Mirabaud AM : Ci aspettiamo un impatto economico globale limitato dalle recenti tensioni geopolitiche – a meno che tali tensioni non durino e non si estendano ad altre regioni;
A cura di Gero Jung, Chief Economist, Mirabaud AM
Rileviamo come i dati economici, in particolare negli Stati Uniti, nell’Eurozona e anche in Svizzera (prima dell’ultima escalation) fossero solidi e suggerissero un’accelerazione dello slancio economico a inizio dell’anno;
Per quanto riguarda le Banche centrali, un primo impatto delle tensioni geopolitiche è l’aumento della prudenza in futuro. Anche se ci aspettiamo che a marzo inizi il processo di normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti, riteniamo improbabile che la Federal Reserve intraprenda un percorso più aggressivo
Valutando le attuali tensioni geopolitiche, crediamo che l’impatto economico, alla luce delle informazioni attuali, sarà limitato. Notiamo che, nel complesso, i legami commerciali economici tra la Russia e gli Stati Uniti sono limitati, sebbene più importanti rispetto all’Europa. In particolare, si possono identificare tre canali attraverso cui è condizionata l’attività economica:
- Legami commerciali. In quest’ambito, notiamo che le importazioni e le esportazioni statunitensi verso Russia e Ucraina sono marginali (inferiori all’1%). Per quanto riguarda l’Eurozona, le esportazioni verso la Russia e l’Ucraina sono poco significative – e per quanto concerne la Svizzera, gli scambi commerciali diretti con la Russia rappresentano circa l’1% del PIL nazionale. Nel complesso, è improbabile che i legami commerciali diretti possano innescare una flessione significativa dell’economia negli Stati Uniti e in Europa.
- Impatto sulle condizioni finanziarie. Il brusco aumento dei rischi geopolitici favorisce i beni rifugio, fra cui i Treasuries USA, favorendo il dollaro USA e portando a un rafforzamento del franco svizzero. Una conseguenza degli eventi recenti è che la normalizzazione della politica monetaria procederà probabilmente – anche negli Stati Uniti – in modo più lento e costante. Ci aspettiamo che a marzo la FED aumenterà i tassi di 25 punti base, per poi replicare la mossa altre tre volte nel corso dell’anno. Nel contesto attuale, però, sembra fuori discussione l’annunciato aumento di 50 punti base a marzo. Non ci aspettiamo alcun cambiamento dei tassi da parte della BCE (Banca Centrale Europea) o della Banca Nazionale Svizzera quest’anno.
- L’aumento dei prezzi dell’energia avrà un impatto sull’inflazione. Come regola generale, un aumento di 10 dollari del prezzo al barile porta ad un aumento di circa 0,2% dell’inflazione complessiva degli Stati Uniti – e l’effetto sull’inflazione core è ancora più limitato. Per quanto riguarda la dipendenza dalle forniture di energia, notiamo che l’economia statunitense – contrariamente a quella dell’Eurozona – non dipende dalle importazioni di gas naturale. Infatti, sebbene gli approvvigionamenti europei si stiano evolvendo in direzione di un aumento del peso delle importazioni di gas naturale liquefatto (LNG), al momento le importazioni di gas naturale dalla Russia rappresentano comunque circa il 30-40% del totale.
Fonte: BONDWorld.it
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