Gli interventi annunciati dal Governo italiano vanno nella direzione auspicata, anche se la riduzione del costo del lavoro rimane marginale. La rinuncia all’uso di decreti legge implica che l’entrata in vigore non sarà immediata, ma il mix di…
misure dovrebbe agevolare un disciplinato sostegno da parte della coalizione di maggioranza in Parlamento. Il nodo più intricato sarà quello del patto di stabilità e crescita: il miglioramento del saldo strutturale si è interrotto e il rispetto del criterio del debito si allontana.
– In Italia, il Consiglio dei Ministri ha approvato una serie di importanti provvedimenti di riforma destinati a incidere soprattutto sul mercato del lavoro e sul sistema tributario. Per quanto riguarda la legislazione sul mercato del lavoro, un decreto legge estenderà da 12 a 36 mesi la durata del primo contratto a termine, con un limite del 20% rispetto al totale degli occupati a libro paga, e introdurrà altre semplificazioni. La vera riforma del mercato del lavoro (contratto unico, riforma degli ammortizzatori sociali) sarà affidata a un disegno di legge delega, dai tempi inevitabilmente lunghi. Già il primo passo, tuttavia, ci sembra andare nella direzione di bilanciare le esigenze di flessibilità delle imprese con quelle di maggiore stabilità occupazionale dei lavoratori atipici.
– Sul fronte fiscale, sono previsti sgravi fiscali per i lavoratori dipendenti con redditi inferiori a 25 mila euro annui per un importo a regime di 10 miliardi (6,6 miliardi nel 2014, con decorrenza da maggio), una riduzione dell’Irap del 10% e un incremento della ritenuta d’acconto sulle rendite finanziarie dal 20 al 26% (per finanziare il taglio dell’Irap). Dovrebbe continuare anche il processo di smaltimento dei debiti della Pubblica Amministrazione, ma attraverso meccanismi che agevolano lo sconto delle fatture da parte del sistema bancario e che prevedono l’attivazione di garanzie statali e la possibilità di cedere il credito a CDP. Altre misure interessano l’edilizia sociale e gli affitti, i costi dell’energia per le PMI, il piano per l’edilizia scolastica. Gli sgravi fiscali puntano comprensibilmente più sull’aumento dei redditi netti dei lavoratori che sulla riduzione del costo del lavoro: tale scelta dovrebbe peraltro agevolare il passaggio dei provvedimenti in Parlamento, compattando la maggioranza, e aiuta ad avere il consenso dei sindacati. La riduzione delle imposte dovrebbe tradursi in un’accelerazione dei consumi nel terzo e nel quarto trimestre 2014, elevando il PIL del 2014 almeno dello 0,2%.
– Le coperture annunciate dal Governo vengono dalla spending review (3 miliardi considerati fattibili dal commissario Cottarelli), dal risparmio sulla spesa per interessi (2,3 miliardi) e dal maggiore gettito IVA derivante dal pagamento delle fatture arretrate. Il piano casa e il piano per l’edilizia scolastica saranno finanziati attingendo a stanziamenti pregressi mai utilizzati. Per il resto, si aumenterà il deficit pubblico dal 2,6% stimato a legislazione invariata dalla Commissione Europea a un livello comunque inferiore al 3%. Il Ministro dell’economia ha però affermato che a regime la copertura degli sgravi fiscali verrà soltanto dai tagli di spesa.
– Il nodo più delicato sarà il rapporto con l’Unione Europea. Se il limite sul deficit sarà rispettato, tuttavia viene meno la correzione strutturale inizialmente prevista dal programma fiscale di medio termine, con il risultato che il vincolo di riduzione del debito imposto dal nuovo patto di stabilità sarà ancora ignorato. Ciò rischia di riattizzare il dibattito sulla necessità di pressioni di mercato perché sia mantenuta la disciplina di bilancio, usato negli ultimi anni per negare la necessità di misure di sostegno (v. le critiche tedesche all’OMT). Inoltre, il Governo italiano si troverà a negoziare sulla base non di riforme in via di implementazione, ma di mere proposte di riforma. Cruciale potrebbe essere a questo punto un percorso rapido di approvazione parlamentare dei provvedimenti di riforma, oltre a garanzie riguardo alla ripresa del percorso di consolidamento fiscale e di riduzione del debito dal 2015, quando la ripresa sarà più solida.
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