Il decreto “salva-Italia”: un primo passo…

Il pacchetto fiscale presentato da Monti non scioglie certamente tutti i “nodi” dell’economia italiana e presenta dei punti di criticità, ma rappresenta un fondamentale passo per rassicurare i mercati. …


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Sono prevedibili nuove misure legate a una revisione complessiva delle spese pubbliche (spending review) e riforme “strutturali” a iniziare da quella del mercato del lavoro. Peraltro, il “convitato di pietra” affinché l’Italia esca dalla crisi resta l’evolversi delle decisioni prese in ambito europeo.

Il Presidente del Consiglio Monti ha presentato il 4 dicembre la manovra definita “decreto salva-Italia”. La manovra agisce su un arco di tempo pluriennale (anche molto lungo ove si considerino gli effetti della riforma pensionistica). Limitandoci al periodo 2012-2014, il totale della manovra lorda si commisura (per l’anno “medio” del triennio) a poco più di 30 miliardi, ma, al netto di interventi sullo sviluppo, spese indifferibili e sconti fiscali, la correzione sui saldi (ovvero la manovra netta) è pari (sempre per l’anno medio del triennio 2012-2014) a circa 21 miliardi. È importante sottolineare che quasi tutto l’aggiustamento grava sul 2012. All’interno del pacchetto è inclusa la correzione prevista come “clausola di salvaguardia” nella manovra del precedente Governo (coperta quasi interamente dall’aumento dell’IVA).

I punti di criticità sono fondamentalmente due: 1) il rischio di considerevoli effetti recessivi sul 2012, che potrebbero richiedere nuove manovre correttive per raggiungere l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2013; 2) il fatto che si sia agito principalmente dal lato delle entrate e non con tagli “strutturali” di spesa, se non per la componente pensioni.

In ogni caso, il decreto si compone di tre parti: riequilibrio fiscale e consolidamento dei conti pubblici, rafforzamento del sistema finanziario e sviluppo economico.

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Consolidamento dei conti pubblici

Dal lato delle entrate si agisce su: 1) la tassazione sulle abitazioni, che dovrebbe portare ben 11 miliardi di euro dei quasi 18 previsti come maggiori entrate, con un anticipo dell’entrata in vigore dell’IMP (Imposta Municipale Propria): l’aliquota dell’imposta sarà dello 0,4% per l’abitazione principale (con una franchigia di 200 euro) con una discrezionalità di +/- 0,2% a livello comunale, e dello 0,76% sulle altre, con una discrezionalità di +/- 0,3% a livello comunale; a questo si aggiungerà una rivalutazione della base imponibile, con il moltiplicatore utilizzato per passare dalla rendita al valore catastale che potrebbe essere aumentato sensibilmente per la maggior parte delle tipologie abitative per tener conto dell’incremento di valore delle abitazioni; 2) un allargamento dell’imposta di bollo a tutti i prodotti e gli strumenti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, con l’esclusione dei fondi pensione e dei fondi sanitari (con un’aliquota pari allo 0,1% dal 2012 e allo 0,15% dal 2013 sul valore di mercato degli strumenti); 3) un contributo ulteriore dell’1,5% sui capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale (in totale, considerando tutti i condoni dal 2001, la base imponibile sarebbe di 182miliardi); 4) un inasprimento della tassazione sui beni di lusso; 5) l’aumento dell’addizionale regionale IRPEF (dallo 0,9% all’1,23%) e dell’accisa sui carburanti (queste due poste dovrebbero fruttare in totale ben 7 miliardi); 6) l’istituzione del tributo comunale su rifiuti e servizi, che sostituirà TARSU e TIA, e infine 7) misure per l’emersione della base imponibile e della trasparenza fiscale attraverso un regime premiale e la riduzione del limite per la tracciabilità dei pagamenti fino a 1.000 euro e contrasto all’uso del contante (prudenzialmente la Relazione Tecnica al decreto non fornisce stime sul gettito da questa misura).

A ciò va aggiunto un aumento dal 21% al 23% e dal 10% al 12% delle aliquote IVA dal 1° settembre 2012 (e di un ulteriore mezzo punto dal 1° gennaio 2014 per entrambe le aliquote) come clausola di salvaguardia qualora non dovessero verificarsi gli introiti legati all’esercizio della delega fiscale prevista dal Governo precedente (in realtà l’aumento dell’IVA copre non interamente la clausola di salvaguardia prevista dal precedente Governo: il divario è pari a regime a 3,6 miliardi).

