Nella riunione la Bce, pur discutendo un eventuale taglio del costo del denaro, con consenso prevalente, lascia inalterato il tasso di riferimento allo 0,75% ed invariato allo 0% il deposit facility rate, ma non annuncia misure per migliorare ulteriormente le condizioni sui mercati finanziari. Mercati finanziari che godono di un ritorno della fiducia come dimostra la reazione “tutto sommato non esasperata” all’incerto esito elettorale in Italia ed il consistente rimborso anticipato da parte degli istituti, della liquidità ottenuta tramite le due LTROs. . ..
Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
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I rischi inflattivi rimangono ben bilanciati e l’inflazione è attesa rimanere al di sotto del 2% nel medio periodo, consentendo alla politica monetaria di rimanere accomodante. Le prospettive di crescita per l’Area restano deboli con una ripresa graduale attesa solo “più avanti” nel 2013 e soggetta a “downside risks”, trai quali Draghi non menziona quello derivante dall’eccessivo apprezzamento dell’Euro; tuttavia le nuove stime della Bce prevedono per l’anno in corso una contrazione più consistente delle precedenti previsioni e compresa in un range tra il -0,9% ed il -0,1%.
La ripresa americana procede ad un ritmo moderato ed i tagli automatici alla spesa per $85Mld (sequester) in vigore dal 1 marzo, potrebbero avere, secondo la Fed, un impatto negativo sul Pil dello 0,6% e causare la perdita di circa 750.000 posti di lavoro. Il tema della gestione dell’elevato indebitamento federale, resta quindi al centro del dibattito politico, con il rischio di ripercussioni consistenti sull’economia reale.
Bernanke pertanto conferma il proseguimento del piano di bond-buying e segnala il mantenimento di una politica accomodante nel medio periodo, nonostante crescano i timori che la costante iniezione di liquidità nel sistema possa comprometterne la stabilità finanziaria. La tenuta dei consumi, il trend di recupero del mercato immobiliare ed il leggerissimo miglioramento occupazionale evidenziato nel Beige Book, delineano un quadro di consolidamento economico sottoposto tuttavia ad incertezza come evidenzia l’andamento contrastato degli indicatori anticipatori.
La Commissione Europea stima un 2013 di mild recession per l’area Euro (-0,3% il calo previsto del Pil), sottolineando come anche economie core, oltre a quelle periferiche, siano alle prese con un recupero difficoltoso, in primis la Francia; l’economia tedesca sembra invece ben posizionata per una ripartenza, nonostante il calo congiunturale della crescita registrato nel IV trimestre del 2012. I leader UE iniziano ad interrogarsi sugli effetti che anni di politiche del rigore hanno prodotto sull’economia reale, nel tentativo di non aggiungere “ulteriore austerità alla recessione, per non uccidere le prospettive di sviluppo”: in tal senso si leggono aperture ad una maggiore flessibilità nel raggiungimento dei target di bilancio concordati o dilazioni nel rimborso dei fondi concessi con i piani di salvataggio. Una certa stabilizzazione degli indicatori congiunturali, seppur su livelli bassi, ed il miglioramento degli indicatori anticipatori (Zew ed Ifo) indicano prospettive di ripresa, ma, anche alla luce del rischio di una ingovernabilità politica in Italia che potrebbe comportare un ritorno delle tensioni speculative sui mercati, il quadro rimane incerto. La linea del rigore europeo non è in discussione ma deve essere “tarata” su un tessuto economico debole e caratterizzato da elevate tensioni occupazionali (la disoccupazione a gennaio tocca l’11,9%).
Nel 2012, secondo Istat, l’Italia avrà subito una pesante contrazione (-2,4%) che condizionerà pesantemente le prospettive di recupero per l’anno in corso. I dati produttivi e l’andamento degli indicatori anticipatori di febbraio prefigurano un futuro incerto e condizionato dall’esito elettorale che, al momento, non assicura la formazione di un Esecutivo stabile ed in grado di adottare le riforme necessarie per rilanciare la crescita nel rispetto dell’impegno del consolidamento delle finanze pubbliche. I mercati temono che l’incertezza politica che regna in Italia possa nuovamente acuire la crisi del debito in Europa e hanno mostrato evidenti segni di nervosismo, con lo spread Btp10Y-Bund tornato a superare i 345 punti base, prima di ripiegare. Con una pressione fiscale che ha toccato il 44% nel 2012, una domanda interna stagnante ed una disoccupazione che punta velocemente verso il 12%, l’Italia ha necessariamente bisogno di riagganciare il sentiero della crescita: al nuovo governo l’arduo compito.
