Julius Baer – Il settore dell’intelligenza artificiale (IA) è stato descritto come “insensibile ai tassi”; l’andamento di questa settimana conferma la nostra opinione secondo cui, in caso di ribasso, i tassi diventerebbero sensibili all’IA.
A cura di Afonso Borges, Fixed Income Research, Julius Baer
Una correzione più profonda sarebbe assimilabile a un classico shock negativo della domanda, caratterizzato da minori investimenti e consumi e da un allentamento delle pressioni inflazionistiche. In episodi di questo tipo, il valore di diversificazione dei Treasury statunitensi è stato costantemente elevato.
A prima vista, le argomentazioni contrarie alle obbligazioni core sembrano solide. In primo luogo, quest’anno la correlazione tra azioni e obbligazioni è tornata positiva. Ciò vale in particolare al di fuori del tema d’investimento nell’IA, notoriamente «insensibile ai tassi»: la correlazione tra i titoli azionari statunitensi a ponderazione uguale e i Treasury decennali è vicina al livello più alto degli ultimi 30 anni. In secondo luogo, le obbligazioni core si sono rivelate particolarmente inutili nell’ultimo mercato ribassista azionario: nei primi dieci mesi del 2022, quando l’S&P ha perso oltre il 25% dal picco al minimo, i Treasury decennali hanno registrato una perdita superiore al 16%. È importante sottolineare che la relazione tra le attività rischiose e le obbligazioni core è tutt’altro che stabile e dipende fortemente dalla natura dello shock. Una flessione guidata dall’IA sarebbe molto più simile a un tradizionale shock negativo della domanda, poiché una riduzione degli investimenti in conto capitale indebolirebbe direttamente la domanda delle imprese, mentre la diminuzione del patrimonio azionario, l’inasprimento delle condizioni finanziarie e il rallentamento delle assunzioni si ripercuoterebbero sui consumi. La riduzione della spesa per i data center e le relative infrastrutture contribuirebbe inoltre ad attenuare la domanda di energia elettrica, attrezzature e fattori di produzione soggetti a limitazioni, allentando ulteriormente le pressioni inflazionistiche. Nel complesso, si tratterebbe probabilmente di uno shock disinflazionistico e, storicamente, i Treasury hanno protetto i portafogli durante episodi di questo tipo: tra il 2000 e il 2020, i Treasury decennali hanno registrato rendimenti positivi con regolarità durante le fasi di ribasso dei mercati azionari. La recente correlazione non rappresenta l’ultima parola in materia di diversificazione. Se la correzione legata all’IA dovesse accelerare fino a trasformarsi in un classico episodio di contrazione della domanda, i Treasury con scadenze intermedie dovrebbero tornare a svolgere un’efficace funzione di copertura del portafoglio. In questo contesto, raccomandiamo un sovrappeso sulla duration nel segmento delle scadenze intermedie.
Fonte: InvestmentWorld.it
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