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Robeco: I fondamentali dei mercati emergenti sembrano superiori nel 2026

Robeco : L’indice MSCI Emerging Market IMI è cresciuto di oltre il 26,7% nel 2025 al momento della stesura del presente documento, in modo simile al 2024.

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A cura di Wim-Hein Pals, Head of Emerging Markets Equities di Robeco


Performance superiore ai mercati sviluppati nel 2025

La differenza significativa è che questa volta i mercati emergenti hanno ampiamente superato i mercati sviluppati. Anche il bitcoin ha registrato un rendimento molto migliore rispetto ai mercati emergenti nel 2024. Tuttavia, gli investitori in bitcoin stanno affrontando una perdita del 6,4%.

Ci sono molte ragioni che spiegano i rendimenti superiori registrati quest’anno nei mercati emergenti. Innanzitutto, c’è il tradizionale divario nelle valutazioni, sia in termini assoluti che relativi. In particolare, i parametri di valutazione interessanti rispetto ai ricchi Paesi industrializzati sono stati finalmente notati dagli investitori internazionali. In secondo luogo, gli utili sono cresciuti più rapidamente nei Paesi emergenti che nei mercati maturi.

Aumento degli utili

Il 2024 è stato il primo anno in cui gli utili delle società emergenti sono cresciuti in media più rapidamente rispetto ai mercati sviluppati, con un aumento del 21% contro il 9%. La tendenza è proseguita nel 2025, con una crescita degli utili nei mercati emergenti che ha raggiunto il 12% contro il 9% dei mercati sviluppati, secondo le previsioni di consenso IBES. In terzo luogo, si è assistito a una riallocazione degli investimenti dai costosi titoli azionari statunitensi ai mercati più economici a livello globale, con il dollaro debole che ha dato una mano. In quarto luogo, i mercati azionari emergenti sono stati estremamente sottorappresentati nei portafogli globali. Infine, il contesto macroeconomico nei Paesi emergenti è stato più favorevole rispetto a quello dei Paesi sviluppati: una crescita economica robusta, unita a bilance dei pagamenti e bilanci pubblici sani, si confronta favorevolmente con gli enormi deficit gemelli del bilancio pubblico e della bilancia dei pagamenti negli Stati Uniti.

La Corea in testa

La grande sorpresa dei mercati emergenti quest’anno è stata la Corea, trainata dal doppio motore della domanda di memorie legate all’intelligenza artificiale e dalle riforme di governance. Le elezioni presidenziali di giugno hanno rafforzato la convinzione che le riforme corporate continueranno e hanno determinato un forte rialzo dell’80% da inizio anno dell’indice MSCI Korea (in EUR), che a nostro avviso ha ancora margini di crescita.

La rinascita azionaria guidata dalla tecnologia in Cina

Il momento DeepSeek della Cina all’inizio dell’anno ha segnato un punto di svolta per il suo ecosistema di intelligenza artificiale e semiconduttori. La rapida adozione di modelli sviluppati localmente ed efficienti dal punto di vista dei costi ha segnalato la capacità della Cina di competere nell’intelligenza artificiale avanzata, nonostante l’inasprimento dei controlli sulle esportazioni di chip di fascia alta. Ha inoltre rafforzato le aspettative di una sostituzione accelerata sul mercato interno e di investimenti strategici sostenuti dallo Stato nelle infrastrutture di intelligenza artificiale. La politica è rimasta favorevole, sebbene calibrata, e ha segnato una svolta verso il sostegno dei consumi e delle riforme dal lato dell’offerta in settori che registrano una significativa sovraccapacità (anti-involuzione).

India: sopravvalutata  

L’India ha registrato una performance nettamente inferiore alle attese, a causa del beta più basso e dei flussi negativi provenienti dagli investitori istituzionali esteri, sebbene finora le ripercussioni macroeconomiche dei pesanti dazi imposti dagli Stati Uniti siano state limitate. Taiwan, insieme ad altri esportatori asiatici, è stata sostenuta dal forte aumento delle esportazioni tecnologiche, nonostante siano emerse preoccupazioni sul tema dell’intelligenza artificiale, che sembra aver raggiunto livelli di bolla speculativa.

EM: Prospettive costruttive per il 2026

A nostro avviso, nel 2026 i titoli azionari dei mercati emergenti sono destinati a registrare una performance robusta, sostenuta dall’allentamento delle condizioni monetarie, da una maggiore crescita degli utili, da valutazioni interessanti, da un ulteriore miglioramento della corporate governance e da bilanci fiscali più sani. Le valutazioni rimangono molto interessanti, con uno sconto rispetto ai mercati sviluppati che si è leggermente ridotto, ma che rimane comunque generoso, pari al 30%. Si tratta di un’anomalia insostenibile, ma non è solo una questione di valutazioni. Riteniamo che la guerra commerciale sia ormai ampiamente scontata negli asset dei mercati emergenti e il consenso per il 2026 prevede una ripresa della crescita degli utili su tutta la linea: 17% per i mercati emergenti, 13% per quelli sviluppati. Sarà quindi il terzo anno consecutivo in cui il contesto degli utili nei Paesi emergenti sarà migliore rispetto a quello dei Paesi ricchi.

Prudenza fiscale 

Nel frattempo, molti Paesi emergenti hanno dimostrato un forte impegno nei confronti della disciplina fiscale dopo le crisi passate, spesso guidati da regole fiscali. Il deficit fiscale aggregato per i mercati emergenti dovrebbe attestarsi intorno al 4,2% del PIL nel 2026, il che dovrebbe contribuire a stabilizzare la dinamica del loro debito. In media, i Paesi sviluppati avevano un rapporto debito pubblico/PIL superiore al 110% (2025), mentre quello dei mercati emergenti era inferiore all’80%, secondo i dati del FMI (vedi Figura 2).

I nostri Paesi focus

Rimaniamo sovrappesati sulla Corea (riforme della governance, forte domanda di memorie) e su Indonesia e Vietnam (entrambi caratterizzati da una crescita elevata e valutazioni interessanti). Rimaniamo cauti su Cina e India, quest’ultima a causa di metriche di valutazioni ancora troppo elevate. Nel caso della Cina, gli ultimi dati sugli utili mostrano una lenta ripresa degli utili, con la crescita dell’EPS trainata dai buyback e dai margini. Nel resto dei mercati emergenti, apprezziamo il Sudafrica (spinta dai termini di scambio, dal rialzo dei metalli del gruppo dell’oro e del platino, dai rendimenti obbligazionari più bassi e dal successo iniziale delle riforme), gli Emirati Arabi Uniti (crescita composta a lungo termine), la Grecia e la Polonia (spinta dagli investimenti dell’UE). In America Latina preferiamo il Messico e il Cile rispetto agli altri.

Conclusione: gli investitori continuano a sottovalutare i mercati emergenti 

Da una prospettiva leggermente più a lungo termine, i Paesi emergenti rappresentano il 40% della crescita economica nominale e circa il 70% della crescita reale mondiale. Tuttavia, le azioni dei mercati emergenti costituiscono ancora solo l’11% degli indici di investimento globali. A nostro avviso, ciò riflette una sottovalutazione strutturale del potenziale che cambierà nel tempo e sosterrà gli asset dei mercati emergenti nel lungo termine.

Fonte: InvestmentWorld.it


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