La riunione della Bce
Nella riunione odierna il Consiglio direttivo, lascia inalterato il tasso di riferimento al minimo dello 0,75%, ed invariati i tassi sui depositi e prestiti overnight, rispettivamente allo 0% e all’1,5%; tuttavia all’interno del board si è discusso di un eventuale taglio del costo del denaro ma la decisone di non intervenire è stata presa con un consenso prevalente. I rischi inflattivi rimangono ben bilanciati e l’inflazione è attesa rimanere al di sotto del 2% nel medio periodo, consentendo alla politica monetaria di rimanere accomodante: le operazioni di rifinanziamento principale e quelle straordinarie continueranno infatti ad essere condotte con la modalità “a rubinetto” per tutto il tempo necessario, ma Draghi non ha annunciato, per il momento alcuna nuova misura per ripristinare il corretto funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. La crescita resta debole soprattutto nel primo trimestre dell’anno e sottoposta a downside risks (Draghi non fa però riferimento all’apprezzamento dell’euro come rischio al ribasso), tuttavia l’attività economica conferma segnali di stabilizzazione seppure su livelli bassi, ed una ripresa graduale è attesa “più avanti” nel 2013; in un tale contesto l’espansione monetaria continua ad essere contenuta.
Secondo il capo dell’Eurotower le condizioni sui mercati finanziari stanno continuando a migliorare: ne è una prova il rimborso anticipato da parte delle banche, della liquidità ottenuta tramite le due operazioni straordinarie di finanziamento condotte dalla Bce; in termini netti gli istituti dell’Eurosistema hanno già ripagato circa il 40% della liquidità fornita con le due LTROs.
Ma anche dalla reazione dei mercati all’incerto esito elettorale in Italia traspare un ritorno della fiducia; Draghi sottolinea infatti che “gli effetti di contagio della breve fiammata di tensioni dei mercati seguita alle elezioni in Italia sugli altri Paesi è stata limitata”.
Alle critiche mosse all’Eurotower per il ruolo che la Bce ricopre nel meccanismo che valuta le situazioni dei diversi paesi in difficoltà, Draghi ha risposto difendendo l’autonomia dell’Autorità Monetaria e sottolineando che il sistema della Troika (Bce-
Commissione-Fmi) “funziona molto bene”.
La Bce ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil dell’Eurozona per il prossimo biennio, portando quelle relative al 2013 in un range fra -0,9% e -0,1%; Draghi ha precisato che una tale revisione al ribasso è stata in gran parte influenzata dalla pesante contrazione del Pil registrata nel IV trimestre del 2012.
La Banca d’Inghilterra lascia invariati i tassi d’interesse allo 0,50% e conferma il proprio piano di acquisto di bond a 375Mld di sterline.
Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce
In Area Euro, nell’ultimo mese, la curva dei tassi impliciti sull’Euribor 3M si è decisamente abbassata su tutte le scadenze tornando a segnalare la possibilità di ulteriori interventi espansivi da parte della Bce e riposizionandosi su livelli non distanti da quelli registrati a metà del 2012. Dopo le parole odierne di Draghi che non ha indicato, al momento, nuovi interventi per favorire il corretto meccanismo di trasmissione della politica monetaria o un taglio del costo del denaro, la curva si è rialzata su tutte le scadenze.
Poco mossa la curva dei tassi Libor Usa sul breve periodo a riprova di una politica monetaria ancora molto accomodante; le parole di Bernanke che ha confermato il proseguimento del piano di bond-buying e la necessità della prosecuzione degli interventi di stimolo, hanno leggermente rimandato nel tempo le aspettative circa l’inizio di una exit strategy, rispetto a quanto scontato dai mercati un mese fa.
