Il Punto: Crisi fiscale USA – Un accordo a breve è probabile, ma cosa succederebbe senza?

Finalmente sono apparsi segnali di disgelo fra Democratici e Repubblicani, che potrebbero preludere al raggiungimento di un accordo che eviti il default degli Stati Uniti. I Repubblicani hanno avanzato una proposta, discussa poi in una riunione già programmata con….

il presidente Obama, che prevede il rialzo del limite del debito per arrivare fino al 22 novembre, mentre si discutono misure per contenere la spesa nel medio termine. La proposta non include lo sblocco del Governo, e proibisce di utilizzare misure straordinarie per aggirare temporaneamente il limite del debito. Anche se è stata respinta, è un primo passo verso la soluzione della crisi.

Nei prossimi giorni (questo è un week end lungo negli USA) è prevedibile che si arrivi alla prima tappa dell’accordo, che rimuove lo spettro del default, con una legge ponte. Probabilmente i negoziati successivi seguiranno le linee indicate da Ryan, presidente della Commissione Bilancio della Camera, che aveva identificato come prioritario un insieme di correzioni modeste ai programmi ricorrenti (sanità e previdenza), in congiunzione con una riforma tributaria. Questa sarà la base per le discussioni che dovrebbero portare a un rialzo del limite del debito di almeno 1,1 tln di dollari, a 18,7 mld, per arrivare oltre le elezioni mid-term del prossimo autunno.

La nostra previsione è che nel giro di pochi giorni si annunci un’estensione delle leggi di spesa e un rialzo del limite del debito che portino al massimo fino a metà dicembre, mentre si procederà con la discussione sul sentiero della spesa e sulla riforma tributaria, seguita poi da un secondo stadio dell’accordo, che rimuova il problema del limite fino a novembre 2014, definisca modifiche alla spesa sanitaria nel medio termine e riallochi i tagli di spesa discrezionale del Budget Control Act nel 2014.

Ma cosa succederebbe se i negoziati fallissero? Facciamo brevemente il punto sull’impensabile, cioè il raggiungimento del “giorno X”, in cui il Tesoro non avrà più fondi per pagare i propri impegni finanziari. La stima del giorno «X» in cui le uscite saranno maggiori delle entrate è stimato dal Bipartisan Policy Center (BPC) fra il 18 ottobre e il 5 novembre. Il Tesoro ha indicato la possibilità di default dal 17 ottobre in poi, il CBO dal 22 ottobre in poi.

Se si arriva al “giorno X” senza un aumento del limite del debito ci sono due alternative:

1) il Tesoro fa default su una parte dei pagamenti dovuti oppure

2) il Presidente degli Stati Uniti o il Presidente della Fed scelgono di violare una legge per aggirare il limite e finanziare comunque il Tesoro.

Nel caso 1), più probabile, il BPC stima che il Tesoro fra il 18/10 e il 5/11 sarebbe in rosso per circa 106 mld di dollari, e non potrebbe pagare circa il 32% dei propri impegni finanziari. La questione sarebbe come scegliere cosa pagare. Gli interessi sul debito sarebbero pagati comunque, anche perché transitano su un conto separato alla Fed, mentre tutti gli altri pagamenti confluiscono su un singolo conto “misto”. Una “prioritizzazione” dei pagamentisarebbe difficilmente attuabile: prima di tutto, la scelta se pagare pensioni o sanità, stipendi o assegni ai veterani, sarebbe del tutto arbitraria e non difendibile alla luce delle dimensioni del problema; inoltre, il Tesoro ha detto di non avere in campo gli strumenti per “prioritizzare” centralmente i pagamenti. In alternativa, il Tesoro potrebbe più probabilmente seguire la strada di pagare i flussi su base giornaliera man mano che ci sono i fondi (v. fig. 3). Questo comunque continuerebbe a comportare il mancato pagamento del 32% della spesa prevista, con effetti di drammatica restrizione fiscale immediata.

Nel caso 2), ci sono alternative “illegali” per mantenere gli Stati Uniti solvibili. Il presidente Obama potrebbe invocare il 14esimo emendamento della Costituzione (secondo cui il debito degli Stati Uniti deve essere onorato), oppure appellarsi alla contraddizione fra leggi emesse dal Congresso (impegni di spesa e limite del debito) e autorizzare il Tesoro a emettere nuovo debito (violando la Costituzione che assegna l’autorità per emettere debito al Congresso). Il presidente ha indicato di escludere queste strade, anche perché il nuovo debito sarebbe attaccabile perché emesso in violazione della legge. Un’altra strada potrebbe essere il finanziamento diretto dalla Fed al Tesoro; questo violerebbe il Federal Reserve Act. Le strade illegali sembrano casi improbabili, a meno che dopo il raggiungimento del “giorno X” drammatici eventi di instabilità finanziaria inducano il Presidente o la Fed ad agire con poteri da situazione di emergenza.

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