NS Partners : Negli ultimi mesi, l’economia cinese ha mostrato segnali di rallentamento che stanno preoccupando analisti e investitori globali, portando a un crescente dibattito sulle misure necessarie per sostenere la crescita.
Di Giacomo Calef, country head NS Partners
Nel secondo trimestre del 2024, infatti, la crescita del PIL cinese è stata inferiore alle aspettative, attestandosi al 4,7%, dato che accentua la necessità di interventi economici più incisivi. In questo rallentamento cinese, spicca il contributo negativo del settore immobiliare, che a giugno ha visto i prezzi delle nuove abitazioni cadere al ritmo più veloce degli ultimi nove anni. Di fronte a questa situazione il governo cinese, a maggio, aveva adottato una serie di misure per cercare di stabilizzare il mercato immobiliare, offrendo la possibilità di acquistare nuove case a prezzi vantaggiosi; ma, al momento, non si riscontrano i risultati sperati.
Parallelamente alla crisi immobiliare, la Cina sta affrontando importanti conseguenze legate ai consumi. Infatti, la crescita delle vendite al dettaglio è rallentata fino ai minimi dal 2022, con le aziende costrette a ridurre i prezzi per beni di consumo come automobili, cibo e abbigliamento. Il calo dei prezzi delle proprietà e delle azioni, insieme a una bassa crescita salariale, stanno spingendo i consumatori a risparmiare.
Inoltre, fondamentale sottolineare come ancora, una volta la crescita del manifatturiero, pari al 6,2% questo trimestre, sia stata maggiore di quella dell’economia intera.
Questo dimostra quanto produzione ed export stiano guidando la crescita nel Paese, con un contributo del 27% alla crescita economica. Il periodo buio della Cina non sembra voler cessare, dato che il candidato Presidente Trump ha minacciato di voler introdurre delle tariffe del 60% su tutte le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti, manovra che comporterebbe circa un dimezzamento del tasso di crescita annuale della seconda economia al mondo. Il sentiment degli investitori globali nei confronti della Cina, inevitabilmente, continua a peggiorare: molti investitori vedono la Cina come un “trade a fuoco lento”, caratterizzata da un forte potenziale di crescita a lungo termine, ma con rischi significativi nel breve periodo. Le tensioni geopolitiche, le questioni strutturali dell’economia cinese e il rallentamento della crescita sono tra le principali preoccupazioni; tuttavia, una crescita vicina al target del 5% e l’innovazione offrono promettenti prospettive per il futuro. Per investire efficacemente in Cina, è fondamentale attuare una selezione attiva dei titoli più interessanti – noi al momento vediamo valore in settori come IT e consumer discretionary – utilizzando delle strategie di Long/Short, che permettono di navigare anche nelle condizioni più avverse.
Fonte: InvestmentWorld.it
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