Usa
La delicata gestione dell’elevato indebitamento federale continua ad impattare sull’economia reale ed il mancato accordo in seno al Congresso costringe il presidente Obama a firmare l’ordine con cui entrano in vigore dal 1 marzo i tagli automatici alla spesa per $85Mld (sequester), che secondo la Fed avranno potenzialmente un impatto negativo sul Pil statunitense dello 0,6% nell’anno in corso e causeranno la perdita di 750.000 posti di lavoro. Nonostante la variazione del Pil del IV quarter 2012, in seconda lettura, sia stata rivista al rialzo (allo 0,1% t/t annualizzato dal -0,1% anticipato), la crescita si conferma modesta e Bernanke, che lascia il costo del denaro ai minimi (nel range 0-0,25%) assicura il proseguimento del piano di bond-buying, spalleggiato dal vice presidente della Fed, Yellen, il quale sottolinea come permanga la necessità di politiche di stimolo per aiutare la ripresa. Gli analisti di JP Morgan rivedono la stima sulla crescita americana nel 2013 all’1,9% dal +2,1%. Contrastati i leading indicators di febbraio: sale l’indice manifatturiero di New York, il Pmi Chicago e l’ISM manifatturiero, ma crolla inaspettatamente il Philadelphia Fed e l’indice manifatturiero della Fed di Kansas City; fiducia nel comparto dei servizi, con l’ISM non manifatturiero che sale a 56 punti. Raffredda il manifatturiero a gennaio, con la produzione che avanza del 2,1% a/a dal 2,9% precedente e gli ordini che cedono il 2% m/m; la capacità di utilizzazione degli impianti si mantiene comunque oltre il 79%.
Tengono i consumi, con le vendite al dettaglio che a gennaio salgono del 4,4% a/a. Positive le fiducie a febbraio: quella dei consumatori balza a 69,6 punti e quella rilevata dall’Univ. del Michigan sale a 77,6 punti. A gennaio la spesa personale avanza dello 0,2% m/m, mentre il reddito personale cala più del previsto (-3,6% m/m); nello stesso mese il Cpi raffredda all’1,6% a/a (dall’1,7%) mentre il PPI torna leggermente a salire (+1,4% a/a dall’1,3%).
Prosegue il consolidamento del mercato immobiliare confermato dai positivi dati di gennaio: le vendite di case nuove balzano di quasi il 29% a/a e quelle di case in corso del 10,4% a/a. I permessi edilizi concessi avanzano di oltre il 32% a/a. In raffreddamento solo le vendite di case esistenti che registrano un modesto +1,9% a/a (dal +12,1% di dicembre). I prezzi delle case rilevati dall’indice S&P/CS, continuano a salire (+6,8% a/a a dicembre).
Ricomposizione ancora lenta per il mercato del lavoro, tuttavia il Beige Book della Fed segnala lieve miglioramento occupazionale. A febbraio la disoccupazione è attesa stabile al 7,9%, mentre il numero di occupati rilevati dall’ADP raffredda ma meno del temuto.
Area Euro
Il 2012 si chiude con una contrazione dello 0,5% per l’Area Euro (-0,9% a/a la flessione nel IV quarter) e la Commissione Europea stima un calo della crescita dello 0,3% nel 2013 e recupero all’1,4% nel 2014; l’Istituto sottolinea le difficoltà di Parigi ipotizzando una crescita francese allo 0,1% nel 2013, a differenza di una Germania già posizionata per una ripartenza, dopo la flessione registrata nell’ultimo quarter del 2012 (-0,6% trim/trim); anche la Bundesbank già nel primo trimestre del 2013 ipotizza segno positivo in termini congiunturali per il Pil tedesco. Le difficoltà nel recupero si estendono quindi alle economie core e si registrano primi segnali di apertura verso una revisione, seppur parziale della politica di austerity, che tuttavia si conferma un pilastro dell’Unione: i leader UE si sono infatti accordati sulla definizione di un budget di spesa 2014-2020 ridotto rispetto a quello precedente. Mentre sugli aiuti a Cipro (da €17Mld) si profila un accordo a fine mese, cresce anche in paesi tradizionalmente devoti al rigore (come l’Olanda), la convinzione di evitare “ulteriore austerità alla recessione, per non uccidere le prospettive di sviluppo” e si discute di una flessibilità nel raggiungimento dei vincoli di bilancio concordati con l’Unione (Grecia, Portogallo e Madrid hanno avuto simili concessioni) e di dilazioni nel rimborso dei fondi concessi ai paesi che hanno goduto del salvataggio (per Irlanda e Portogallo); passi avanti sono poi stati fatti sulla retroattività della richiesta di ricapitalizzazione delle banche in crisi di liquidità da parte dell’ESM. Benché gli indicatori anticipatori a febbraio continuino a segnalare recupero (lo Zew europeo balza 42,4 punti e l’Ifo tedesco sale ai massimi da dieci mesi) permane incertezza: la produzione rallenta il suo calo, ma a dicembre si mantiene negativa (-2,3% a/a).
