M: Osservatorio sulla congiuntura Marzo 2013

Nella riunione  la Bce, pur discutendo un eventuale taglio del costo del denaro, con consenso prevalente, lascia  inalterato  il tasso di  riferimento allo 0,75% ed invariato allo 0% il deposit facility rate, ma non annuncia misure per migliorare ulteriormente le condizioni sui  mercati  finanziari. Mercati  finanziari che godono di un  ritorno della  fiducia  come dimostra  la  reazione  “tutto  sommato non esasperata” all’incerto  esito  elettorale  in  Italia  ed  il  consistente  rimborso  anticipato  da  parte  degli  istituti,  della  liquidità  ottenuta  tramite  le  due  LTROs.  . ..


Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente


 

I  rischi  inflattivi  rimangono  ben  bilanciati  e  l’inflazione  è  attesa  rimanere  al  di  sotto  del  2%  nel medio  periodo,  consentendo  alla  politica monetaria  di  rimanere accomodante. Le prospettive di crescita per l’Area restano deboli con una ripresa graduale attesa solo “più avanti” nel 2013 e soggetta  a “downside risks”, trai quali Draghi non menziona quello derivante dall’eccessivo apprezzamento dell’Euro; tuttavia le nuove stime della Bce  prevedono per l’anno in corso una contrazione più consistente  delle precedenti previsioni e compresa in un range tra il -0,9% ed il -0,1%.

La  ripresa  americana  procede  ad  un  ritmo  moderato  ed  i  tagli  automatici  alla  spesa  per  $85Mld  (sequester)  in  vigore  dal  1  marzo,  potrebbero avere, secondo  la Fed, un  impatto negativo sul Pil dello 0,6% e causare  la perdita di circa 750.000 posti di  lavoro. Il  tema della  gestione  dell’elevato  indebitamento  federale,  resta  quindi  al  centro  del  dibattito  politico,  con  il  rischio  di  ripercussioni  consistenti  sull’economia  reale.

Bernanke pertanto conferma il proseguimento del piano di bond-buying e segnala il mantenimento di una politica accomodante nel medio  periodo,  nonostante  crescano  i  timori  che  la  costante  iniezione  di  liquidità  nel  sistema  possa  comprometterne  la  stabilità  finanziaria.  La  tenuta  dei  consumi, il trend di recupero del mercato immobiliare ed il leggerissimo miglioramento occupazionale evidenziato nel Beige Book, delineano un  quadro di consolidamento economico sottoposto tuttavia ad incertezza come evidenzia l’andamento contrastato degli indicatori anticipatori.

La Commissione Europea stima un 2013 di mild recession per l’area Euro (-0,3% il calo previsto del Pil), sottolineando come anche economie core,  oltre a quelle periferiche, siano alle prese con un recupero difficoltoso, in primis la Francia; l’economia tedesca sembra invece ben posizionata per  una ripartenza, nonostante il calo congiunturale della crescita registrato nel IV trimestre del 2012. I leader UE iniziano ad interrogarsi sugli effetti che  anni di politiche del  rigore hanno prodotto  sull’economia  reale, nel  tentativo  di non aggiungere  “ulteriore  austerità alla  recessione, per non  uccidere le prospettive di sviluppo”: in tal senso si leggono aperture ad una maggiore flessibilità nel raggiungimento dei target di bilancio concordati o  dilazioni nel  rimborso dei  fondi  concessi  con  i piani di  salvataggio. Una  certa  stabilizzazione degli  indicatori  congiunturali,  seppur  su  livelli bassi,  ed  il  miglioramento degli indicatori anticipatori (Zew ed Ifo) indicano prospettive di ripresa, ma, anche alla luce del rischio di una ingovernabilità politica in  Italia  che potrebbe  comportare un  ritorno delle  tensioni  speculative  sui mercati,  il quadro  rimane  incerto. La  linea del  rigore europeo non è  in  discussione ma deve essere “tarata” su un tessuto economico debole e caratterizzato da elevate tensioni occupazionali (la disoccupazione a  gennaio tocca l’11,9%).

