Sotto la lente: Euro, lo stato dell’arte

In scia alla FED, mentre tutti attendevano indicazioni su un nuovo piano di liquidità, la BCE ha sorpreso i mercati con un taglio dei tassi al minimo storico dello 0,25%, anticipando di fatto l’intervento di dicembre atteso dalla maggior …

parte degli analisti. Sebbene il Presidente Draghi abbia ribadito che tale decisione, sospinta da un’inflazione che permarrà su livelli sostenibili nel medio termine, non sia stata presa in risposta al rafforzamento della divisa unica contro le principali valute “core” e che i cambi non rappresentano un obiettivo della BCE, la mossa a sorpresa ha avuto i suoi riflessi sul mercato valutario.
In particolare, dopo aver raggiunto area 1,38 contro il dollaro americano, l’euro ha violentemente invertito rotta attestandosi in area 1,335, e lo stesso ha fatto nei confronti della sterlina inglese, scendendo a quota 0,842 contro i 0,86 di inizio novembre. L’indebolimento fisiologico della divisa unica, a seguito del mutato differenziale dei tassi di mercato, non ha tuttavia interessato le divise high yield, dove il rallentamento delle economie interne, abituate fino ad oggi ad una crescita a doppia cifra, rappresenta il fattore predominante.
In un’analisi più ad ampio spettro, infatti, notiamo che da inizio anno appare evidente il disallineamento esistente tra divise core e high yield. Grafico alla mano, mentre l’euro recupera frazionale terreno contro dollaro americano (+1,66%) e sterlina inglese (+3,47%), l’apprezzamento assume dimensioni nettamente maggiori se guardiamo ad esempio alla lira turca (+17,17%), piuttosto che al rand sudafricano (+24,55%) o al real brasiliano (+15,99%).
Questa differenza di comportamento si registra in quanto le divise core (dollaro americano, sterlina inglese, franco svizzero) rappresentano un valido strumento in ottica di diversificazione, intesa anche come protezione di portafoglio, e data la loro volatilità mediamente contenuta, possono rappresentare porzioni discrete di portafoglio (20/25%).
Diverso è invece il discorso per le high yield che per propria natura, data la loro rischiosità, devono essere utilizzate come mero strumento yield enhancement, ovvero adeguatamente bilanciate con strumenti a basso rischio o comunque in linea con il proprio benchmark di mercato.
Il perdurare del trend di deprezzamento, poi, nonostante gli alti facciali che caratterizzano queste proposte, deve fare da monito per gli investitori che pertanto devono essere consapevoli dei rischi cui implicitamente tale investimento espone. Il vasto ventaglio di proposte di bond in valuta targati RBS Plc, conta oggi un totale di 8 obbligazioni, adeguatamente diversificate anche per orizzonte temporale.
Guardando esclusivamente al rendimento potenziale offerto, sono due le obbligazioni che saltano immediatamente all’occhio, ovvero la RBS Lira turca 9% ( Isin XS0609262471 ) e la RBS Rand Sudafricano 8,5% ( Isin XS0609261820).
L’alto facciale delle due proposte, che controbilancia altrettanti rischi, tra cui l’alta volatilità dei relativi cambi valutari, garantisce un rendimento lordo annuo decisamente più alto della media di mercato, considerata la scadenza prevista per aprile 2015. Stando infatti ai correnti livelli di prezzo, lo yield-to-maturity lordo è pari rispettivamente al 7,15% e al 5,58%.

Fonte: RBS

 

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