Nuveen: L’inflazione meno elevata riduce le chance di indurre la Fed a tagliare i tassi. Il dato PCE (Personal Consumption Expenditures index) di gennaio, reso noto la scorsa settimana, ha contribuito a smorzare la recente volatilità dei mercati finanziari, determinata dal trend di riaccelerazione dell’inflazione.
A cura di Saira Malik, Chief Investment Officer di Nuveen
L’indice PCE headline è aumentato dello 0,3% nel mese di gennaio e del 2,4% su base annua, mentre per il PCE core – che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia ed è la misura preferita dalla Federal Reserve per valutare l’inflazione – gli aumenti sono stati rispettivamente dello 0,4% e del 2,8%. Quest’ultimo è stato l’aumento su base annua del tasso PCE core più contenuto da marzo 2021. I mercati sono stati ulteriormente rassicurati da una forte revisione al ribasso del PCE di dicembre.
Se da un lato si sono attenuate le preoccupazioni degli investitori riguardo un aumento dell’inflazione, dall’altro la crescita dei salari e l’aumento dei costi dei servizi e delle abitazioni restano tra i maggiori responsabili della persistenza dell’inflazione e supportano la linea attendista della Fed sui tagli dei tassi a breve termine. Con i tassi fermi e una stagione degli utili societari migliore del previsto ormai alle spalle, i mercati azionari potrebbero avere difficoltà a individuare il prossimo catalizzatore nei prossimi mesi. Questo scenario crea una buona occasione per considerare l’allocazione in aree del mercato del reddito fisso che offrono rendimenti più elevati.
Considerazioni sul portafoglio
All’inizio del 2024, i rendimenti obbligazionari si sono attestati sui livelli più alti in oltre un decennio, spingendo alcuni a dichiarare che questo sarà “l’anno del reddito fisso”. È troppo presto per confermare questa affermazione, ma ci sono prove che indicano un’ottima performance dei mercati obbligazionari globali. Nell’ambito del credito societario con rating inferiore a investment grade, sia gli asset a tasso fisso (obbligazioni high yield) che quelli a tasso variabile (senior loan) hanno offerto rendimenti corretti per il rischio interessanti rispetto alle obbligazioni investment grade, ai Treasury statunitensi e alle azioni, sia recentemente che nel lungo periodo.
L’high yield beneficia attualmente di un forte supporto dal punto di vista tecnico e dei fondamentali. Data la sua natura a tasso fisso, il debito high yield emesso precedentemente ha risentito solo marginalmente dell’aumento dei tassi, con gli indici di copertura degli interessi che ora si attestano su un solido 4,5x. Prevediamo che i tassi di insolvenza dell’high yield resteranno contenuti, soprattutto perché la qualità media del credito di questa asset class è migliorata negli ultimi anni. Infine, i rendimenti relativamente elevati del settore e il rischio di duration inferiore rispetto ad altre categorie del reddito fisso meritano l’attenzione degli investitori.
Riteniamo inoltre che i prestiti a tasso variabile siano interessanti nell’attuale contesto di tassi più alti più a lungo, mentre molti altri settori del reddito fisso sono in difficoltà. I senior loan sono ben posizionati per completare la parte del mercato del reddito fisso con duration più lunga. Inoltre, i rendimenti offerti dai prestiti sono tra i più alti disponibili sui mercati pubblici del reddito fisso.
Nel complesso, privilegiamo i settori di maggiore qualità e i modelli di business esposti ai ricavi delle imprese sia per le obbligazioni high yield che per i senior loan. Nell’high yield, ci concentriamo sui settori in cui vediamo flussi di cassa ricorrenti, potere di determinazione dei prezzi sostenuto ed elevata redditività, come il settore dei broker assicurativi e quello dei cavi e delle linee per le telecomunicazioni. Per quanto riguarda i prestiti, privilegiamo le imprese di maggiori dimensioni con solidi profili di free cash flow e limitate scadenze di debito a breve termine. Siamo meno costruttivi sui modelli di business ciclici che potrebbero essere vulnerabili a potenziali indebolimenti della forza dei consumatori.
In futuro, riteniamo che entrambi i settori possano offrire rendimenti simili a quelli delle azioni con una volatilità più contenuta, una buona combinazione in un contesto economico incerto. I gestori attivi hanno anche la possibilità di sottopesare o evitare i segmenti di qualità inferiore, che a nostro avviso hanno maggiori probabilità di soffrire in un’economia in decelerazione.
Fonte : InvestmentWorld.it
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