Payden & Rygel : L’ultimo rapporto sull’occupazione statunitense si è rivelato migliore delle attese: a gennaio sono stati creati 130.000 nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,3%.
A cura di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel
Dati, a prima vista, incoraggianti. Tuttavia, l’analisi complessiva è meno rassicurante se si considerano le significative revisioni al ribasso dei mesi precedenti. La crescita dell’occupazione per il 2025, nel suo insieme, è stata rivista a soli +181.000 posti di lavoro per l’intero anno, equivalenti a circa +15.000 unità al mese: un ritmo decisamente contenuto.
È vero che il cosiddetto “punto di pareggio” della crescita occupazionale si è probabilmente abbassato, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e delle restrizioni all’immigrazione. Tuttavia, un incremento medio di 15.000 unità al mese resta modesto e ulteriori revisioni potrebbero persino spingere la dinamica salariale in territorio negativo. Anche il dato di gennaio invita alla cautela: la crescita è stata quasi interamente trainata da un unico comparto, quello della sanità e dell’istruzione. Questa concentrazione suggerisce che un rimbalzo diffuso e sostenuto dell’occupazione non sia imminente. Come ha osservato il governatore della Fed Christopher Waller, si tratta sostanzialmente di una crescita occupazionale “zero”. A nostro avviso, questo non è un segnale positivo né per l’andamento futuro del tasso di disoccupazione né per la tenuta dei consumi. Alla luce delle revisioni, infatti, anche il potere di spesa dei consumatori – un indicatore della crescita del reddito aggregato strettamente correlato alla spesa reale – risulta più debole rispetto a quanto precedentemente stimato e inferiore alla media di lungo periodo, lasciando presagire una dinamica di crescita più lenta nei prossimi mesi. In attesa del rapporto sull’occupazione di febbraio, che sarà pubblicato all’inizio di marzo, prima della prossima riunione del FOMC, manteniamo per ora la nostra previsione: riteniamo che l’inflazione tenderà a moderarsi nel 2026 e che il mercato del lavoro rimarrà debole, aprendo la strada a tre tagli dei tassi nel corso del 2026, a partire dal secondo trimestre.
Fonte: InvestmentWorld.it
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