Nel 2012, secondo Istat,  l’Italia avrà subito una pesante contrazione (-2,4%) che condizionerà pesantemente le prospettive di recupero per  l’anno in corso. I dati produttivi e l’andamento degli indicatori anticipatori di febbraio prefigurano un futuro incerto e condizionato dall’esito elettorale  che, al momento, non assicura la formazione di un Esecutivo stabile ed in grado di adottare le riforme necessarie per rilanciare la crescita nel  rispetto dell’impegno del consolidamento delle finanze pubbliche. I mercati temono che l’incertezza politica che regna in Italia possa nuovamente acuire la crisi del debito in Europa e hanno mostrato evidenti segni di nervosismo, con lo spread Btp10Y-Bund tornato a superare i 345 punti base,  prima di ripiegare. Con una pressione fiscale che ha toccato  il 44% nel 2012, una domanda  interna stagnante ed una disoccupazione che  punta velocemente verso il 12%, l’Italia ha necessariamente bisogno di riagganciare il sentiero della crescita: al nuovo governo l’arduo compito.

La riunione della Bce

Nella riunione odierna il Consiglio direttivo, lascia  inalterato  il tasso di riferimento al minimo dello 0,75%, ed  invariati  i  tassi  sui  depositi  e  prestiti  overnight,  rispettivamente  allo  0%  e  all’1,5%;  tuttavia  all’interno  del  board  si  è  discusso  di  un  eventuale  taglio  del  costo  del  denaro ma  la  decisone  di  non  intervenire  è  stata  presa  con  un  consenso  prevalente.  I  rischi  inflattivi rimangono ben bilanciati e l’inflazione è attesa rimanere al di sotto del 2% nel medio periodo, consentendo alla  politica monetaria di rimanere accomodante: le operazioni di rifinanziamento principale e quelle straordinarie continueranno infatti  ad essere condotte con la modalità “a rubinetto” per tutto il tempo necessario, ma Draghi non ha annunciato, per il momento  alcuna  nuova  misura  per  ripristinare  il  corretto  funzionamento  del  meccanismo  di  trasmissione  della  politica  monetaria. La crescita resta debole soprattutto nel primo trimestre dell’anno e sottoposta a downside risks (Draghi non  fa  però  riferimento  all’apprezzamento  dell’euro  come  rischio  al  ribasso),  tuttavia  l’attività  economica  conferma  segnali  di  stabilizzazione seppure su livelli bassi, ed una ripresa graduale è attesa “più avanti” nel 2013; in un tale contesto l’espansione  monetaria continua ad essere contenuta.

Secondo  il  capo  dell’Eurotower  le  condizioni  sui mercati  finanziari  stanno  continuando  a migliorare:  ne  è  una  prova  il  rimborso anticipato da parte delle banche, della liquidità ottenuta tramite le due operazioni straordinarie di finanziamento condotte  dalla Bce; in termini netti gli istituti dell’Eurosistema hanno già ripagato circa il 40% della liquidità fornita con le due LTROs.

Ma anche dalla reazione dei mercati all’incerto esito elettorale in Italia traspare un ritorno della fiducia; Draghi sottolinea infatti che  “gli effetti di contagio della breve fiammata di tensioni dei mercati seguita alle elezioni in Italia sugli altri Paesi è stata limitata”.

Alle  critiche mosse  all’Eurotower  per  il  ruolo  che  la  Bce  ricopre  nel meccanismo  che  valuta  le  situazioni  dei  diversi  paesi  in  difficoltà,  Draghi  ha  risposto  difendendo  l’autonomia  dell’Autorità  Monetaria  e  sottolineando  che  il  sistema  della  Troika  (Bce-
Commissione-Fmi) “funziona molto bene”.

