Il Punto: L’Eurogruppo prova con energia a dissipare i benefici delle decisioni del 9 maggio

Questa settimana ci ha riservato un paio di nuove brutte notizie riguardo alla capacità dell’Eurogruppo di prevenire i problemi connessi a questa fase di instabilità finanziaria. La più importante è che la European Financial Stabilisation Facility, che dovrebbe essere operativa a fine mese, non avrà ….


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l’autorizzazione ad effettuare alcuna emissione obbligazionaria sul mercato fino a quando non vi sarà una richiesta di aiuto finanziario da parte di qualche Stato membro in difficoltà. Il CEO Regling ha ammesso che dal punto di vista finanziario sarebbe una buona idea saggiare il mercato almeno con emissioni di prova, ma che non c’è il consenso tra i ministri delle finanze a procedere in tale direzione. Il problema di questo approccio minimalista è che se la EFSF dovesse essere effettivamente attivata, si troverebbe a raccogliere capitali in condizioni di stress dei mercati e con il valore delle garanzie degli Stati membri non in crisi messe in discussione dagli investitori. Come minimo, la raccolta sarebbe effettuata a costi più alti di quelli odierni. Sembra esserci una gran fiducia che la EFSF sarà sciolta fra tre anni senza che abbia mai erogato un euro di sostegno finanziario. Così facendo, però, si ingenera il dubbio (riteniamo ampiamente fondato) che non vi sia un vero impegno politico dietro la EFSF, e che alla fine l’Eurogruppo (almeno una parte di esso) non abbia imparato nulla dalla crisi greca. In pratica, il riassorbimento delle tensioni poggia sulla BCE, sulla flessibilità del sistema finanziario domestico e sulla correzione del fabbisogno del settore pubblico negli Stati sotto pressione.

Il secondo segnale di immaturità è venuto dal nuovo governo della Slovacchia. Pur contribuendo appena l’1% al nuovo meccanismo, la Slovacchia ha ritardato fino al 15 luglio la firma dell’accordo; ancor peggio, il governo ha raccomandato al parlamento di non approvare il prestito bilaterale da 800 milioni alla Grecia, che rappresenterebbe il contributo del paese al programma di sostegno UE-FMI. Il disgusto per “le irresponsabili politiche governative, l’irresponsabile comportamento del settore bancario, delle agenzie di rating, ma anche di Eurostat” espresso dal Primo Ministro Radicova è ampiamente condivisibile, ma ciò non toglie che l’atto sia scandalosamente miope per le implicazioni negative sul processo di stabilizzazione della Grecia e della zona euro nel suo complesso. Per fortuna questi incidenti sono occorsi dopo che il sistema aveva ripetutamente dimostrato la sua resilienza, assorbendo senza problemi l’offerta di carta venuta dai governi periferici.

La riunione della BoJ si è conclusa senza novità per la strategia di politica monetaria.L’overnight rimane stabile a 0,1% e la Banca centrale si impegna a mantenere condizioni finanziarie “estremamente accomodanti”. Lo scenario macroeconomico viene rivisto verso l‘alto per l’a.f. 2010, con una previsione di crescita media di 2,6% (in un intervallo ristretto, 2,5-2,7%), dall’1,8% (intervallo: 1,6-2%) di aprile. Per l’a.f. 2011, la previsione è rivista marginalmente verso il basso, a 1,9% da 2%. L’inflazione al netto degli alimentari freschi vede una revisione verso l’alto di 1 decimo a -0,4% per l’a.f. 2010 ed è invariata a +0,1% per il 2011. La previsione per il 2010 esclude l’effetto derivante dall’introduzione di sussidi per le rette scolastiche, che determina una riduzione temporanea del CPI di circa 0,5pp fino a marzo 2011. Secondo la BoJ l’economia è su un sentiero di ripresa; la crescita dovrebbe rallentare nella parte centrale dell’anno, ma continuare a diffondersi e diventare sostenibile. I rischi sullo scenario sono bilanciati; i rischi verso l’alto derivano da possibili accelerazioni dei paesi emergenti, soprattutto la Cina: le esportazioni verso la Cina rappresentavano ad aprile il 20% del totale, quelle verso l’Asia ex-Cina il 37%, contro il 15% verso gli USA e l’11% verso l’Europa. Secondo la BoJ, rischi verso il basso potrebbero derivare dall’apprezzamento del cambio e da ulteriori correzioni dei mercati azionari. I dati macroeconomici recenti confermano lo scenario di ripresa, sia per i consumi sia per gli investimenti. Manteniamo una previsione di crescita del 3,4% nel 2010, in rallentamento al 2,4% nel 2011.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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