Il Punto: Dal G20 di Cannes emergono proposte per potenziare la capacità di intervento del FMI

Dal G20 di Cannes emergono proposte per potenziare la capacità di intervento del FMI. Ma non è ancora chiaro come ciò si intersecherà con il piano di rafforzamento dell’EFSF. ….


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Riguardo a quest’ultimo, è probabile che neppure le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin della prossima settimana portino a chiarimenti definitivi.

Negli Stati Uniti, il “super comitato” istituito per proporre tagli al deficit 2013-21 dovrebbe delineare un piano entro la prossima settimana: le divergenze restano ampie e non è detto che si trovi un accordo, riaprendo nuove tensioni sulla politica fiscale federale.

Alla vigilia del G20 di Cannes, anche il Presidente del Consiglio Europeo ha inviato la sua lettera d’intenti. Molto succintamente si ricapitolano le conclusioni del 26 ottobre, riaffermando l’intenzione di “moltiplicare fino a cinque volte la potenza di fuoco del fondo EFSF”, di continuare sulla strada del consolidamento fiscale nei paesi che ne hanno bisogno, di sostenere la Grecia e di rafforzare l’unione economica per riequilibrarla all’unione monetaria. Ovviamente, l’Eurozona s’impegna a implementare “molto rapidamente” tutte le misure. Ma la rapidità dell’Eurozona terrà il passo con gli sviluppi di mercato? A oltre una settimana dal Consiglio Europeo, non soltanto rimane del tutto ignoto da dove l’EFSF ‘potenziata’ raccoglierà i fondi che servono a finanziare una capacità di intervento di mille miliardi, ma si è anche rischiato di perdere subito un pezzo della strategia: il primo ministro greco Papandreou, lanciando inaspettatamente una proposta di referendum popolare sull’euro ha rischiato di far saltare non soltanto il secondo programma di aiuti, ma anche la sesta tranche del primo programma, già deliberata dai creditori europei. La crisi è poi rientrata, aprendo la strada a un possibile governo istituzionale che traghetti il paese a nuove elezioni. Considerando l’erosione della maggioranza in Italia e gli appuntamenti elettorali in Spagna e Francia, il gruppo dei paesi dove un cambio di leadership è certo o probabile si va così allargando.

Invece di chiarimenti sulla possibilità di rendere rapidamente operativo l’EFSF potenziata, dal G20 di Cannes stanno emergendo proposte di potenziare di circa mille miliardi la capacità di azione del FMI mediante un’allocazione speciale di SDR (Special Drawing Rights, l’unità di conto del FMI) e introducendo la possibilità per i paesi di cedere o acquistare quote di SDR. Inoltre, il FMI potrebbe anche attivare un programma di linee di credito per paesi dai fondamentali macroeconomici solidi caratterizzata da condizionalità ‘leggera’, come previsto anche per l’EFSF. Ma come s’interseca il potenziamento del FMI con quello del meccanismo europeo? E come s’intende favorire la partecipazione di altri paesi o delle istituzioni finanziarie al programma europeo di stabilizzazione? Su questo fronte, il concetto di rapidità dei mercati si rivelerà probabilmente in contraddizione con quello delle Autorità europee. In particolare, sospettiamo che anche le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin di lunedì 7 e martedì 8 potrebbero non portare a passi in avanti risolutivi.

Negli Stati Uniti, la scadenza per la presentazione del piano di riduzione del deficit 2013-21 da parte del “super comitato”, istituito ad agosto, si avvicina: il piano deve essere presentato in Congresso entro il 23 novembre con tagli per almeno 1,2 trilioni di dollari. Il CBO richiede almeno 10 giorni per stimare gli effetti sulle variabili fiscali. Pertanto, per rispettare le scadenze, entro la prossima settimana il comitato dovrebbe presentare una proposta congiunta. Per ora non ci sono indicazioni di un compromesso, con piani ancora lontani essenzialmente sulla questione delle imposte. Il piano democratico, per circa 3 trilioni di dollari include: 1) dal lato della spesa, 475 miliardi di dollari di riduzioni di Medicare e Medicaid e circa 400 miliardi di dollari di spesa discrezionale, più risparmi da altri programmi per 250 miliardi, con potenziali tagli anche alla previdenza; 2) dal lato delle entrate, aumenti di 1,3 trilioni di dollari. La proposta repubblicana, per circa 2,2 trilioni, non è troppo diversa sulla spesa, ma dalle entrate arrivano solo 640 miliardi. L’accordo deve ridurre il deficit di “almeno” 1,2 trilioni: quindi le “quantità” ci sarebbero. Tuttavia, le differenze rimangono molto profonde sui dettagli. La pressione per un accordo è alta, ma al momento la probabilità di una soluzione in tempi rapidi non è più del 50%.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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