Negli Stati Uniti l’impennata del prezzo del greggio e le prospettive incerte sugli esiti dei disordini in Nord Africa ci portano a rivedere sensibilmente al rialzo la stima d’inflazione sulla base della forte accelerazione attesa per la componente energia……..
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Lo scenario inflazionistico americano si va deteriorando. Nell’ultimo mese il prezzo del petrolio WTI è aumentato di circa 15 dollari al barile, costituendo la maggiore fonte di incertezza relativamente sia all’entità di probabili ulteriori rincari nei prossimi mesi, sia al possibile effetto di trasmissione sui livelli dei prezzi al consumo. Inoltre, l’inflazione core non solo non sta più scendendo, ma ha ormai svoltato da ottobre 2010 ed ha intrapreso un trend verso l’alto, se pure moderato. Questo è confermato da tutte le misure di inflazione meno volatili.
Alla luce dei recenti avvenimenti in Nord Africa e in Medio Oriente, sono aumentati i rischi verso l’alto sul prezzo del petrolio. La situazione attuale in Libia aumenta l’incertezza sui mercati; gran parte della produzione complessiva di greggio è stata interrotta e non è chiaro per quanto tempo sarà mantenuto il blocco sulle esportazioni. Preoccupazioni ancora maggiori sono alimentate dall’eventualità che i disordini possano diffondersi ad altri grandi produttori di petrolio e dall’incertezza relativa agli sviluppi legati all’intervento militare nell’area. Per ora l’impennata del prezzo del greggio ha già avuto i primi effetti sul prezzo della benzina, ma nel corso dei prossimi mesi potremo assistere a un ulteriore rincaro dato che l’effetto di trasmissione non si è ancora esaurito.
Il Department of Energy statunitense ha recentemente rivisto al rialzo le previsioni sul prezzo del petrolio (WTI) a 105 dollari al barile fino a fine 2011, circa 14 dollari al barile in più rispetto alla stima precedente. Nel corso dell’anno l’inflazione stimata sul prezzo della benzina e del combustibile da riscaldamento potrebbe toccare picchi vicini al 35% a/a, con effetti particolarmente significativi sull’indice generale. La voce carburante nella componente trasporti pesa il 5,1% sull’indice generale. Una crescita del prezzo della benzina intorno al 35% contribuirebbe da sola ad accrescere l’indice generale dell’1,7% a/a.
In generale, nel corso del 2011 la componente energetica potrebbe intraprendere un trend al rialzo che toccherebbe il massimo dopo l’estate, con variazioni su base annua vicine al 20% a/a; considerato il peso del 9,1% sull’inflazione complessiva, il contributo della sola componente energetica sarebbe di circa l’1,8%. Di conseguenza la nostra stima di inflazione vede un sentiero a parabola, in decisa accelerazione sino al picco del 3,2% a/a per settembre e una rapida discesa verso l’1,3% circa a/a a fine 2012.
Riguardo alla componente core dell’indice CPI, l’incertezza è legata in particolare ai possibili effetti di trasmissione del rincaro nel settore energetico lungo la catena distributiva, fino a valle, sui beni di consumo. Osservando i dati recenti sull’indice dei prezzi alla produzione notiamo che l’effetto di trasmissione tra l’indice PPI energy e PPI core per i beni intermedi è piuttosto evidente negli ultimi anni. Relativamente all’indice dei prezzi al consumo, questo effetto di trasmissione non appare evidente principalmente per tre ragioni: in primo luogo l’indice dei prezzi al consumo risente della componente degli affitti figurativi che, pesando per quasi un terzo dell’indice core, ha dominato la dinamica sottostante l’inflazione; la componente shelter ha registrato un lungo trend in calo da inizio 2007, ha svoltato alla fine dello scorso anno ed è risultata determinante nella ripresa dell’inflazione core vista da novembre in poi.
Nel corso del 2011 la componente degli affitti figurativi potrebbe salire moderatamente fino a circa 1,1% a/a a fine 2011, dallo 0,6% a/a di febbraio. Questo sentiero in crescita moderata potrebbe rendere, di conseguenza, meno evidenti i possibili effetti di trasmissione dell’aumento dei costi lungo la catena produttiva legati ai prezzi energetici.
Un altro fattore influenza la trasmissione del rialzo dei prezzi energetici tra le due famiglie di indici PPI e CPI: il pricing power delle imprese, determinato dal livello contingente di domanda dei consumatori. In particolare per il PPI beni intermedi, l’impennata che mostra la componente energia tra metà 2009 e metà 2010, non è stata completamente trasmessa fino a valle lungo la catena produttiva, perché il forte rallentamento della domanda dei consumatori ha diminuito notevolmente il pricing power delle imprese che hanno ridotto i margini di profitto nel tentativo di smaltire le scorte di magazzino e mantenere quote di mercato. Sotto questo profilo, nel corso del 2011 le condizioni di domanda in recupero, decisamente più favorevoli, costituiscono un fattore di rafforzamento del pricing power delle imprese, come segnalano anche i recenti dati delle indagini di settore. Le imprese potrebbero iniziare a riallargare i loro margini con politiche di prezzo in aumento. In tal senso ci sono rischi al rialzo per la dinamica sottostante l’inflazione dei beni al consumo.
Un terzo fattore è Il carattere di transitorietà del rincaro dei prezzi nel settore energetico, che, oltre a essere storicamente confermato dalla forte volatilità del comparto, dipende anche dalle cause che originano lo specifico shock. Il crollo dei prezzi energetici della fine del 2008 si collocava in un contesto di forte contrazione della produzione e di conseguente scarsità di richiesta di fattori energetici. Attualmente stiamo assistendo a uno shock con cause di natura politica. Se i disordini che stanno affliggendo la Libia non si diffonderanno ad altre aree, la mancata produzione libica di greggio potrà essere ben compensata dal ricorso alle scorte petrolifere e da un incremento della produzione dei paesi OPEC. L’impennata dei prezzi nel settore energetico potrebbe essere solo transitoria e non dovrebbe generare effetti di trasmissione sui prezzi dei beni al consumo nell’ambito della componente core. Sotto questo profilo non rileviamo rischi al rialzo sulla stima di un moderato sentiero di crescita per la dinamica sottostante l’inflazione: anche le imprese tipicamente muovono i prezzi finali solo di fronte a shock considerati permanenti.
In conclusione non rivediamo la stima per l’indice core, che dovrebbe proseguire nel percorso di modesta ripresa dal livello di minimo di ottobre 2010, fino a toccare l’1,3% a/a a fine 2011 e rimanere circa stabile anche nel corso del 2012 intorno all’1,3% a/a.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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