Canada: rapporto sull’occupazione (di Yann Quelenn): I prezzi delle materie prime pesano sull’economia canadese. Nei primi due trimestri dell’anno, il PIL si è contratto rispettivamente dello 0,8% t/t e dello 0,5%. Ciò nonostante, a luglio…
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l’economia canadese è cresciuta dello 0,3%, circostanza dovuta, a nostro avviso, al passeggero rialzo dei prezzi del petrolio. La volatilità rimane molto elevata, quindi i fondamentali sono a rischio e ad agosto i prezzi del greggio sono crollati sotto i 40 dollari al barile. Quando crollano le materie prime, il Canada trattiene il respiro. Ad agosto il deficit commerciale canadese è salito a 2,53 miliardi di USD, dai 590 milioni di dollari di luglio; le esportazioni sono calate del 3,6%, flessione più marcata dal gennaio del 2012.
Quest’anno la Banca del Canada ha già tagliato i tassi due volte, nel tentativo di compensare gli effetti negativi della flessione del petrolio. La prossima riunione sui tassi si svolgerà il 21 ottobre. Crediamo che la politica monetaria rimarrà invariata allo 0,5%, perché il recente rialzo delle materie prime fornirà un po’ di sollievo all’economia canadese.
Per di più, oggi sarà pubblicato il tasso di disoccupazione riferito a settembre, che dovrebbe rimanere invariato al 7%. Una lettura debole del rapporto sull’occupazione di questa settimana potrebbe essere interpretato come un possibile contagio dagli USA. Rimaniamo ribassisti sul loonie (CAD), che rimane sotto quota 1,3000 contro il biglietto verde. In un’ottica di medio periodo, miriamo a un ritorno dell’USD/CAD a 1,3200.
Verbali del FOMC: neanche lontanamente vicino a un rialzo del tasso (di Peter Rosenstreich)
Stamattina è in pieno svolgimento il dibattito sui verbali della riunione della Fed. A nostro avviso, i verbali del FOMC riflettono i toni da colomba del comunicato del 17 settembre e non i commenti da falco pronunciati dopo la decisione. Nella nostra interpretazione dei verbali, la tanto pubblicizzata opinione che la decisione fosse ormai prossima è priva di fondamento. In effetti, non vediamo niente che suggerisca che un rialzo del tasso a settembre fosse davvero un’opzione. Il comitato rimane diviso, ma sembra essersi imposta la forza delle argomentazioni delle colombe. I verbali si concentrano sulla bassa inflazione e sulle apprensioni per la volatilità globale, piuttosto che enfatizzare la forza del mercato del lavoro (principale argomentazione addotta dai falchi). Dicendo chiaramente che i rischi globali sono diventati preminenti rispetto ai fattori interni, il comitato afferma quanto segue: “alla luce dei rischi per le prospettive dell’attività economica e dell’inflazione, il comitato ha ritenuto prudente attendere informazioni aggiuntive, che confermino che non vi è stato un deterioramento delle prospettive economiche e che l’inflazione salirà gradualmente verso il 2% nel medio termine”. Nel ribadire l’importanza di questo concetto, il comitato aggiunge che “gli sviluppi economici e finanziari globali potrebbero in qualche modo frenare l’attività economica e probabilmente eserciteranno pressioni al ribasso sull’inflazione nel breve termine”. La reazione del mercato è stata minima, con un lieve calo dei tassi e dell’USD, mentre le valute dei mercati emergenti e quelle legate alle materie prime continuano a trarre i vantaggi maggiori dal calo delle probabilità di un rialzo del tasso nel 2015. Poiché si è ridimensionata la minaccia di un rialzo del tasso della Fed a breve, gli operatori del forex vanno alla ricerca di valute ad alto beta e rendimento, quali l’IDR, il RUB, la MYR e il BRL. La Fed si trova intrappolata in una posizione difficile. Il “terzo” mandato indica che un rialzo avverrà solo quando vi sarà stabilità sui mercati globali. Tuttavia, il primo catalizzatore della volatilità è legato direttamente alle aspettative di un rialzo del tasso della Fed (e non le prospettive di crescita in Asia, come ha suggerito qualcuno). Nel contesto attuale, il rialzo dell’USD dovrebbe rimanere circoscritto alle valute G10, anche se potremmo assistere a una ripresa significativa nelle tanto bistrattate valute dei mercati emergenti.
Fonte: BONDWorld.it
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