La ripresa rimane robusta, ma è destinata a perdere slancio

Gli indici congiunturali mostrano prospettive economiche di breve termine ancora positive nei prossimi mesi, nonostante gli effetti locali del terremoto di Tohoku e il rincaro delle materie prime. Tali shock si tradurranno soprattutto in maggiore volatilità del ciclo. Tuttavia, nel corso del 2011 e sopratutto nel 2012 si manifesteranno gli effetti di freno…..


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derivanti dall’inflazione da costi, dalla restrizione fiscale e, localmente, dalla moderata restrizione monetaria. La crisi in Medio Oriente e in Nord Africa e il terremoto giapponese hanno reso più complessa la valutazione delle prospettive macroeconomiche. Il quadro sul quale i due shock si sono innestati aveva per vari aspetti sorpreso in positivo, spingendo al rialzo le stime di consenso sulla crescita del PIL; ora, tuttavia, l’andamento dei dati si farà più volatile e una combinazione di fattori rafforza l’aspettativa che l’espansione economica possa rallentare dal 2° semestre 2011 e nel 2012.

Una prima valutazione degli effetti macroeconomici del terremoto di Tohoku è stata fornita dal Governo nipponico, e concorda con le nostre valutazioni. In sintesi, si attende un ampio impatto negativo nel 1° semestre 2011, accentuato dai problemi della produzione elettrica; in seguito, è probabile un rimbalzo della crescita dovuto sia a effetti di confronto statistico, sia al flusso di spesa per la ricostruzione. Quest’ultimo è stimato dal Governo nell’1,6% del PIL nell’anno fiscale 2011, e a quasi il 2% del PIL nel 2012. A breve scadenza il terremoto si rifletterà in un peggioramento degli indicatori congiunturali anche fuori dal Giappone, che per la diversa intensità dei legami commerciali ci attendiamo più marcato in Asia che in Europa o Stati Uniti, e potrebbe condurre a sorprese negative rispetto all’andamento prospettato dalle componenti più anticipatrici delle indagini congiunturali. Tuttavia, non ci aspettiamo effetti negativi persistenti e l’impatto sul 2011 probabilmente non supererà lo 0,1% del PIL mondiale. L’effetto di lungo termine più rilevante sarà costituito dall’ulteriore peggioramento della situazione fiscale del Governo giapponese, costretto a finanziare la ricostruzione e a rinviare i progetti di stabilizzazione del debito pubblico.

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La crisi in Nord Africa e in Medio Oriente influenza lo scenario più attraverso i prezzi di gas naturale e petrolio che attraverso i flussi commerciali con l’area, che sono relativamente modesti anche per i paesi europei più esposti. In tale prospettiva, le crisi più pericolose sono quelle che riguardano i paesi esportatori di materie prime energetiche, come la Libia, in quanto accentuano le pressioni rialziste sui prezzi di petrolio e metano. Lo shock libico è sufficientemente contenuto da essere compensato da incrementi produttivi di altri paesi, come l’Arabia Saudita. Per le proiezioni non è cruciale come o quando la guerra civile si concluderà. Il vero spartiacque è piuttosto costituito dal rischio di collasso politico di un grande produttore (Iran, Arabia Saudita, Algeria per il gas naturale), e le attuali tensioni sui prezzi del petrolio riflettono anche la presenza di un premio per tale eventualità. Lo scenario che riteniamo più probabile, a tale riguardo, è che tali paesi riescano a sfruttare una rendita petrolifera in robusta crescita per mantenere la pace sociale.

Perciò le proiezioni del prezzo del petrolio incorporano un calo dai livelli attuali, per una media 2011 di 103 dollari (+29% rispetto al 2010), a fronte di un trend sottostante che rimane di rialzo. Il rincaro delle materie prime è il primo dei fattori che dovrebbero portare a un rallentamento della crescita economica mondiale nel 2012. Un aumento permanente del 20% delle quotazioni petrolifere, che sostanzialmente è lo scenario oggi incorporato nelle nostre stime, riduce la crescita del PIL mondiale dello 0,2% nel 2011 e dello 0,3% nel 2012. L’impatto sull’inflazione non sarà limitato alla sola componente energetica dei prezzi al consumo: ci attendiamo nel corso del 2011 un graduale trasferimento dei rincari anche alle componenti core degli indici, il cui rialzo compenserà in parte la decelerazione dei prezzi energetici. Tuttavia, gli effetti di confronto statistico tenderanno ad abbassare nel 2012 le misure aggregate di inflazione.

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Il secondo fattore, più locale, è rappresentato dalla restrizione della politica fiscale, che sarà importante soprattutto in Europa. Nell’area euro, infatti, la riduzione del saldo primario corretto per il ciclo è stimata in 1,0-1,5% del PIL e nel Regno Unito potrebbe avvicinarsi al 2,0%. Gli effetti negativi sulla crescita cominceranno a essere visibili nel corso del 2011, ma saranno più evidenti sulla crescita media annua del prossimo anno. Una blanda correzione fiscale dovrebbe osservarsi anche negli Stati Uniti, dove le stime di deficit per il prossimo anno fiscale incorporano un calo “passivo” di circa 250 miliardi rispetto ai 1.400 miliardi correnti.

Il terzo fattore, che però riteniamo ancora di secondaria importanza, è la restrizione delle condizioni monetarie, già in corso in vari paesi emergenti e sul punto di partire nell’area euro. Una correzione nel livello dei tassi ufficiali dovrebbe essere avviata anche nel Regno Unito dal 3° trimestre 2011, mentre potrebbe essere rinviata al 2012 negli Stati Uniti. Nell’Eurozona ci attendiamo che il movimento riavvicini il livello dei tassi nominali a quello dell’inflazione tra fine 2011 e inizio 2012. Parallelamente, si attende un ulteriore aumento dei tassi di interesse a medio e a lungo termine. Tuttavia, la restrizione monetaria rimarrebbe di modesta entità. Per i paesi OCSE, i tassi reali a breve termine risultano addirittura in calo di 70pb nella media annua rispetto al 2010, e diventerebbero positivi soltanto nel 2012. L’impatto otrebbe essere più pesante se il movimento dei tassi di interesse in Europa si associasse a un forte apprezzamento dell’euro sui mercati valutari – fenomeno che però potrebbe richiedere un innalzamento delle aspettative sui tassi ufficiali oltre i livelli che riteniamo ragionevoli, dato che un rialzo al 2% è già incorporato nei prezzi.

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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