J.P. Morgan Asset Management

J.P. Morgan Troppo ‘Fast and Furious”?

J.P. Morgan AM Bond Bulletin : Secondo gli investitori le probabilità di vedere una recessione nel 2023 sono calate. Tuttavia viene da chiedersi se i mercati non si siano mossi al rialzo troppo velocemente, magari spingendosi troppo in là.

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A cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management


Fondamentali

Favorito dal miglioramento delle prospettive di crescita e dai toni più accomodanti delle Banche Centrali, a gennaio l’indice Bloomberg US Aggregate ha messo a segno una performance del 3,1%, facendo registrare il miglior esordio annuale dal 1988 a questa parte. Benché i problemi permangano, gli investitori si sono sentiti rincuorati dalle parole del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, il quale ha dichiarato che le autorità torneranno a basarsi sui dati per valutare la traiettoria di ulteriori rialzi dei tassi. Tuttavia, non è facile interpretare le rune dell’inflazione. Come abbiamo già avuto modo di spiegare nel bollettino della scorsa settimana, gli ultimi dati sull’inflazione indicano che alcune componenti chiave, come i prezzi dei beni di consumo primari e dell’energia, stanno iniziando a rallentare. In compenso, il mercato del lavoro statunitense rimane straordinariamente vigoroso. I dati relativi alla creazione di nuovi posti di lavoro per il mese di gennaio indicano un incremento di 517.000 unità, un risultato che letteralmente sbriciola le stime degli analisti che si erano fermate a quota 187.000. Il tasso di disoccupazione è sceso al 3,4%, il minimo dal maggio 1969. Nonostante i licenziamenti si siano mossi leggermente al rialzo negli ultimi mesi, la situazione di piena occupazione del mercato del lavoro determinerà con ogni probabilità ulteriori pressioni al rialzo sui salari. Le Banche Centrali aspetteranno prima di cantar prematuramente vittoria sull’inflazione e la resilienza del mercato del lavoro potrebbe giustificare una prosecuzione della stretta monetaria, facendo salire ulteriormente il tasso terminale del ciclo in corso. Tuttavia, la capacità dell’economia globale di resistere a uno dei cicli di inasprimento più aggressivi della storia ha indotto gli investitori a rivedere al ribasso le aspettative di una recessione nel 2023. Ciò nonostante, sebbene i dati economici abbiano mostrato una buona tenuta, è consigliabile usare una certa prudenza. Gli effetti finali dei rialzi dei tassi potrebbero richiedere un po’ di tempo prima di essere avvertiti dall’economia e potrebbero quindi essere pienamente visibili solo a 2023 inoltrato.

Valutazioni quantitative

Da inizio 2023, il rallentamento dell’inflazione ha condizionato fortemente l’andamento dei rendimenti. A L’indice Bloomberg US Aggregate non è l’unico ad avere iniziato bene l’anno. Anche il Bloomberg Global Aggregate ha partecipato al rally, al pari dei mercati del credito, in particolare il credito Investment Grade. È probabile che gli investitori, man mano che si adegueranno a questo quadro di “dipendenza dai dati”, assumano un orientamento attendista in cui si limiteranno a prendere atto dell’andamento dell’inflazione e a metabolizzare eventuali dichiarazioni da parte delle autorità in termini di politica monetaria. Nel lungo periodo, i mercati obbligazionari offrono ancora un’opportunità strutturale. Nel breve periodo, invece, dato l’attuale contesto economico attendista in cui gli investitori cercheranno di consolidare i guadagni ottenuti, le valutazioni del mercato potrebbero continuare a oscillare all’interno di un intervallo ristretto.

Fattori tecnici

Il miglioramento delle prospettive e la possibilità che dopotutto una recessione potrebbe essere evitata nel 2023 hanno spinto gli investitori a chiedersi se non sia giunto il momento di sovrappesare la duration. Un esame del posizionamento dei portafogli suggerisce che a gennaio gli investitori siano passati a un leggero sovrappeso di duration, per tornare poi a un sottopeso nel mese di febbraio. Per gli investitori a lungo termine, la tendenza dovrebbe essere quella di sovrappesare la duration, soprattutto se le correlazioni tra azionario e obbligazionario dovessero subire una nuova svolta negativa. In passato, quando l’inflazione è stata elevata, la relazione tra azioni e obbligazioni è stata positiva. Ma se nei prossimi mesi le incertezze sull’inflazione dovessero iniziare a ridursi e l’attenzione degli investitori tornare a concentrarsi sulla crescita, è probabile che la correlazione tra azioni e obbligazioni diventi nuovamente negativa. La conclusione è questa: se le pressioni sui prezzi continueranno ad attenuarsi, la duration di alta qualità potrebbe tornare a offrire protezione durante le fasi ribassiste dell’azionario.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Gli investitori hanno giustamente riconosciuto il miglioramento delle prospettive di crescita, il che spiega in gran parte l’ottima partenza nelle prime battute del 2023. Tuttavia, nonostante questo rally, nel breve periodo è consigliabile procedere con prudenza in quanto gli investitori stanno cercando di consolidare i recenti guadagni. Per quanto riguarda gli investitori a lungo termine, il miglioramento delle prospettive economiche giustifica la necessità di aumentare il rischio di credito nel portafoglio, ma vista l’eventualità che possano verificarsi delle insolvenze l’Investment Grade è meglio posizionato dell’High Yield in questa fase del ciclo.

Fonte: BONDWorld.it

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