Dal lato delle spese si agisce su: 1) pensioni, con estensione a tutti del metodo contributivo, aumento dell’età pensionabile (dal 2012 a 62 anni per le donne e a 66 per gli uomini, con adeguamento per le donne all’età maschile nel 2018 e uscita flessibile) e degli anni di contributi (a 42 anni e 1 mese), deindicizzazione (per due anni) delle pensioni al di sopra del doppio della minima (circa 937 euro mensili); le misure sulla previdenza sono attese generare un risparmio di ben 8,5 miliardi cumulati nel triennio; 2) tagli dei trasferimenti agli enti locali (già colpiti dalle precedenti manovre del 2011 e del 2010) per altri 2,8 mld (distribuiti tra regioni a statuto speciale, province e comuni), mentre le regioni vengono “reintegrate” con 2,2 mld di addizionale regionale IRPEF e 0,8 mld di finanziamento del trasporto pubblico locale; 3) tagli ad enti e organismi, con riorganizzazione delle agenzie e soppressione di INPDAP ed ENPALS (e attribuzione delle funzioni dei due enti all’INPS) e di altre agenzie statali; riduzione dei costi di unzionamento di province e autorità competenti (con un’importante riduzione dei componenti eletti e abolizione delle giunte provinciali); peraltro, questo capitolo è atteso generare risparmi di appena 100 milioni.

Si conferma inoltre la linea di intervento delineata dal precedente Governo circa le dismissioni del patrimonio immobiliare: promozione di iniziative idonee alla costituzione di fondi in cui conferire i beni da gestire, valorizzare e dismettere (non sono incluse dismissioni delle partecipazioni azionarie, che comunque potrebbero essere deliberate in seguito con la semplice decisione dell’azionista, ossia il Ministero dell’Economia).

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Rafforzamento del sistema finanziario

Il Ministero dell’Economia viene autorizzato, fino a giugno 2012, a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane con scadenza da 3 mesi fino a 5 anni o, a partire dal 1° gennaio 2012, a sette anni per le obbligazioni bancarie previste dalla legge sulle cartolarizzazioni e di emissione successiva alla data del decreto. La concessione della garanzia è effettuata sulla base della valutazione da parte della Banca d’Italia dell’adeguatezza della patrimonializzazione della banca richiedente e della sua capacità di far fronte alle obbligazione assunte. Vengono così incluse nella manovra le misure che danno attuazione al pacchetto per il sostegno al sistema finanziario definite nel Consiglio Europeo del 26 ottobre scorso.

Sviluppo economico
Gli interventi per lo sviluppo (che valgono a regime poco più di 7 miliardi) includono la deduzione da IRES, IRPEF della quota IRAP riferita al costo del lavoro (più uno sconto IRAP mirato specificamente a favorire la partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani), incentivi per la patrimonializzazione delle imprese (cosiddetto ACE, Aiuto alla Crescita Economica), il finanziamento di un fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (con l’obiettivo di una lending capacity di 20-25 mld), di un fondo per la spesa dei programmi regionali cofinanziati dai fondi strutturali della UE e di un fondo per l’export. E’ prevista inoltre un’accelerazione delle spese in infrastrutture e la ricostituzione, in forma più snella, dell’Istituto per il Commercio Estero (ICE) per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Quanto alle liberalizzazioni entrano nella manovra la deregolamentazione di professioni, farmacie, gestori al dettaglio di carburanti e negozi, abolendo le limitazioni sugli orari di apertura e soprattutto stabilendo il principio della libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza vincoli.

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Una valutazione di sintesi

Il Governo ha basato le proprie proiezioni in termini di consolidamento fiscale su una previsione di variazione del PIL pari a -0,4/-0,5% per il prossimo anno e zero per il 2013. La stima per il 2012 è in linea con quella presentata dall’OCSE a fine novembre (-0,5%; l’OCSE vede però una
ripresa a +0,5% nel 2013). Le nuove stime del Governo sono circa in linea con le attuali nostre previsioni (ultima revisione effettuata un mese fa), rispetto alle quali tuttavia nelle ultime settimane, a maggior ragione tenendo conto degli effetti restrittivi della stessa manovra, sono cresciuti i rischi verso il basso.

