Il Punto: Il programma del governo Monti ricalibra l’azione di politica economica

Il programma del governo Monti ricalibra l’azione di politica economica, spostando in parte l’attenzione dalla correzione fiscale alle “riforme strutturali”. La scommessa è ciò abbia un impatto sulle scelte di breve termine degli investitori…..


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Il nuovo presidente del Consiglio Mario Monti ha presentato per sommi capi al Senato le linee programmatiche del nuovo Governo, definendolo “di impegno nazionale”. Oltre che su riduzione del disavanzo e abbattimento del debito, il focus è sui possibili provvedimenti in grado di incrementare le potenzialità di crescita dell’Italia, con una particolare attenzione alla finalità di agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne. La scommessa del Governo è che le riforme strutturali possano avere un impatto anche sulle scelte di breve termine degli investitori e dunque sull’andamento nel breve dei mercati finanziari, rendendo inutile il ricorso a misure straordinarie di riequilibrio dei flussi di rifinanziamento.

Il nuovo Governo si propone: 1) provvedimenti per affrontare l’emergenza nel senso di assicurare la sostenibilità della finanza pubblica e sostenere la fiducia degli investitori; 2) un progetto di più ampio respiro per “modernizzare le strutture economiche e sociali”.

Nel breve termine, il Governo partirà dall’attuazione delle misure fiscali decise nella manovra estiva, aggiungendovi quelle incluse nella lettera di intenti inviata all’UE, ma valuterà la necessità di ulteriori misure correttive. Il Governo procederà alla riforma fiscale e assistenziale già prevista dall’esecutivo uscente (entro settembre 2012, pena l’entrata in vigore di tagli lineari a tutte le agevolazioni fiscali). Secondo Monti è ineludibile un taglio ai costi della politica per allinearsi alla best practice europea; il Presidente ha annunciato una spendine review sul Fondo Unico della Presidenza del Consiglio e ha dichiarato che il riordino delle competenze delle province si può fare con legge ordinaria, in attesa della completa eliminazione da varare, come già previsto, con legge costituzionale.

Circa il sistema pensionistico, secondo Monti le riforme degli anni passati ne hanno fatto a regime uno tra i più sostenibili in Europa, ma si può pensare di correggere le “ampie disparità di trattamento” che permangono.

Il nuovo Governo si propone una lotta serrata all’evasione fiscale e all’illegalità al fine non solo di aumentare il gettito, ma anche in prospettiva di ridurre le aliquote. Uno strumento utile sarà il monitoraggio della ricchezza accumulata e non solo dei redditi prodotti. Secondo Monti occorrerà riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare, eventualmente correggendo l’attuale anomalia italiana consistente nell’esenzione dal prelievo delle abitazioni principali. In generale, il Governo si propone di redistribuire il peso della tassazione dalle imposte sul reddito al prelievo su consumi e proprietà.

Circa le dismissioni, il Governo assume dall’esecutivo uscente l’obiettivo di completare l’elenco dei cespiti immobiliari da avviare alla dismissione nei tempi definiti (aprile 2012); confermato l’obiettivo di dismissioni per almeno 5 miliardi all’anno.

Monti ha poi enunciato l’obiettivo di superare l’attuale segmentazione del mercato del lavoro e di una riforma degli ammortizzatori sociali per garantire a tutti copertura e superare l’attuale sistema nel quale alcuni sono eccessivamente tutelati e altri privi di tutele. Infine, Monti ha aperto forme di incentivazione fiscale per le assunzioni di donne e giovani.

Una certa rilevanza è stata poi data alle politiche microeconomiche per la crescita: valorizzazione del capitale umano con interventi mirati su istruzione e revisione del sistema di valutazione degli insegnanti; investimenti in infrastrutture; riordino della disciplina delle professioni; rafforzamento dei poteri dell’autorità garante della concorrenza e del mercato; riduzione dei tempi della giustizia civile; rimozione degli ostacoli alla crescita dimensionale delle imprese.

In sintesi, Monti ha “aperto” a nuove misure correttive sul disavanzo e alla parte mancante all’appello della lettera di intenti all’UE riguardante pensioni e mercato del lavoro. Nel discorso non si trova alcuna apertura a un’imposta patrimoniale straordinaria, ma si accenna chiaramente alla reintroduzione di un’imposta ordinaria sulla prima casa, e non si escludono nemmeno ulteriori rincari delle imposte sui consumi, con l’obiettivo in prospettiva di una riduzione delle imposte sul reddito. Non è emerso, per ora, nessun ampliamento degli obiettivi fissati dal Governo precedente in merito al programma di dismissioni del patrimonio pubblico.

In sostanza, per ora la strategia non prevede nessuna “doccia fredda” con misure-shock sul debito, e punta piuttosto su una ricalibrazione della politica economica rispetto al Governo Berlusconi: l’esclusivo riferimento a manovre correttive di breve termine sul disavanzo, tipico della precedente amministrazione, viene integrato con la predisposizione di un piano necessariamente graduale di riforme strutturali in grado di alzare la crescita potenziale – riforme non più imposte dall’esterno, ma volute e studiate per migliorare il Paese.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

  2. Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.


Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4

I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.