Due temi hanno tenuto banco nell’ultima settimana: lo sblocco all’impasse sul caso-Grecia e lo stato dell’arte circa il potenziamento dell’EFSF (mentre prosegue la tornata di ratifiche nazionali, è emersa l’ipotesi, ancora vaga, di un EFSF “a leva”). Circa il secondo punto,…..
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…cruciale sarà l’ECOFIN di inizio settimana. In ogni caso, tali sviluppi consentiranno probabilmente di evitare eventi catastrofici da qui a fine anno, ma difficilmente potranno costituire una risposta “risolutiva” alla crisi.
Due temi sono stati al centro dell’attenzione dei mercati nell’ultima settimana – e lo saranno anche probabilmente per tutto ottobre, un mese fitto di appuntamenti importanti circa gli sviluppi della crisi del debito europeo .Si tratta di:
1) gli sviluppi del caso-Grecia. A tal riguardo, nell’ultima settimana qualche sviluppo positivo in merito a un sblocco dell’impasse che aveva determinato un “allontanamento” della “Troika” (l’equipe di esperti della Commissione, BCE e FMI) c’è stato, e cioè:
a) il Parlamento ha approvato (non era dato per scontato) le nuove misure restrittive, che includono: una tassa sulla proprietà immobiliare per introiti superiori al punto di PIL ogni anno; un ulteriore taglio, dell’ordine del 20%, dei salari pubblici e (dell’ordine del 4%, in aggiunta a un precedente 10%) sulle pensioni; infine, un innalzamento (a 5 mila euro) della soglia di esenzione fiscale;
b) secondo fonti di stampa l’accordo di swap con il settore privato secondo la formulazione dell’IIF ha superato gli obbiettivi che si era proposto (il 90% delle adesioni); il problema è che sempre secondo fonti di stampa ben sette Stati starebbero spingendo per un secondo programma di swap con perdite più significative di quelle (dell’ordine del 21%) contenute nella proposta dell’IIF;
c) la missione UE-FMI è tornata ad Atene dopo che il Governo ha messo a punto il budget 2012, che verrà presentato lunedì; nelle attuali condizioni, appare piuttosto scontata la concessione della sesta tranche di aiuti (per un importo di 8 miliardi) da UE e FMI – sebbene la Troika abbia riscontrato alcune mancanze rispetto agli impegni concordati, in particolare circa le illusorie misure di privatizzazione che furono definite a luglio (50 miliardi).
In sintesi, tali sviluppi vanno nella direzione di evitare un default “disordinato”, perlomeno nei prossimi tre mesi (non si tratta certamente di una soluzione “definitiva” al problema greco, ma se non altro di una ciambella di salvataggio che consente di “galleggiare” per altri tre mesi);
2) lo “stato dell’arte” circa il “potenziamento” del fondo EFSF.
Le questioni sono due:
a) la “ratifica” delle modifiche al fondo decise al Consiglio Europeo del 21 luglio (che includono principalmente la possibilità di acquistare titoli sul mercato secondario e primario, nonché quella di ricapitalizzare le banche); a oggi l’approvazione è avvenuta in 13 paesi su 17 (ben 6 nell’ultima settimana, vedi Tabella 2). Tra i restanti, i casi più “spinosi” appaiono quelli del Portogallo (che non ha ancora fissato una data per la discussione in Parlamento) e della Slovacchia. Anche in Slovacchia nell’ultima settimana c’è stato qualche sviluppo positivo, in quanto il secondo Partito della coalizione di Governo, che in precedenza si era detto contrario, ha pochi giorni fa ammesso che l’accordo è vicino e pertanto l’approvazione potrebbe essere raggiunta entro il 17 ottobre. In sintesi, l’obiettivo (diventato oramai molto probabile) è che tutte le ratifiche giungano entro metà ottobre, cioè prima dei giorni cruciali in cui si svolgeranno un G-20, un Consiglio Europeo e probabilmente un ECOFIN straordinario (che è stato convocato per ottobre ma la cui data è ancora incerta);
b) l’altra questione emersa dopo il G-20 riguarda il possibile potenziamento “a leva” dell’EFSF. Sarebbe in discussione la possibilità di concedere prestiti “a leva” (da 7-8 sino a 10 volte la dotazione del fondo), eventualmente attraverso la creazione di un veicolo separato con l’intervento di fondi o di emissioni BEI; in tal modo la “potenza di fuoco” potrebbe arrivare ad almeno 2 mila miliardi, cioè i fondi sufficienti a coprire il fabbisogno di tutti i paesi in difficoltà (pari a circa 1.500 miliardi da qui a fine 2014 considerando Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e Italia), oltre che le esigenze di ricapitalizzazione del sistema bancario (stimate nell’ultimo Global Financial Stability Report del FMI in circa 300 miliardi). La settimana è stata tutta un susseguirsi di voci e di smentite in tal senso. A tal proposito, sarà cruciale quanto comunicherà in via ufficiale l’Eurogruppo di inizio settimana. In ogni caso, anche se si appurassero la fattibilità tecnica e soprattutto la volontà politica di andare in questa direzione (cosa niente affatto scontata visto che le dichiarazioni del Ministro delle Finanze tedesco sembrano negare tale possibilità), i tempi di attuazione sarebbero lunghi, in quanto occorrerebbe attendere i tempi tecnici per l’approvazione da parte del Board dell’EFSF (ed eventualmente della BEI), l’eventuale consultazione dei parlamenti nazionali e per l’organizzazione delle emissioni sul mercato. Insomma, sarebbe uno strumento non utilizzabile prima di – nella migliore delle ipotesi – fine anno. D’altra parte, aumentare la dotazione attraverso un aumento del capitale da versare da parte degli Stati sarebbe un’arma pericolosa, in quanto appesantirebbe le esigenze di cassa degli Stati Membri e potrebbe paradossalmente danneggiare più seriamente proprio i paesi maggiormente in difficoltà, e cioè Italia e Spagna). Cruciale invece appare il tema del “pre-funding” (la possibilità di raccogliere fondi sul mercato indipendentemente dal fatto che essi vadano usati in un programma di aiuti in corso), che di fatto renderebbe lo strumento simile a una sorta di “Eurobond” e a cui pertanto molti Stati, capeggiati dalla Germania, sarebbero ideologicamente contrari. Per questo motivo, lo Statuto della nuova EFSF prevede che anche gli interventi preventivi vadano decisi all’unanimità nell’ambito di un Financial Assistance Facility Agreement.
In sintesi, gli sviluppi più recenti, nonostante la “euforia” dei mercati nell’ottava che si è appena chiusa, non sembrano andare nella direzione di una soluzione “definitiva” alla crisi. Lo scenario più probabile è quello in cui, perlomeno nei prossimi tre mesi, la Grecia evita un default “disordinato” e l’EFSF viene “approvato” nella forma decisa in sede europea il 21 luglio (ma è dubbio che possa essere usato “a leva”). In questo scenario, non accadrebbero eventi catastrofici (almeno da qui a fine anno) ma le tensioni di mercato difficilmente sarebbero definitivamente scongiurate.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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