Swissquote: Il rapporto NFP lascia all’oscuro gli operatori; riunione G20: Un resoconto

L’ultimo rapporto sull’occupazione USA non fa chiarezza per gli operatori (di Arnaud Masset)


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L’ultimo rapporto sull’occupazione USA ha in parte deluso il mercato perché non ha fatto chiarezza sulla tempistica del primo rialzo del tasso dalla Federal Reserve da quasi 10 anni. La variazione nelle buste paga (escluso il settore agricolo) è stata sorprendentemente bassa (173 mila rispetto alle 217 mila unità previste), mentre i dati riferiti al mese scorso sono stati rivisti sostanzialmente al rialzo (da 215 a 245 mila). Gli operatori, che possono fare affidamento solo sulle loro risorse, non sono stati in grado di scegliere una direzione precisa né sul mercato dei bond né su quello dei cambi. Il rendimento dei titoli del Tesoro USA a due anni è sceso allo 0,6568%, per poi balzare allo 0,7206% nel giro di pochi minuti, mentre il rendimento dei decennali è crollato al 2,1050% per poi risalire rapidamente al 2,1633%. Alla fine, i rendimenti sono tornati sui livelli iniziali. Anche l’EUR/USD è stato molto volatile mentre gli operatori cercavano di scontare le nuove informazioni; la coppia si è mossa ampiamente fra 1,1190 e 1,1090, stabilizzandosi alla fine intorno a 1,1160.

Poiché i mercati USA oggi sono chiusi per la festività del Labor Day e in calendario ci sono pochi appuntamenti, oggi i volumi di scambio dovrebbero rimanere bassi. Gli operatori dovranno attendere fino a giovedì per avere qualche dato interessante dal mercato USA e intanto crescono le tensioni in vista della prossima riunione del FOMC. Prepariamoci a un mercato molto volatile.

Riunione del G20 (di Peter Rosenstreich)

Dopo la riunione di due giorni tenutasi ad Ankara, il Gruppo dei 20 (G20) ha diffuso un comunicato in cui s’impegna a rinunciare alla manipolazione delle valute. Il G20 ha commentato senza giri di parole la svalutazione competitiva delle valute, impegnandosi a “orientarsi verso sistemi di cambio delle valute determinati maggiormente dal mercato e flessibilità dei tassi di cambi che rispecchino i fondamentali, evitando disallineamenti prolungati del tasso di cambio”, aggiungendo che “rinunceremo a svalutazioni competitive e ci opporremo a qualsiasi forma di protezionismo”. È la prima volta che il G20 ricorre a formulazioni così dirette dal 2003. Sospettiamo che questo comunicato avrà un impatto limitato sulle strategie di politica monetaria delle banche centrali globali. La manipolazione delle valute rimane una soluzione facile per rafforzare la crescita, rubando la richiesta di esportazioni, ed è improbabile che i banchieri centrali rinuncino rapidamente a questa opzione. La volatilità vista di recente ha fatto emergere il rischio di prezzi artificiali sul forex e probabilmente è il motivo dei toni del comunicato. In esso, si legge anche che la crescita globale “ha deluso le nostre attese”, ma “siamo fiduciosi che la ripresa economica globale acquisirà slancio”. A nostro avviso, questo comunicato segnala che gli operatori dovrebbero prepararsi a nuove fasi di volatilità sul forex, perché in autunno si radicherà la tematica della divergenza delle politiche. In prospettiva, siamo molto preoccupati per le valute legate alle materie prime e dei mercati emergenti. Si moltiplicano le voci secondo cui la recente debolezza dei mercati emergenti ha fatto affiorare le problematiche legate al debito finanziato in USD.

Martedì il Giappone pubblicherà la seconda lettura del PIL riferito al secondo trimestre, che dovrebbe essere rivisto al ribasso, dal -1,6 t/t al -1,8% t/t. Le esportazioni deboli e la fiacca spesa dei consumatori (e il tempo) sono state le cause principali della contrazione dei dati sulla crescita. Dalla prima lettura, i dati economici giapponesi (fra cui quelli riferiti a esportazioni e produzione delle fabbriche) hanno continuato a indebolirsi, e gli eventi in Cina danneggeranno sicuramente le prospettive di breve termine per le esportazioni dal Giappone. L’apprezzamento dello JPY è stato determinato dalle liquidazioni di carry trade in un contesto di ricerca di beni rifugio. Tuttavia, man mano che la stabilità torna lentamente a imporsi sui mercati finanziari, gli operatori torneranno a concentrarsi sui fondamentali giapponesi. Il rallentamento del miracolo di “Abe”, che mirava a far uscire l’economia dalla deflazione e dalla crescita non ottimale, eserciterà pressioni sul primo ministro Shinzo Abe affinché espanda gli stimoli monetari e fiscali. Poiché ci si focalizzerà di nuovo sui fondamentali e lo yen tornerà ad essere una valuta di finanziamento preferenziale, prevediamo che l’USD/JPY tornerà verso la resistenza a 121,75.

Fonte: BONDWorld.it


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