La settimana è trascorsa tra ulteriori analisi sulle bizzarrie del dato americano di dieci giorni fa e le prime trimestrali da cui tutti cercano di carpire un quadro ‘bottom-up’ dell’economia US. Ora che il mercato pare meno ossessionato da ogni singola parola proferita della Fed e che l’Europa……
La correzione dei mercati ha avuto una seconda fase acuta lunedì scorso per poi stabilizzarsi e trovare un buon recupero nelle ultime due sessioni della settimana passata. Proprio l’essere riuscito a rimbalzare nonostante una serie di notizie non positive ci sembra un segnale che la fase acuta della paura innescata da emergenti, Cina e generale insicurezza sulla salute economica globale è per ora alle spalle, rendendoci più positivi per le prossime settimane.
Draghi non ha regalato nulla. Un taglio non era considerato probabile ma qualche apertura a forme di iniezione di liquidità alternative, come rinunciare alla sterilizzazione dell’SMP (Securities Markets Programme), era atteso non da pochi. O almeno qualche segnale forte che un taglio arriverà a marzo insieme alle nuove previsioni del dipartimento economico dell’ECB. Nulla di tutto questo: l’ECB chiede pazienza perché i segnali economici non sono chiari, meglio aspettare.
Neanche il mercato del lavoro americano comunica segnali entusiasmanti. Anche i più ferventi sostenitori di un’accelerazione US fanno fatica a vedere un messaggio positivo nei dati di venerdì, tranne forse la soddisfazione di vedere il tasso di disoccupazione scendere nonostante un miglioramento del ‘partecipation rate’ (Leggi Participation Rate, un fondamentale economico di cui si parla ancora troppo poco), evento assai raro in questi anni post crisi. Eppure il mercato ha accelerato recuperando circa metà delle perdite 2014 proprio scrollandosi di dosso queste potenziali cattive notizie.
C’è stata anche la decisione della Corte Costituzionale Tedesca di rinviare il giudizio (sotto forma di richiesta di chiarimenti) sul programma d’intervento salva-stati dell’ECB (l’OMT del famoso “we will do whatever it takes” di Draghi del luglio 2012) alla Corte di Giustizia Europea. Una notizia secondo noi difficile da valutare, certamente non negativa per l’EuroZona come alcune analisi, specialmente della stampa anglosassone, hanno sostenuto ma neanche chiaramente positiva come chi dice che sia un modo elegante di passare la decisione a chi certamente non potrà dire di no. In realtà i tempi si allungano e daranno la possibilità all’ECB di determinare meglio alcuni dettagli del suo strumento. Il problema potrebbe rimanere nel frattempo senza la capacità d’intervenire visto che il tutto rimane in un limbo di non-approvazione tedesca e in attesa di una quasi certa approvazione europea. Ai prezzi attuali di BTPs e Bonos sembrerebbe un problema puramente accademico…
Intanto si torna a pendere dalle labbra della Fed. Martedì occhi puntati su Janet Yellen che sosterrà la consueta audizione semestrale (Humphrey-Hawkins) davanti a una commissione della Camera (giovedì al Senato). Con la curva US che è scesa molto nelle ultime settimane, ben al di sotto delle ultime proiezioni Fed di dicembre, non servirà un atteggiamento particolarmente esplicito per controllare le aspettative di rialzo, ora molto moderate dopo i dati zoppicanti di gennaio. Più interessante sarà vedere se si tornerà a parlare d’inflazione (bassa) per preparare un allontanamento dalla ‘forward guidance’ basata sul tasso di disoccupazione, che continua a scendere nonostante le condizioni del mercato del lavoro non sembrino così floride.
Dati macro. Settimana leggera post-payrolls in US: vendite al dettaglio (giovedì), fiducia dei consumatori e produzione industriale (venerdì). EuroZona: produzione industriale (mercoledì), crescita GDP Q4 per Germania, Francia, Italia e l’EuroZona nel suo complesso (venerdì). Cina: bilancia commerciale (mercoledì), CPI (venerdì). Altro: CPI svizzero (mercoledì), occupazione australiana (giovedì).
Trimestrali. Entra nel vivo il reporting europeo con 74 nomi dello Stoxx600 (15% di capitalizzazione) con le banche a fare la parte del leone: Lloyds, Barclays, BNP, SocGen, Commerz, Sabadell.
Banche centrali. Già detto della Yellen aggiungiamo che anche considerazioni/revisioni sulla ‘forward guidance’ della BoE potrebbero essere argomento del rapporto sull’inflazione trimestrale (mercoledì). Le riunioni in agenda non dovrebbero generare mutamenti nei tassi ufficiali: Corea del Sud (2.50%, giovedì), Svezia (0.75%, giovedì), Indonesia (7.50%, giovedì), Perù (4.00%, venerdì), Russia (5.50%, venerdì).
UN GRAFICO CHE CI PIACE…
Dietro la crisi delle valute emergenti una componente importante è stata la cosiddetta ‘normalizzazione’ dei rendimenti dei paesi sviluppati (i.e. la discesa del Treasury). Relazione chiaramente visibile fino alla fine del 2013.
Molto diversa la storia del 2014. Le cause sono a nostro avviso due. Primo: la crisi EM ha preso una piega più ‘locale’ reagendo ad eventi politici ed economici non globali (crisi politica in Turchia, Ucraina, Tailandia, svalutazione Argentina). Secondo: la relazione di causa-effetto si è invertita, una nuova ondata di volatilità sugli emergenti ha portato ‘flight-to-quality’ e discesa dei tassi americani.
Da adesso in poi pensiamo però che questa correlazione tenderà a ritornare forte.
Weekly Market positioning(*)
Il grafico indica la posizione netta degli operatori speculativi contro dollaro. Vengono utilizzati i dati IMM del Commitments of Traders (COT), report pubblicato dalla Commodity Futures Trading Commission del Chicago Mercantile Exchange. Il posizionamento del mercato è rilevato isolando i contratti future aperti sulle valute dai soli operatori speculativi (cosiddetti non-commercial traders, categoria che include investitori privati, fondi hedge e altre istituzioni finanziarie che non operano in ottica di copertura) che vengono rappresentati in percentuale sul totale dei contratti aperti. Gli aggiornamenti sono settimanali, pubblicati il venerdì e relativi al martedì precedente. Il grafico riporta le ultime due letture e la media delle ultime 100 settimane.
I valori presenti nella tabella riportano una rilevazione intragiornaliera dei prezzi nella giornata di lunedì, la media mobile semplice a 200 giorni (MMS 200gg) utilizzata per costruire l’indicatore di trend di lungo periodo (Trend LP) e un indicatore proprietario di trend di breve periodo (Trend BP).
(*) Grafico aggiornato al 4 Febbraio 2014.
Fonte : JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management
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