In Italia una drastica accelerazione del processo di riforme è necessaria per vari motivi. Anche se ciò non garantisce che il tentativo sarà coronato da successo, le motivazioni politiche suggeriscono che non si tratta di un bluff. FOMC: si comincia a parlare di tassi…..
La crisi lampo che ha costretto il primo ministro Letta a dimettersi si sta risolvendo rapidamente con la formazione di un Governo guidato dal segretario del PD, Renzi, e sostenuto dalla stessa coalizione.
Mentre scriviamo non sono ancora noti né la squadra di Governo, né l’agenda dell’esecutivo. La prima diverrà pubblica nei prossimi giorni, quando (sabato?) il nuovo Governo giurerà davanti al Presidente della Repubblica. La seconda soltanto la prossima settimana, quando il Primo ministro si presenterà alle camere per ottenere il voto di fiducia – anche se qualche indicazione di massima è già arrivata. L’operazione, che ha avuto costi politici per il principale protagonista, acquisirà un senso soltanto se condurrà a una netta accelerazione nel passo delle riforme. Non stupisce, quindi, che il Presidente del consiglio incaricato abbia prospettato di concentrare nei primi cento giorni un fuoco di fila di misure impressionante. Si partirebbe dall’approvazione della riforma elettorale (già in discussione alla Camera, ma in standby per la crisi) e dalla presentazione della proposta di riforma costituzionale per modificare le funzioni e la composizione del Senato; si continuerebbe il mese dopo con la riforma del mercato del lavoro, quindi con la riforma della pubblica amministrazione e infine, il quarto mese, con la riforma fiscale.
Le indicazioni che sono arrivate riguardo alla strategia che si vuole seguire per la riforma del mercato del lavoro e la ristrutturazione del sistema fiscale sono incoraggianti – per quanto sia opportuno rinviare i giudizi a quando i provvedimenti saranno definiti con maggiore precisione. Anche la riforma istituzionale è importante, perché bisogna garantire la futura governabilità del Paese e rendere più efficienti i processi legislativi ed amministrativi.
Un obiettivo secondario dichiarato delle riforme è quello di potersi presentare alle trattative con le Autorità europee con un pacchetto di misure strutturali già approvate, in modo da ottenere un più graduale percorso di avvicinamento agli obiettivi fiscali di medio termine. Lo scambio riforme contro flessibilità ci sembra possibile, purché la flessibilità sia impiegata per misure che possano dare un contributo al rilancio della crescita potenziale. Non sarà comunque facile. I tempi dei processi legislativi sono tali che l’esecutivo rischia di non avere in mano molto più che delle proposte di riforma, quando il programma di stabilità italiano sarà esaminato dalla Commissione Europea e dal Consiglio. Inoltre, dovrà essere verificata sul campo la disciplina della coalizione nel perseguire con coerenza un disegno strategico.
I verbali della riunione del FOMC di gennaio confermano che il tema della determinazione dei tassi e la gestione delle aspettative è il focus della Banca centrale, mentre il tapering è una parte ormai marginale della politica monetaria.
Il Comitato ha iniziato a discutere i tempi del primo rialzo dei tassi. Secondo “alcuni” potrebbe essere appropriato alzare i tassi “relativamente presto”; per “un paio” di partecipanti le regole tradizionali di politica monetaria indicherebbero tassi in rialzo già “prima della metà di quest’anno”, anche se “altri” hanno notato che l’eredità della crisi finanziaria rende inappropriata l’applicazione di regole normali.
Per ora quindi non appare un consenso per un’anticipazione del primo rialzo: “diversi” partecipanti segnalano che le aspettative di mercato sono “ragionevolmente ben allineate” con le loro proiezioni. Sugli altri temi, c’era accordo sul fatto che “presto” sarà appropriato modificare la forward guidance per dare informazioni sulle decisioni sui fed funds “dopo che la soglia è stata varcata”. Qui ci sono diverse opinioni: alcuni preferivano il mantenimento di una forma “quantitativa” altri invece ritenevano opportuna una modifica verso una versione “qualitativa”. Diversi partecipanti sottolineavano l’importanza di dare più peso alla distanza dell’inflazione dal 2%, altri indicavano la possibilità di segnalare anche risposte a variazioni delle condizioni finanziarie.
Sul tapering, c’è consenso per riduzioni di 10 mld a riunione, a meno di variazioni dello scenario.
I verbali danno supporto a previsioni di
1) cambiamento della forward guidance a marzo;
2) mantenimento, per ora, del messaggio di tassi fermi fino a circa metà 2015;
3) possibilità che il sentiero di rialzo dei tassi nel 2015 sia più rapido di quello che il mercato (e le proiezioni della Fed) stanno scontando ora.
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