Julius Baer – Stati Uniti e Unione Europea hanno raggiunto un accordo commerciale, che prevede l’imposizione da parte degli Stati Uniti di dazi del 15% sui beni europei.
A cura di Julian Schaerer, Economist, Julius Baer
Questa mossa segue uno schema familiare osservato nei recenti accordi commerciali statunitensi, con dazi che vanno dal 10% con il Regno Unito al 20% con il Vietnam. I nuovi dazi comporterà costi economici significativi per imprese e consumatori, anche se la transizione dell’Europa verso una maggiore domanda interna potrebbe contribuire a mitigarne l’impatto.
L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo commerciale il 27 luglio, evitando un’ulteriore escalation nei rapporti oltreoceano. In base all’intesa, gli Stati Uniti imporranno dazi del 15% sulla maggior parte delle merci importate dall’Europa, mentre l’UE si asterrà dall’introdurre ulteriori dazi sulle importazioni dagli Stati Uniti. Sebbene i dazi del 15% siano inferiore al 30% minacciato dal presidente Trump appena due settimane fa, rimane elevato nel contesto storico: i dazi bilaterali tra Stati Uniti e UE sono stati per decenni a una sola cifra.
Nelle settimane precedenti, gli Stati Uniti avevano concordato dazi del 10% sulla maggior parte dei beni provenienti dal Regno Unito, del 15% su quelli dal Giappone e del 20% su quelli dal Vietnam. Inoltre, l’impegno dell’UE a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti rispecchia una promessa analoga fatta dal Giappone, che si è impegnato a investire 550 miliardi di dollari nell’ambito del proprio accordo commerciale con gli Stati Uniti. In effetti, i dazi del 15% e gli impegni d’investimento su larga scala stanno emergendo come tratti distintivi della strategia commerciale statunitense, con i dazi del 10% del Regno Unito che rappresentano potenzialmente un limite minimo e quelli del 20% del Vietnam un limite massimo.
Per le imprese, l’accordo offre una certa sicurezza sulla nuova realtà di dazi permanentemente più alti. Tuttavia, rispetto al regime a dazi bassi in vigore prima del 2025, i costi economici sono rilevanti. Come spesso accade in contesti ad alta tassazione doganale, il nuovo regime comporta sfide sia per le imprese sia per i consumatori. Da un lato, la competitività delle aziende europee colpite dai dazi del 15% subirà un danno. Dall’altro, i consumatori statunitensi dovranno far fronte a prezzi più alti, che eroderanno il loro potere d’acquisto. L’impatto inflazionistico di questi dazi più elevati dovrebbe diventare evidente nei prossimi dati sull’inflazione USA, e l’incertezza legata a tale impatto è uno dei motivi principali per cui si prevede che la Federal Reserve manterrà invariati i tassi d’interesse durante la riunione di questa settimana del FOMC.
Sebbene i dazi saranno senza dubbio impegnativi per l’Europa, la sua economia è abbastanza resiliente da reggerne le conseguenze. Dopo diversi anni di performance deludenti, la domanda interna in Europa ha recentemente mostrato segnali di crescita, grazie anche a una politica fiscale più espansiva, in particolare in Germania. Con l’aumento della domanda interna, la dipendenza dell’Europa dal settore manifatturiero trainato dalle esportazioni si sta riducendo, contribuendo ad ammortizzare l’impatto dei dazi.
Fonte: InvestmentWorld.it
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