La Bce ha rivisto al ribasso le stime di crescita del  Pil  dell’Eurozona  per  il  prossimo  biennio,  portando  quelle relative al 2013 in un range  fra -0,9% e -0,1%;  Draghi  ha  precisato  che  una  tale  revisione  al  ribasso  è  stata  in gran parte  influenzata dalla pesante contrazione  del Pil registrata nel IV trimestre del 2012.

La  Banca  d’Inghilterra  lascia  invariati  i  tassi  d’interesse allo 0,50% e  conferma  il proprio piano  di acquisto di bond a 375Mld di sterline.

Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce

In  Area  Euro,  nell’ultimo mese,  la  curva  dei  tassi  impliciti  sull’Euribor  3M  si  è  decisamente  abbassata  su  tutte  le  scadenze  tornando a segnalare  la possibilità di ulteriori  interventi espansivi da parte della Bce e  riposizionandosi su  livelli non distanti da quelli registrati a metà del 2012. Dopo le parole odierne di Draghi che non ha indicato, al momento, nuovi  interventi per favorire il corretto meccanismo di trasmissione della politica monetaria o un taglio del costo del denaro, la curva si  è rialzata su tutte le scadenze.

Poco  mossa  la  curva  dei  tassi  Libor  Usa  sul  breve  periodo  a  riprova  di  una  politica  monetaria  ancora  molto  accomodante;  le  parole  di  Bernanke  che  ha  confermato  il  proseguimento  del  piano  di  bond-buying  e  la  necessità  della  prosecuzione degli interventi di stimolo, hanno leggermente rimandato nel tempo le aspettative circa l’inizio di una exit  strategy, rispetto a quanto scontato dai mercati un mese fa.

Usa

La delicata gestione dell’elevato indebitamento federale continua ad impattare sull’economia reale ed  il  mancato  accordo  in  seno  al  Congresso  costringe  il  presidente  Obama  a  firmare  l’ordine  con  cui  entrano in vigore dal 1 marzo i tagli automatici alla spesa per $85Mld (sequester), che secondo  la Fed avranno potenzialmente un  impatto negativo sul Pil statunitense dello 0,6% nell’anno  in corso e causeranno  la perdita di 750.000 posti di  lavoro. Nonostante  la variazione del Pil del IV quarter 2012,  in  seconda  lettura,  sia  stata  rivista  al  rialzo  (allo 0,1%  t/t annualizzato  dal  -0,1%  anticipato), la crescita si conferma modesta e Bernanke, che lascia il costo del denaro ai minimi (nel  range  0-0,25%)  assicura  il  proseguimento  del  piano  di  bond-buying,  spalleggiato  dal  vice  presidente della Fed, Yellen, il quale sottolinea come permanga la necessità di politiche di stimolo per  aiutare la ripresa. Gli analisti di JP Morgan rivedono la stima sulla crescita americana nel 2013  all’1,9%  dal +2,1%. Contrastati  i  leading  indicators  di  febbraio:  sale  l’indice manifatturiero  di  New  York,  il  Pmi  Chicago  e  l’ISM  manifatturiero,  ma  crolla  inaspettatamente  il  Philadelphia  Fed  e  l’indice manifatturiero  della  Fed  di  Kansas  City;  fiducia  nel  comparto  dei  servizi,  con  l’ISM  non  manifatturiero che sale a 56 punti. Raffredda il manifatturiero a gennaio, con la produzione che avanza del 2,1% a/a dal 2,9% precedente e gli ordini che cedono il 2% m/m; la capacità di utilizzazione degli impianti si mantiene comunque oltre il 79%.

Tengono i consumi, con le vendite al dettaglio che a gennaio salgono del 4,4% a/a. Positive le fiducie a febbraio: quella dei consumatori balza a 69,6  punti e quella rilevata dall’Univ. del Michigan sale a 77,6 punti. A gennaio la spesa personale avanza dello 0,2% m/m, mentre il reddito personale cala più  del previsto (-3,6% m/m); nello stesso mese il Cpi raffredda all’1,6% a/a (dall’1,7%) mentre il PPI torna leggermente a salire (+1,4% a/a dall’1,3%).

