Il Punto: si riducono le chance che il Portogallo possa continuare a rifinanziarsi da solo

Giusto una settimana fa il Consiglio Europeo ha dato origine a un altro disastro mediatico, le cui ripercussioni sul clima di fiducia degli investitori sono venute a galla negli ultimi giorni. Così si riducono le chance che il Portogallo possa continuare a rifinanziarsi da solo, senza ricorrere agli aiuti di UE e FMI. In un baleno, è stato cancellato un mese di lenta ripresa dell’ottimismo sugli sviluppi della crisi…..


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– Le prossime settimane saranno probabilmente molto ‘calde’ per l’Eurozona. Il Portogallo vede incombere le scadenze di debito di aprile (circa 6 miliardi) con ancora più di quattro miliardi di euro da raccogliere sui mercati, in un contesto di tassi che superano il 5% già dalla scadenza triennale e di forte dipendenza dalla domanda estera. L’Irlanda si avvicina alla scadenza elettorale del 25 febbraio, che dovrebbe portare al Governo una coalizione che sembra intenzionata a rimettere in discussione alcuni punti dell’accordo con Unione Europea e FMI. Infine, come se non bastasse, il Consiglio Europeo ha dato il suo contributo a smontare il cauto ottimismo venutosi a creare da metà gennaio con un vertice che uno degli stessi partecipanti ha definito “surreale”.
– Le conclusioni del vertice preannunciano in marzo “proposte concrete dell’Eurogruppo sul rafforzamento della EFSF per assicurarne la necessaria efficacia”. Tutto bene? No: l’assenza di riferimenti alla ‘flessibilità’, che invece erano presenti nelle dichiarazioni della Commissione Europea e della BCE, non fanno ben sperare riguardo alla portata degli interventi che saranno decisi a fine marzo. Probabilmente dovremo già trarre un respiro di sollievo se sarà consentito almeno di attivare linee di credito a cui attingere in caso di necessità, o se la EFSF potrà acquistare titoli obbligazionari del paese in stato di crisi invece di erogare prestiti. Purtroppo, sembra persistere troppa ostilità all’idea che gli interventi possano essere svincolati da impegni straordinari di correzione fiscale negoziati con lo Stato membro.
– Né appare di buon auspicio che proprio adesso sia stata calata sul tavolo una proposta di rafforzamento della “coordinazione delle politiche economiche nell’area dell’euro per migliorare la competitività” che, peraltro, sembra aver poco a che spartire sia con la competitività, sia con la prevenzione delle crisi future. Serve ai fini interni del Governo Merkel, per diluire la riforma della EFSF in un contesto più articolato e renderla più digeribile alla base elettorale, chiamata al voto in Sassonia-Anhalt e Baden-Wurttemberg in marzo? O lo scopo è quello, ancor più inquietante, di scombinare le carte per evitare la riforma della EFSF? L’elemento certo è che la dichiarazione allegata alle conclusioni, una volta notata dagli investitori, ha avuto un impatto negativo sul clima di fiducia.
– La probabilità che il Portogallo possa avere problemi a finanziare le scadenze dei prossimi due mesi e mezzo torna così a salire. Il Tesoro è già corso ai ripari, annunciando un riacquisto di titoli con scadenza aprile e giugno 2011 in occasione dell’asta di T-bills del 16 febbraio. Anche la BCE è tornata a intervenire sul mercato, supplendo ancora una volta alle deficienze della politica europea. Non si può escludere che sarebbe successo esattamente lo stesso anche se fosse stata annunciata una grande riforma della EFSF: comunque sarebbero occorsi mesi prima che il nuovo assetto operativo potesse intervenire, e né le scadenze debitorie né l’instabilità politica del Portogallo non sono una conseguenza del vertice. Inoltre, il Portogallo è abbastanza piccolo da poter essere gestito dalla EFSF. Ma segnali più costruttivi avrebbero puntellato il clima di fiducia, rendendo più difficile una nuova crisi. Invece continua a riemergere la propensione a sottovalutare i rischi, che spinge a fare sempre un passo in meno di quello che sarebbe necessario. Un atteggiamento diffuso, forse anche perché è confortante per governi che guardano con diffidenza a qualsiasi intervento, anche transitorio, che possa essere considerato un passo verso la delega di altri poteri all’Unione.
– La prossima settimana è prevista la prima sessione di esami di riparazione, con la riunione dell’Eurogruppo (lunedì 14) e dell’Ecofin (martedì 15). L’agenda prevede una discussione sulle proposte di regolamento connesse alla riforma della governance economica e la preparazione del Consiglio Europeo del 24-25 marzo, oltre alla raccomandazione per la nomina di un membro del comitato esecutivo BCE.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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