Il Punto : dibattito sulla situazione del Portogallo

Nelle discussioni sui rischi per l’Eurozona, gli incidenti sulla strada del risanamento fiscale avuti dalla Spagna hanno eclissato il Portogallo. Tuttavia, nelle ultime settimane,…..

Governo e creditori hanno attaccato frontalmente i dubbi degli investitori sul programma, pur senza ottenere grandi risultati. Negli Stati Uniti, il piano fiscale repubblicano sottolinea i rischi per il 2013.

– La malaccorta gestione degli annunci fiscali da parte del nuovo Governo spagnolo ha comprensibilmente eclissato il dibattito sulla situazione del Portogallo, che è effettivamente un rischio meno rilevante dal punto di vista sistemico. Tuttavia, alcuni sviluppi delle ultime settimane meritano un commento, perché elevano la posta in gioco. Il primo elemento è la decisione con la quale i creditori internazionali e il Governo portoghese stanno affermando che gli obiettivi 2012 del programma saranno conseguiti senza manovre aggiuntive. Ciò è emerso la prima volta a fine febbraio nel comunicato conclusivo del terzo riesame, dove si sostiene che l’obiettivo 2012 di deficit “si attende sia conseguito con le attuali politiche, purché non si materializzino i rischi al ribasso sullo scenario economico”. Non solo: si è saputo che le stime sul debito sono state riviste al ribasso, ritoccando il picco del 2013 dal 118 al 115% del PIL. Successivamente, non solo il ministro delle finanze Gaspar ha ribadito più volte lo stesso punto, ma ha anche aggiunto che il paese non chiederà né incrementi del sostegno finanziario, né una diluizione degli obiettivi. Questa sicurezza ci ha sorpreso, in quanto ritenevamo che il forte contributo fornito dai fattori una tantum alla correzione del deficit nel 2011 rendesse necessaria una manovra correttiva ulteriore quest’anno.

– A questo punto, è molto importante che gli obiettivi siano davvero conseguiti. Non perché altrimenti si rischi una ristrutturazione del debito portoghese. Chi pensa a un PSI sul debito del Portogallo sarà molto deluso: lo scenario alternativo più probabile, alla luce dell’esperienza maturata nel caso greco, è che l’Eurozona incrementi il livello di sostegno e ne estenda la durata, magari attivando il nuovo strumento delle linee di credito utilizzabile per il sostegno al mercato primario. Il costo di una smentita delle promesse sarebbe invece quello di un nuovo colpo alla credibilità delle analisi prodotte da Commissione Europea e FMI, già compromesse dalla crisi greca, e a quella (ancora più grave) del nuovo Governo portoghese, che fino ad ora si è mosso bene sia sul fronte delle riforme strutturali, che su quello delle privatizzazioni. La pubblicazione del rapporto sul programma da parte dei creditori internazionali dovrebbe presto fornire una base più solida per valutare la robustezza delle promesse di consolidamento fiscale.

– Negli Stati Uniti, il presidente della Commissione Bilancio della Camera, P. Ryan, ha presentato il programma fiscale repubblicano per il lungo termine. Il piano è “generale” nel senso che identifica linee guida per le principali voci di bilancio e dà obiettivi su base decennale. Il deficit sarebbe pari all’1,25% fino al 2030 e in allargamento sul 2050. Ci sono due punti fermi nel piano: 1) le entrate si stabilizzano al 19% per sempre; 2) le spese si stabilizzano al 20,25% fino al 2030 e poi scendono ancora. Dal lato delle entrate, il piano prevede una riforma tributaria che introduce solo due aliquote sul reddito (20 e 25%). Su questo fronte le entrate sono complessivamente analoghe allo scenario a politiche vigenti. La vera rivoluzione è sulla spesa assistenziale e discrezionale. La previdenza non è toccata e lo scenario repubblicano è in linea con gli scenari del CBO e dei democratici, la spesa sanitaria per gli anziani è solo modestamente inferiore agli altri scenari (per circa 0,25-0,5% di PIL). Per il resto, le voci di spesa crollano: la spesa primaria nel 2023 è al 17,5% del PIL, rispetto a 20,5% nello scenario a legislazione invariata e a 21% in quello a politiche invariate. Successivamente, la forbice si allarga ancora. Il modello è chiaro: “small government” (salvando gli anziani). Con questa piattaforma repubblicana, lo scenario di scontro aspro e di veti incrociati dopo le elezioni è quasi garantito. Entro l’autunno si dovrebbe tornare a toccare il limite del debito. Inoltre, in assenza di decisioni da parte del Congresso, la legislazione vigente prevede l’entrata in vigore nel 2013 di misure restrittive per più di 500 mld di dollari, fra fine di tagli di imposte, introduzione di nuove tasse e riduzioni automatiche della spesa. Lo scenario per il 2013 è un incubo.


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