T. Rowe Price: Il 2023 è iniziato alla grande. I prezzi degli asset sono in aumento e, mentre le condizioni finanziarie si avviano verso tempi migliori,
A cura di Nikolaj Schmidt, Chief International Economist, T. Rowe Price
gli investitori sognano il ritorno di una Goldilocks economy, che non ha nulla a che vedere con l’omonima favola di Riccioli d’Oro che visita la casa degli orsi nel bosco, ma si riferisce ad un’economia che non è né troppo calda né troppo fredda. Nel contesto statunitense, ciò significa che la Federal Reserve non ha bisogno di aumentare di molto i tassi di interesse, mentre allo stesso tempo ci sono buone possibilità che i ricavi delle imprese possano crescere.
Nonostante i segnali di ottimismo del mercato, non credo che ci troviamo in un contesto “Goldilocks”. A mio avviso, Riccioli d’oro ha lasciato da tempo il bosco e probabilmente riapparirà solo dopo la prossima recessione. Al contrario, potrebbe arrivare in visita la sorella di Riccioli d’Oro, più imprevedibile, e potrebbe causare problemi.
Gli asset di rischio stanno facendo bene grazie alla fine della stretta monetaria, E nel breve termine, i seguenti fattori riducono la probabilità di una recessione: la disinflazione, la riapertura della Cina e la forte riduzione dei prezzi del gas in Europa.
La disinflazione si verifica quando l’inflazione si appiattisce temporaneamente e l’aumento dei prezzi perde vigore, pur rimanendo su livelli elevati. Non va confusa con la deflazione, che è un periodo in cui l’inflazione e i prezzi scendono. Ci sono forti indizi che indicano che siamo già – o stiamo entrando – in un periodo di disinflazione. Le forze disinflazionistiche sono all’opera da tempo, grazie alla normalizzazione delle catene di approvvigionamento, ma anche il rallentamento della crescita globale sta giocando un ruolo importante.
Negli Stati Uniti, in particolare, l’inflazione delle commodity sembra essersi attenuata, così come le pressioni salariali. Sono convinto che l’inflazione delle commodity sia in discesa, ma per quanto riguarda il mercato del lavoro e le pressioni salariali non sono ancora convinto della stessa cosa. I mercati del lavoro sono ancora caldi e la semplice legge della domanda e dell’offerta implica che ci vorrà un periodo di rallentamento più lungo e probabilmente un aumento sostanziale della disoccupazione prima che le pressioni salariali si allentino a sufficienza. Per gli sviluppi dei mercati finanziari, l’aspetto forse più importante della disinflazione è che il Governatore della Fed, Jerome Powell, ha ammesso di averla notata. Questo potrebbe confondere le aspettative degli investitori sulla fine dei rialzi dei tassi di interesse.
La spinta della Cina e l’inverno mite in Europa
Le aspettative per la Cina e la sua riapertura erano alte, ma noi investitori siamo stati colti di sorpresa dalla velocità con cui l’economia ha riaperto i battenti. La leadership cinese non solo ha adottato una nuova direzione pragmatica – e questo significa che il rischio di nuove chiusure in Cina che rallentino l’economia è praticamente inesistente – ma continua anche a pompare denaro nell’economia, supportando l’economia e la domanda globale. Inoltre, l’inverno mite ha fatto sì che l’economia europea abbia superato bene questo periodo, per ora, riducendo il rischio di razionamenti energetici sia quest’anno che il prossimo.
Goldilocks o no?
È facile lasciarsi tentare dal sogno di una Goldilocks economy in cui si registrano sia un’inflazione stagnante sia una crescita economica, ma questa volta non sono tra coloro che credono alla favola. Nonostante gli indicatori segnalino un miglioramento a breve termine dell’economia, ritengo che la favola non sia idilliaca. Il mercato degli asset di rischio – come l’azionario – può continuare a registrare performance soddisfacenti nel breve periodo, ma nel lungo termine i nostri modelli indicano che ci aspetta un sinistro rallentamento della crescita.
Non possiamo sottovalutare l’enorme shock monetario causato dalle banche centrali sull’economia globale. Quest’anno, ad esempio, BCE e Fed continueranno ad alzare i tassi d’interesse a livelli visti l’ultima volta prima della crisi finanziaria globale. All’epoca, la Cina si stava integrando nell’economia globale, fornendo un significativo effetto di domanda per le altre economie in via di sviluppo della regione. Allo stesso tempo, il mercato immobiliare Usa registrava tassi di crescita enormi, che a loro volta hanno stimolato la domanda globale.
La situazione è in contrasto con quella odierna, in cui abbiamo una politica monetaria molto restrittiva, ma con impulsi alla domanda non paragonabili. Oggi la realtà è che le banche centrali si stanno impegnando in una stretta tale che la liquidità che ha sostenuto la ripresa dei mercati azionari si esaurirà presto. Abbiamo già visto gli effetti della stretta monetaria, ma ce ne saranno altri.
Le banche centrali sono in rotta verso un atterraggio duro
Al centro dell’equazione c’è il mercato del lavoro. Contrariamente a quanto si crede, alti livelli di occupazione sono stati in grado di sopportare un’inflazione elevata, e questo sta causando problemi ai policymaker di tutto il mondo. Le banche centrali possono scegliere se continuare ad aumentare i tassi di interesse e finire in una recessione che sicuramente darà respiro necessario al mercato del lavoro, oppure se togliere il piede dal pedale prima che l’inflazione sia stata definitivamente sconfitta. Questa strategia aumenta le possibilità di evitare una recessione, ma se non si riesce a ridurre l’occupazione, c’è il pericolo imminente di un ritorno dell’inflazione. Questo incentiva le banche centrali ad inasprire ulteriormente le misure.
A mio avviso, è probabile che le banche centrali inaspriranno eccessivamente la politica monetaria: tornando alla nostra metafora originale di Riccioli d’Oro, possiamo dire che è sparita, o se preferite, che ci ha lasciati nel bosco. I boschi sono spesso luoghi pericolosi in cui ritrovarsi nelle favole, e così è per il mercato in questo momento. Tuttavia, se le banche centrali sapranno essere pazienti, riusciremo ad emergere da questa fase.
Fonte: BONDWorld.it
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