La banca centrale indiana taglia inaspettatamente i tassi

L’avversione al rischio colpisce i tori del dollaro (di Arnaud Masset): Malgrado i commenti da falco dei membri della Fed, come l’ottimismo di William Dudley su un rialzo entro l’anno, dopo i dati fiacchi il mercato ritiene poco probabile un rialzo del tasso a ottobre. Prevediamo che il dato NFP di questa settimana non…


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Analisi a cura di: SwissQuote


modificherà l’impostazione del mercato, perché non ci troviamo in un contesto favorevole alla propensione al rischio. I mercati si concentrano sulle preoccupazioni circa l’elevata volatilità del mercato emergente e le vendite che interessano le borse a livello globale. Di conseguenza, l’intera curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA è scesa, il decennale americano è sceso di nuovo sotto la soglia del 2,10%, in calo di 25 punti base rispetto al picco di settembre; il titolo a cinque anni è sceso di 23 punti base, all’1,3865%, mentre il titolo a due anni, molto sensibile alla Fed, ha ceduto quasi 16 punti base, scendendo allo 0,6525%.

Oggi negli USA sarà diffusa un’altra serie di dati economici. La fiducia dei consumatori dovrebbe essere scesa a 97 punti a settembre, rispetto ai 101,5 punti del mese precedente. L’indice S&P / Case Shiller di luglio dovrebbe salire al 5,15% a/a rispetto al 4,97% di un mese fa. A nostro avviso, il dato NFP di questa settimana non cambierà le carte in tavola, anche se una cifra solida assicurerebbe un intervento della Federal Reserve a dicembre e risveglierebbe i tori del dollaro.

La RBI sorprende il mercato con un taglio del tasso (di Peter Rosenstreich)

A sorpresa, la banca centrale indiana (RBI) ha tagliato il tasso di riferimento di 50 punti base, portandolo al 6,75% (minimo dal maggio del 2011), a fronte di un previsto taglio di 25 punti base. Dopo la mossa inaspettata, anche il comunicato che ha accompagnato la decisione si è rivelato accomodante, perché permane il trend disinflazionistico legato alle materie prime. I bassi prezzi del petrolio e dei generi alimentari hanno fatto crollare i principali indici dell’inflazione. L’indice WPI indiano è calato al -4,95% nel mese di agosto, mentre l’IPC primario è sceso al 5,88% (IPC composito: 3,66%), valore incluso attualmente nella fascia obiettivo della banca centrale. Preoccupa, tuttavia, la traiettoria al ribasso. Inoltre, il governatore Raghuram Rajan ha dichiarato che, alla luce dell’”indebolimento dell’attività globale, la politica monetaria deve essere per quanto possibile accomodante”. Vista l’impostazione accomodante della RBI sulle prospettive d’inflazione, prevediamo che il ciclo di allentamento della banca centrale continuerà anche dopo il 2015. Ciò nonostante, il taglio del tasso più marcato è legato in parte alle crescenti pressioni politiche. Il governo del primo ministro Modi ha fatto pressioni per avere tassi più bassi in grado di sostenere il rallentamento della crescita e di far abbassare gli elevati costi di finanziamento. Malgrado le connotazioni negative della decisione odierna, le prospettive per l’India rimangono stabili. Nel secondo trimestre del 2015, il PIL è cresciuto di un solido 7,0% a/a (superando la Cina) e gli indicatori economici puntano a un’ulteriore accelerazione. I consumi stanno aumentando e la spesa pubblica sostiene la debolezza degli investimenti esteri. Infine, l’impegno del governo a fare le riforme, cui si aggiunge il calo dei prezzi del petrolio, ha portato a un miglioramento del saldo delle partite correnti e dell’equilibrio fiscale, che dovrebbe favorire una maggiore fiducia degli investitori. Nonostante l’impostazione accomodante in atto, rimaniamo positivi sull’INR. Le solide prospettive sulla crescita dovrebbero compensare il calo delle operazioni di carry trade, e la sensazione generale che i decisori politici stanno seguendo la strategia giusta migliorerà le prospettive di breve e lungo termine per l’India.

Intervento di Tsipras alle Nazioni Unite (di Yann Quelenn)

È trascorsa una settimana dalla vittoria di Syriza alle elezioni, circostanza che permetterà al governo di approvare le riforme concordate con l’Unione Europea nell’ambito del piano di salvataggio. Queste elezioni, che testimoniano più di ogni altra cosa il fallimento dei negoziati europei, non faranno che generare altre politiche di austerità, un’ironia per un governo di sinistra. Ora è chiaro che i greci non provano risentimento per l’inversione a U compiuta dal primo ministro Alexis Tsipras dopo la vittoria del “NO” (“oxi” in greco) al referendum, quando a luglio ha deciso di approvare un accordo peggiore di quello precedente. C’è una forte contraddizione in gioco: i greci sono consapevoli del carissimo prezzo legato alla loro permanenza nell’Eurozona, ma temono che un’uscita della Grecia (Grexit) avrebbe avuto ripercussioni peggiori.

Nel suo intervento di domenica al vertice delle Nazioni Unite, Alexis Tsipras ha parlato della necessità di una ristrutturazione del debito. Anche secondo noi l’attuale piano di salvataggio serve solo a guadagnare tempo. La Grecia non era in grado di rimborsare il debito tre anni fa; di sicuro non sarà in grado di farlo con interessi ancora più elevati. Inoltre, la Grecia non riuscirà a raggiungere la crescita necessaria per gestire il suo debito. Tsipras ne è del tutto consapevole e ha aggiunto che il debito rappresenta una sfida “al centro del nostro sistema finanziario globale”. Siamo d’accordo, ma qual è l’alternativa? Che i paesi rimangano per sempre fortemente indebitati? Il futuro non sembra così roseo per la Grecia.

Fonte: BONDWorld.it


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