoccupazione per una trasmissione dello shock a salari, consumi e aspettative, il messaggio diventerebbe più hawkish portando a vendite su azionario e acquisti sul dollaro.
Crescita più fragile, ma non ancora recessione
L’altro lato del dilemma è la crescita. L’economia americana non appare in recessione, ma mostra segnali di minore slancio. La Fed deve quindi evitare un errore doppio: tagliare troppo presto se l’inflazione resta elevata oppure aspettare troppo se la crescita dovesse indebolirsi più rapidamente.
È proprio in questo contesto che la conferenza stampa diventa centrale. Il comunicato potrebbe restare prudente e abbastanza bilanciato, ma Powell sarà costretto a rispondere su temi molto più sensibili: petrolio, inflazione, indipendenza della Fed, successione a
Warsh, permanenza nel Board e divisioni interne al FOMC.
Per noi, il rischio è che il mercato legga ogni sfumatura non solo come segnale monetario, ma anche come segnale politico. Una frase troppo aperta ai tagli potrebbe rafforzare l’idea di una Fed destinata a diventare più dovish con Warsh. Una frase troppo dura sull’inflazione potrebbe invece essere interpretata come il tentativo di Powell di blindare la linea della banca centrale prima del passaggio di consegne.
Impatto su dollaro, oro e Wall Street
Per il DOLLARO, lo scenario più favorevole sarebbe una Fed ferma ma ancora preoccupata dall’inflazione. In questo caso il mercato potrebbe ridurre le attese di taglio e riportare forza sul biglietto verde, soprattutto contro euro e yen. Al contrario, una conferenza stampa più dovish o molto aperta alla successione Warsh potrebbe indebolire il dollaro, almeno nel breve periodo.
Per l’ORO, il quadro resta costruttivo in caso di incertezza istituzionale. Normalmente dollaro forte e rendimenti reali elevati sono un freno per il metallo prezioso. Tuttavia, una transizione complicata alla guida della Fed, unita a rischi geopolitici e inflazione energetica, potrebbe mantenere elevata la domanda difensiva.
Per l’AZIONARIO USA, il messaggio è più articolato. Una Fed più dovish potrebbe sostenere tecnologia, titoli growth e Nasdaq. Ma se il mercato percepisse il cambio di leadership come una minaccia all’indipendenza della Fed o alla credibilità anti-inflazionistica, il beneficio iniziale potrebbe essere compensato da rendimenti più instabili e da una maggiore volatilità.
Scenario base di IG
Il nostro scenario base è una Federal Reserve ferma sui tassi, con il presidente Jerome Powell intenzionato a mantenere una linea molto prudente. Il messaggio più probabile è che la Fed non ha urgenza di tagliare, ma vuole preservare flessibilità se la crescita dovesse indebolirsi.
La novità, però, è che questo meeting non vivrà soltanto di macroeconomia. Il FOMC di aprile sarà anche un test sulla governance della Fed. Il mercato guarderà alla decisione sui tassi, ma ascolterà Powell per capire tre cose: se resterà nel Board dopo il 15 maggio, quanto è vicina la conferma di Warsh e quanto è profonda la divisione interna tra falchi e colombe.
Fonte: InvestmentWorld.it
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