Prosegue il consolidamento del mercato immobiliare confermato dai positivi dati di gennaio: le vendite di case nuove balzano di quasi il 29% a/a e  quelle di case in corso del 10,4% a/a. I permessi edilizi concessi avanzano di oltre il 32% a/a. In raffreddamento solo le vendite di case esistenti che registrano  un modesto +1,9% a/a (dal +12,1% di dicembre). I prezzi delle case rilevati dall’indice S&P/CS, continuano a salire (+6,8% a/a a dicembre).  
Ricomposizione ancora  lenta per il mercato del  lavoro, tuttavia il Beige Book della Fed segnala  lieve miglioramento occupazionale. A febbraio la  disoccupazione è attesa stabile al 7,9%, mentre il numero di occupati rilevati dall’ADP raffredda ma meno del temuto.

Area Euro

Il 2012 si chiude con una contrazione dello 0,5% per l’Area Euro (-0,9% a/a la flessione  nel  IV quarter) e  la Commissione Europea stima un calo della crescita dello 0,3% nel 2013 e  recupero all’1,4% nel 2014; l’Istituto sottolinea le difficoltà di Parigi ipotizzando una crescita  francese  allo  0,1%  nel  2013,  a  differenza  di  una  Germania  già  posizionata  per  una  ripartenza, dopo la flessione registrata nell’ultimo quarter del 2012 (-0,6% trim/trim); anche la  Bundesbank  già  nel  primo  trimestre  del  2013  ipotizza  segno  positivo  in  termini  congiunturali per il Pil tedesco. Le difficoltà nel recupero si estendono quindi alle economie core  e si registrano primi segnali di apertura verso una revisione, seppur parziale della politica  di austerity, che tuttavia si conferma un pilastro dell’Unione: i leader UE si sono infatti accordati  sulla definizione di un budget di spesa 2014-2020 ridotto rispetto a quello precedente. Mentre  sugli  aiuti  a  Cipro  (da  €17Mld)  si  profila  un  accordo  a  fine  mese,  cresce  anche  in  paesi  tradizionalmente devoti al rigore (come  l’Olanda),  la convinzione di evitare “ulteriore austerità  alla recessione, per non uccidere le prospettive di sviluppo” e si discute di una flessibilità  nel  raggiungimento  dei  vincoli  di  bilancio  concordati  con  l’Unione  (Grecia,  Portogallo  e  Madrid hanno avuto simili concessioni) e di dilazioni nel rimborso dei fondi concessi ai paesi  che hanno goduto del salvataggio (per Irlanda e Portogallo); passi avanti sono poi stati  fatti  sulla  retroattività  della  richiesta  di  ricapitalizzazione  delle  banche  in  crisi  di  liquidità  da  parte  dell’ESM. Benché gli indicatori anticipatori a febbraio continuino a segnalare recupero (lo  Zew  europeo  balza  42,4  punti  e  l’Ifo  tedesco  sale  ai  massimi  da  dieci  mesi)  permane  incertezza: la produzione rallenta il suo calo, ma a dicembre si mantiene negativa (-2,3% a/a).

Tuttavia  è  soprattutto  il  rischio  politico  legato  ad  una  situazione  di  ingovernabilità  in  Italia, a  riaccendere  i  timori per una nuova escalation della crisi del debito: dopo  l’incerto esito  elettorale italiano, gli spread dei periferici hanno reagito nervosamente. Sul fronte valutario  dal G-20 emerge un  impegno generico dei paesi ad una determinazione “del mercato” per  i  livelli  dei  cambi,  in  modo  che  questi  riflettano  i  fondamentali  delle  diverse  economie,  ma  nessuna condanna a presunte pratiche di svalutazioni competitive.    Asfittici i consumi, anche se le vendite al dettaglio a gennaio arretrano meno del temuto (-1,3% a/a), e la fiducia dei consumatori recupera, pur restando negativa (-23,6 p. a febbraio).  

