Raiffeisen C.M. Il nuovo presidente della Federal Reserve americana era evidentemente la prima scelta dell’attuale presidente degli Stati Uniti Trump, oltre ad essere apprezzato in modo unanime dagli osservatori come un esperto competente e con una solida esperienza.
A cura di Karin Kunrath, Chief Investment Officer, Raiffeisen Capital Management
Tuttavia, ancora fresco di nomina e nel pieno della crisi in corso nel Golfo Persico (con l’aumento del prezzo del petrolio e le pressioni inflazionistiche che ne derivano), Kevin Warsh si trova a dover trasmettere autorevolezza e determinazione nella politica monetaria attraverso una comunicazione chiara: un compito indubbiamente più complesso di quanto inizialmente previsto. Da un lato, l’inflazione, che da tempo si attesta al di sopra dell’obiettivo del 2%, richiede un intervento; dall’altro, tuttavia, essa è soprattutto il risultato di una carenza di offerta causata dai conflitti, in particolare nel mercato petrolifero, con un orizzonte temporale incerto.
Anche l’economia statunitense, tuttavia, continua a dimostrarsi robusta nonostante i fattori geopolitici, e il mercato del lavoro, seconda componente del doppio mandato della Fed, non mostra segni di debolezza. Il mercato ha interpretato le dichiarazioni del nuovo presidente della Fed, secondo cui l’inflazione dovrebbe essere riportata verso l’obiettivo, come troppo esitanti (behind the curve), poiché finora non sono seguite azioni concrete a tali intenzioni.
Il risultato è stato un ulteriore aumento dei rendimenti dei titoli di Stato Usa, il che significa che da tempo il mercato sta anticipando la banca centrale. Si tratta presumibilmente di una situazione indesiderata che prima o poi dovrà essere risolta: o attraverso un rapido raffreddamento dell’inflazione, confermando così l’attuale modalità attendista della Fed, oppure la banca centrale dovrà recuperare quanto il mercato ha già anticipato attraverso l’andamento dei rendimenti.
Le decisioni e la comunicazione della banca centrale potrebbero incidere sulla sua credibilità, con il rischio di generare distorsioni anche sul mercato degli eurobond, dove i rendimenti continuano a salire spinti dall’inflazione elevata e in linea con il percorso dei tassi della BCE. Al recente simposio di Jackson Hole, il discorso del presidente della Fed Warsh ha confermato l’impegno contro l’inflazione, ma senza annunci concreti sui tassi. Mantieniamo una preferenza tattica per le azioni rispetto alle obbligazioni.
Outlook sulle diverse asset class
Obbligazioni: positivi sui i governativi tedeschi e francesi
Stiamo chiudendo tutte le posizioni sui titoli di Stato ad eccezione dei titoli tedeschi e francesi, in particolare il sottopeso dei governativi statunitensi rispetto ai titoli tedeschi e australiani. Sui titoli di Stato francesi abbiamo dovuto accettare un ampliamento degli spread, ma dal nostro punto di vista un ulteriore significativo ampliamento appare improbabile, nonostante le difficoltà del bilancio statale francese.
Gli spread sulle obbligazioni corporate high-yield in USD appaiono, contrariamente alle nostre aspettative, incrollabili. Il quadro economico rimane favorevole; tuttavia, a nostro parere ciò non giustifica minimi degli spread creditizi tanto quanto quelli visti nel 2007. Potenziali eventi scatenanti per un repricing (dazi, Stretto di Hormuz, prezzi dell’energia, ecc.) non stanno praticamente producendo alcun effetto. Per il momento restiamo in attesa.
I rendimenti delle obbligazioni dei mercati emergenti, così come i premi al rischio, recentemente hanno registrato variazioni minime. Dopo aver mantenuto a lungo una posizione prudente nei titoli obbligazionari in valuta forte dei mercati emergenti, stiamo ora liquidando tale posizione per passare a una posizione neutrale. Analogamente ad altri asset a spread, in questa asset class non si osserva praticamente alcun effetto di reazione agli eventi macroeconomici o geopolitici.
Azionario: Il momentum degli utili supera i timori sul prezzo del petrolio
Recentemente il quadro dei mercati azionari sviluppati si è mantenuto favorevole. Il fattore di sostegno più forte rimane la prospettiva di un andamento degli utili societari molto positivo. Anche il nuovo aumento del prezzo del petrolio ha smorzato solo leggermente il sentiment, ma continua ad avere implicazioni per la politica delle banche centrali nei prossimi mesi. Nel breve termine il sentiment appare piuttosto ottimistico; alla luce del sostegno proveniente dal fronte degli utili, manteniamo una visione moderatamente positiva sui titoli azionari.
Quest’anno i mercati azionari dei paesi emergenti continuano a reggere meglio dei mercati sviluppati quest’anno. Questo grazie al settore tecnologico, che si distingue in termini di performance. È interessante notare che, nonostante la forte performance, le valutazioni sono in leggero calo. Ciò è dovuto al solido andamento degli utili, in particolare nella regione asiatica, che domina l’intera area dei mercati emergenti.
Materie prime: I metalli preziosi tornano in carreggiata
I mercati internazionali delle materie prime hanno recentemente mostrato un andamento più solido su tutta la linea. I metalli preziosi hanno recentemente registrato un’altra forte corsa dopo la fase di forza all’inizio dell’anno e un successivo consolidamento. I metalli preziosi hanno registrato un’altra fase di forte rialzo dopo il trend positivo di inizio anno e il successivo consolidamento. Le materie prime energetiche rimangono molto volatili a causa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Attualmente, non deteniamo alcuna posizione in materie prime nella nostra asset allocation tattica.
Fonte: InvestmentWorld.it
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