Tuttavia è soprattutto il rischio politico legato ad una situazione di ingovernabilità in Italia, a riaccendere i timori per una nuova escalation della crisi del debito: dopo l’incerto esito elettorale italiano, gli spread dei periferici hanno reagito nervosamente. Sul fronte valutario dal G-20 emerge un impegno generico dei paesi ad una determinazione “del mercato” per i livelli dei cambi, in modo che questi riflettano i fondamentali delle diverse economie, ma nessuna condanna a presunte pratiche di svalutazioni competitive. Asfittici i consumi, anche se le vendite al dettaglio a gennaio arretrano meno del temuto (-1,3% a/a), e la fiducia dei consumatori recupera, pur restando negativa (-23,6 p. a febbraio).
A febbraio l’inflazione raffredda ulteriormente all’1,8% a/a (stimato), stesso livello registrato in Germania e ben al di sotto del target Bce. Si attesta all’1,9% a/a il PPI di gennaio.
Permangono le difficoltà del mercato del lavoro: a gennaio la disoccupazione tocca il record dell’11,9%. Sempre a gennaio la massa monetaria M3 sale del 3,5% a/a; si riduce il surplus nella bilancia commerciale a dicembre (a €11,7 Mld).
Italia
L’Italia concluderà il 2012 in contrazione del 2,4% secondo Istat ed anche il 2013 segnerà un deciso calo per la crescita. I dati produttivi di dicembre risultano negativi, con la produzione wda che cede il 6,6% a/a, gli ordini industriali che crollano (-15,3% a/a), il fatturato che arretra del 6,3% a/a ed il mercato dell’auto in profondo rosso (-17,4% a/a per le immatricolazioni). Anche i leading indicators di febbraio evidenziano le difficoltà, con il Pmi manifatturiero e quello servizi in ripiegamento (rispettivamente a 45,8 e 43,6 punti); deboli segnali di ottimismo giungono dalla fiducia delle imprese che risale leggermente (a 88,5 p.). L’incerto esito delle elezioni complica il quadro italiano: la difficile formazione di un Esecutivo ed il rischio di nuove votazioni minano il sentiero di riforme necessarie per rilanciare la crescita nel rispetto dei vincoli di consolidamento dei conti pubblici. I mercati temono che l’instabilità politica possa nuovamente acuire la crisi del debito in Europa: il differenziale Btp10Y-Bund è tornato a superare i 345 pb. prima di ripiegare, con il rendimento sul decennale italiano vicino al 5%, mentre le Agenzie di rating sono pronte a downgrade. Istat rende noto che nel 2012 il debito pubblico ha toccato il record del 127% del Pil, mentre il rapporto deficit/Pil si è ridotto al 3% dal 3,8% del 2011, in forza di un saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) salito al 2,5% del Pil.
Con una pressione fiscale che ha toccato il 44% nel 2012, secondo Istat, i consumi continuano ad essere penalizzati: a dicembre le vendite al dettaglio cedono un ulteriore 3,8% a/a. Tuttavia la fiducia dei consumatori recupera leggermente a febbraio (a 86 punti da 84,7).
Secondo le stime preliminari, a febbraio l’inflazione (Nic+tabacco) raffredda all’1,9% a/a dal 2,2% precedente, in parte a causa della frenata su base annua dei prezzi degli alimentari e dei servizi legati alle comunicazioni; nello stesso mese l’IPCA si attesta al 2% a/a dal 2,4% precedente. In violenta decelerazione anche il PPI che a gennaio si attesta allo 0,8% a/a dal 2,4% di dicembre.
Forti tensioni sul mercato del lavoro: a gennaio la disoccupazione sale al record dell’11,7%, con quella giovanile (15-24 anni) al 38,7%, livello massimo di sempre. Ma anche i “non giovani” risultano tra le categorie più colpite dalla crisi: secondo uno studio di Datagiovani nel 2012 il numero di nuovi disoccupati nella fascia di età tra 45/54 anni e tra i 55 anni e oltre è aumentato rispettivamente di oltre il 38% a/a ed il 60% a/a. Per la Commissione Europea il tasso di disoccupazione nel 2014 salirà al 12%.
Discaimer

Da seguire:
Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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