A  febbraio  l’inflazione  raffredda  ulteriormente  all’1,8%  a/a  (stimato),  stesso  livello  registrato in Germania e ben al di sotto del target Bce. Si attesta all’1,9% a/a il PPI di gennaio.  

Permangono  le  difficoltà  del  mercato  del  lavoro:  a  gennaio  la  disoccupazione  tocca  il  record  dell’11,9%.  Sempre  a  gennaio  la massa monetaria  M3  sale  del  3,5%  a/a;  si  riduce  il  surplus nella bilancia commerciale a dicembre (a €11,7 Mld).

Italia

L’Italia concluderà  il 2012  in contrazione del 2,4% secondo Istat ed anche il 2013 segnerà un deciso calo per la crescita. I dati produttivi di  dicembre risultano negativi, con la produzione wda che cede il 6,6% a/a, gli ordini industriali che crollano (-15,3% a/a), il fatturato che arretra del  6,3%  a/a  ed  il mercato  dell’auto  in  profondo  rosso  (-17,4%  a/a  per  le  immatricolazioni). Anche  i  leading  indicators  di  febbraio  evidenziano  le  difficoltà, con  il Pmi manifatturiero e quello servizi  in  ripiegamento (rispettivamente a 45,8 e 43,6 punti); deboli segnali di ottimismo giungono dalla  fiducia  delle  imprese  che  risale  leggermente  (a  88,5  p.).  L’incerto  esito  delle  elezioni  complica  il  quadro  italiano:  la  difficile  formazione  di  un  Esecutivo ed il rischio di nuove votazioni minano il sentiero di riforme necessarie per rilanciare la crescita nel rispetto dei vincoli di consolidamento dei  conti pubblici. I mercati temono che l’instabilità politica possa nuovamente acuire la crisi del debito in Europa: il differenziale Btp10Y-Bund è  tornato a superare  i 345 pb. prima di ripiegare, con  il rendimento sul decennale  italiano vicino al 5%, mentre  le Agenzie di rating sono pronte a  downgrade. Istat rende noto che nel 2012 il debito pubblico ha toccato il record del 127% del Pil, mentre il rapporto deficit/Pil si è ridotto al  3% dal 3,8% del 2011, in forza di un saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) salito al 2,5% del Pil.  

Con una pressione fiscale che ha toccato il 44% nel 2012, secondo Istat, i consumi continuano ad essere penalizzati: a dicembre le vendite  al dettaglio cedono un ulteriore 3,8% a/a. Tuttavia la fiducia dei consumatori recupera leggermente a febbraio (a 86 punti da 84,7).

Secondo le stime preliminari, a febbraio l’inflazione (Nic+tabacco) raffredda all’1,9% a/a dal 2,2% precedente, in parte a causa della frenata su  base annua dei prezzi degli alimentari e dei servizi legati alle comunicazioni; nello stesso mese l’IPCA si attesta al 2% a/a dal 2,4% precedente. In  violenta decelerazione anche il PPI che a gennaio si attesta allo 0,8% a/a dal 2,4% di dicembre.

Forti  tensioni  sul mercato del  lavoro: a gennaio  la disoccupazione  sale al  record dell’11,7%,  con quella giovanile  (15-24 anni) al 38,7%,  livello massimo di sempre. Ma anche i “non giovani” risultano tra le categorie più colpite dalla crisi: secondo uno studio di Datagiovani nel 2012 il  numero di nuovi disoccupati nella fascia di età tra 45/54 anni e tra i 55 anni e oltre è aumentato rispettivamente di oltre il 38% a/a ed il 60% a/a.  Per la Commissione Europea il tasso di disoccupazione nel 2014 salirà al 12%.


Discaimer

discaimer

 Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.