J.P. Morgan AM Bond Bulletin : Mentre il Dollaro statunitense continua a indebolirsi nonostante la forte crescita degli Stati Uniti, il dibattito “vendere l’America” è tornato alla ribalta
A cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management
In questo Bond Bulletin analizziamo i fattori che determinano l’andamento del biglietto verde e i potenziali catalizzatori di un ulteriore indebolimento del Dollaro.
Fondamentali
Gli stimoli fiscali restano robusti a livello globale, sostenendo un posizionamento a favore del rischio e un forte rally delle valute più cicliche come il Dollaro australiano e il Rand sudafricano. Queste posizioni erano state finanziate tramite valute europee (in particolare Euro e Franco svizzero) e Yen giapponese, in quanto ci si aspettava un rafforzamento del Dollaro statunitense indotto da una crescita resiliente degli Stati Uniti. Tuttavia, i recenti sviluppi politici e fiscali negli Stati Uniti hanno spinto gli investitori a utilizzare il biglietto verde come valuta di finanziamento. Le richieste avanzate dagli Stati Uniti sulla Groenlandia hanno spinto gli investitori europei a rivedere le loro posizioni in Dollari, mentre il recente “rate check” della Federal Reserve ha alimentato le speculazioni su una possibile vendita di Dollari per acquistare Yen giapponesi per conto del Tesoro statunitense. Sul fronte della politica monetaria, diversi fattori suggeriscono un orientamento più accomodante e il perdurare della debolezza del Dollaro statunitense. I principali candidati alla Federal Reserve propendono per politiche espansive, rafforzando le aspettative di una politica accomodante se confermata, mentre i dati continuano a indicare un rallentamento dell’economia, con stime di inflazione in calo e un indebolimento del mercato immobiliare. L’ulteriore rischio di una sospensione delle attività del governo statunitense dopo gli ultimi avvenimenti in Minnesota contribuisce ulteriormente a una visione ribassista. Tuttavia, tale scenario potrebbe essere messo in discussione da dati economici statunitensi più solidi del previsto, che escludano tagli dei tassi, o da una deludente politica fiscale europea.
Valutazioni quantitative
L’Asia è la principale fonte regionale della sopravvalutazione del Dollaro statunitense e, di conseguenza, un potenziale fattore di innesco significativo per un deprezzamento generalizzato del biglietto verde. Un ulteriore indebolimento del Dollaro potrebbe verosimilmente essere determinato da flussi di rimpatrio asiatici. Nonostante le ottime performance degli indici locali e la riduzione dei costi di copertura, gli investitori retail coreani e giapponesi continuano a inviare denaro negli Stati Uniti, senza strategie di copertura valutaria, creando una domanda persistente per il Dollaro. Il differenziale di rendimento continua a sostenere questi flussi. I controlli congiunti sui tassi effettuati dal Ministero delle Finanze giapponese e dal Tesoro statunitense potrebbero aver posto fine alla crescita del Dollaro rispetto alle valute asiatiche. Un livello più elevato dei tassi di riferimento in Asia o perdite sulle esposizioni valutarie non coperte potrebbero indurre gli investitori asiatici a rimpatriare i propri capitali. Stiamo monitorando la situazione per vedere se ci siano segnali di un rallentamento della portata dei deflussi di capitale dall’Asia verso gli Stati Uniti. Secondo il nostro modello sul Dollaro statunitense prevediamo che l’indice DXY ponderato per probabilità si attesti a quota 93,5 nei prossimi tre-sei mesi, in calo rispetto all’attuale 96,6.
Fattori tecnici
Gli investitori hanno iniziato l’anno acquistando valute ad alto rendimento, in particolare nei Mercati Emergenti, e vendendo allo scoperto valute meno remunerative come l’Euro. Con l’indebolimento del Dollaro statunitense, gli investitori hanno subito perdite sulle valute vendute e questo li ha spinti a riacquistarle, creando ulteriori pressioni al rialzo sull’Euro. Il posizionamento del mercato è ora leggermente ribassista rispetto al Dollaro statunitense, ma la partecipazione è limitata e si attesta a circa un terzo di quella registrata durante il rally dell’Euro ad aprile/maggio 2025. Piuttosto che una riallocazione su vasta scala di attivi fuori dagli Stati Uniti, stiamo osservando un aumento dei flussi verso altri mercati. I capitali che in precedenza sarebbero stati indirizzati verso gli Stati Uniti ora trovano opportunità altrove, riflettendo un approccio più diversificato da parte degli investitori globali.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
La nostra view sul Dollaro statunitense resta ribassista, anche se un ulteriore deprezzamento potrà essere innescato da un catalizzatore asiatico. La diversificazione valutaria è fondamentale in quanto il ruolo del Dollaro come strumento di copertura viene messo sempre più in discussione. Al momento, manteniamo una posizione tattica corta sul Dollaro statunitense, con posizioni lunghe su valute cicliche come il Dollaro australiano e quello neozelandese, valute favorite dall’attuale contesto di propensione al rischio.
Fonte: InvestmentWorld.it
Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




