Il Punto: Negli Stati Uniti i dati congiunturali restano positivi

Nell’area euro, diversi esponenti BCE hanno parzialmente coretto il tiro rispetto all’interpretazione troppo restrittiva data dai mercati…..


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all’ultima conferenza-stampa. Negli Stati Uniti i dati congiunturali restano positivi e puntano a un’ulteriore accelerazione della crescita. Le ritenute sui redditi delle famiglie segnalano possibili revisioni verso l’alto della dinamica occupazionale.
Vari esponenti della BCE questa settimana hanno ridimensionato i timori dei mercati riguardo a un
eventuale rialzo dei tassi generato dai toni della conferenza stampa della scorsa settimana. Nowotny ha detto che il Consiglio vede i tassi di interesse attuali come “adeguati” e non vede “la necessità di un cambiamento dei tassi di interesse nel futuro prevedibile”. Orphanides ha aggiunto che le affermazioni di Trichet della scorsa settimana sono state interpretate in modo eccessivamente restrittivo.
Weber, dopo aver dichiarato, la settimana scorsa, che i rischi di inflazione nel mediotermine potrebbero salire, questa settimana ha lievemente corretto il tiro affermando che essi restano “all’incirca bilanciati”. Secondo Stark un rialzo dell’inflazione come quello recente “di per sé non è allarmante” anche perché dovuto unicamente ai rincari dell’energia legati alla forte domanda dai Paesi emergenti. D’altro lato, secondo Bini Smaghi, attribuire eccessiva importanza all’inflazione core può distorcere il meccanismo di decisione della politica monetaria rendendola pro-ciclica (ciò conferma come la BCE attribuisca decisamente più importanza all’inflazione complessiva che a quella fondamentale).
In ogni caso, in uno scenario in cui la crescita per il complesso dell’Eurozona resta decisamente ben impostata (i primi indici di fiducia di gennaio, ZEW, INSEE e IFO, lo confermano) e i rischi sull’inflazione headline (indipendentemente dagli artifici retorici della BCE) cominciano ad essere decisamente verso l’alto, non è da escludere che la BCE possa anticipare alla fine di quest’anno un primo rialzo (simbolico) dei tassi, pur mantenendo almeno in parte le misure non convenzionali in essere (la prima mossa sarebbe giustificata dai fondamentali macroeconomici di crescita e inflazione,  a seconda dai rischi sui sistemi finanziari di alcuni Paesi); sembrerebbero alludere a tale opzione diverse recenti dichiarazioni di membri BCE, tra cui quella dello stesso Stark secondo cui gli incentivi sui mercati finanziari vengono distorti se o i mercati vengono inondati di troppa liquidità o i tassi di interesse sono troppo bassi troppo a lungo (il che suggerirebbe che alzare i tassi continuando a fornire illimitatamente liquidità non avrebbe effetti così distorsivi).
Il ritmo e la qualità della crescita statunitense continuano a migliorare. Le indagini Empire e Philadelphia Fed hanno dato indicazioni positive, con uno spaccato molto favorevole. In ampio aumento nuovi ordini, consegne, scorte e componenti relative al mercato del lavoro. Gli indici dei
prezzi pagati e ricevuti aumentano, segnalando la possibilità di trasferire una parte dei rincari delle
materie prime lungo la catena distributiva. Nell’area di NY, poco più del 50% delle imprese riporta programmi di aumento dei dipendenti nel prossimo anno, e il 77% delle imprese che prevedono di aumentare i dipendenti danno come motivo principale l’aspettativa di un aumento delle vendite.
La stima advance del PIL del 4° trimestre dovrebbe mostrare una crescita del 3,8% t/t ann., in accelerazione rispetto alla crescita di 2,4% t/t ann. del 3° trimestre. La crescita dovrebbe essere sostenuta dai consumi, previsti in aumento di circa il 4% t/t ann., pur di fronte a un contributo negativo delle scorte. Entrambi questi fattori sono positivi per lo scenario dei trimestri successivi: la domanda finale rimane solida e la crescita non è più frutto del ciclo delle scorte. I segnali positivi della domanda (spesa personale +3,7% a/a a novembre, vendite al dettaglio +8,3% a/a a dicembre) non si rispecchiano nella dinamica dell’occupazione e del reddito.
A novembre, il reddito personale cresce del 3,8% a/a, il reddito disponibile del 3,4% a/a, i salari e gli stipendi del 3,2% a/a. Un quadro diverso, molto più scoppiettante rispetto al quadro del reddito, emerge dalle entrate del Tesoro che riportano un aumento delle ritenute sul reddito delle famiglie del 16% fra i primi due mesi dell’a.f. 2011 e lo stesso periodo dell’anno precedente.
Queste informazioni sollevano il dubbio che il reddito personale sia sottostimato e che l’occupazione possa essere rivista verso l’alto in occasione dell’aggiornamento sul campione delle imprese da cui viene rilevata la dinamica degli occupati non agricoli. Forse questo ciclo non è così “jobless” come appare dalla tiepida dinamica degli occupati nel 2010 (media: +93 mila occupati al mese).

Fonte: Intesa San Paolo Spa


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