La manovra agisce sul 2012 per 20 miliardi di euro, ovvero l’1,3% del PIL; l’impatto restrittivo sulla crescita può essere valutato in -0,4% per l’anno prossimo (cui si aggiungeranno altri due decimi nel 2013 e un decimo nel 2014). È importante sottolineare che la stretta fiscale sul 2012 va ad aggiungersi a quella già decisa sia nella manovra 2010 che nelle precedenti manovre di quest’anno. La restrizione fiscale totale sul 2012 è pari al 3,6% del PIL (con effetto sulla crescita di -1,6%).

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La manovra non avrà solo un impatto sulla crescita ma anche sull’inflazione, attraverso i rincari dell’IVA oltre che delle accise. La stessa esperienza dell’aumento dello scorso settembre dell’aliquota ordinaria IVA insegna che questa misura verrà trasferita in buona parte sui prezzi di vendita. Ai fini di quantificare l’impatto di questa singola misura contenuta nella manovra, abbiamo inserito l’aumento di due punti delle aliquote che potrebbe entrare in vigore dal 1° settembre 2012 nel modello ad equazioni simultanee Oxford Economic Forecasting (tenendo conto del fatto che l’aliquota al 4% resterebbe invariata, e dell’esistenza di deduzioni e detrazioni). Il risultato è per il primo anno di applicazione un impatto di -0,4% sul PIL, di -0,5% sui consumi delle famiglie e di +0,9% sull’inflazione. L’impatto va scemando negli anni successivi.

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In conclusione, è senz’altro positivo e ottimamente accolto dai mercati il fatto che la manovra sia stata definita e presentata in tempi rapidi. Altro punto di forza è che oltre alle misure correttive vi siano interventi per lo sviluppo (tra le quali benvenute in particolare le misure dall’effetto più “strutturale” come gli incentivi all’aumento del tasso di partecipazione al mercato del lavoro e all’aumento della dimensione delle imprese). Anche sul fronte delle entrate si segnala la novità di interventi sulla ricchezza (prevalentemente immobiliare) invece che sul reddito, con un impatto sul ciclo potenzialmente inferiore. Inoltre, il fatto che si sia scelto di concentrare la correzione sull’anno prossimo consentirà di valutare con un anno di anticipo l’eventuale necessità di altre correzioni e quindi rende più credibile, agli occhi severi dei mercati, il raggiungimento del target nel 2013.

D’altra parte, come detto i punti di criticità sono due: da una parte, l’incertezza sull’andamento di crescita e tassi; dall’altra, l’incompletezza delle misure strutturali.

1. Per quanto riguarda i rischi connessi all’andamento dello scenario, la manovra è sufficiente a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 nell’ipotesi di PIL a -0,5% nel 2012 e zero nel 2013 e al livello corrente dei tassi di interesse (nelle nostre stime, il gap da colmare è infatti pari a poco più di 19 miliardi). Nel caso in cui la crescita fosse inferiore alle ipotesi governative o i tassi tornassero a salire significativamente dai livelli attuali, l’obiettivo di pareggio di bilancio sarebbe a rischio; per ipotesi, se il PIL calasse nel 2012 di -1,5% anziché di -0,5% come stimato dal Governo, ne deriverebbe l’esigenza di un’ulteriore correzione pari a circa mezzo punto di PIL, da attuare probabilmente l’anno prossimo. Ma occorre domandarsi se abbia senso inseguire il pareggio di bilancio a fronte di ogni congiuntura economica, rischiando in tal modo di ritrovarsi in una spirale depressiva di tipo greco. A questo punto, l’ingrediente mancante dovrebbe essere fornito dall’Eurozona, attraverso la costituzione di un convincente meccanismo di salvaguardia contro il rischio di liquidità.

Un’azione decisa a livello continentale, peraltro, potrebbe anche accelerare la normalizzazione dei costi di rifinanziamento del debito e introdurre un elemento di rischio positivo in questo scenario.

2. D’altro lato è auspicabile attendersi per le prossime settimane interventi “strutturali” di spending review e riforme in grado di aumentare il potenziale di crescita dell’economia italiana; il Governo ha infatti annunciato l’intenzione di realizzare interventi sui seguenti temi: una riforma del mercato del lavoro (che risulti, come dalle parole del Ministro Fornero, complementare alla riforma delle pensioni), più ampie liberalizzazioni, rafforzamento della competitività delle imprese, più incisive misure nella lotta all’evasione e nella riduzione dei costi della politica.

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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